sabato, Maggio 8

Nomine UE: lotteria aperta A Bruxelles impazza il carosello dei nomi

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 Juncker-presidente


Bruxelles
Jean Claude Juncker? Massimo D’Alema? Enrico Letta? La Premier danese Helle Thorning-Schmidt? L’immarcescibile Ministro degli Esteri svedese Karl Bildt? e, perché no? financo la neo-Ministra degli Esteri italiana Federica Mogherini?

Il toto-nomi è diventato il gioco di società più in voga questi giorni a Bruxelles nell’attesa che dal cappello del Consiglio Europeo del 26-27 giugno emerga la risposta definitiva. Ma il gioco continua e continuano i ‘no-comment’ a tutti i livelli di chi ‘crede di sapere’ ma certo non può svelare l’arcano dato che ogni ipotesi ventilata rischia di crollare come un castello di carte al minimo soffio.

Le visite del 18 giugno a Berlino della Premier danese e a Roma del Presidente dell’Unione Europea Herman Van Rompuy in vista del ‘summit’  hanno continuato ad alimentare le ipotesi sulle nomine tanto che voci dal sen fuggite ipotizzavano anche un passaggio di Van Rompuy dal ruolo di Presidente del Consiglio a quello della Commissione europea data la sua appartenenza alla grande famiglia democristiana, come l’ex Premier lussemburghese Jean-Claude Juncker, la cui candidatura è indigesta a molti, non solo al Primo Ministro britannico David Cameron.

Anche il Premier Matteo Renzi, che nelle sue dichiarazioni alla stampa appare molto abbottonato sul toto-nomi, avrebbe espresso perplessità sulla candidatura Juncker che pure è colui che è stato scelto democraticamente ‘per volontà popolare’, vale a dire dai colleghi del Partito Popolare Europeo. Ma la volontà popolare, si sa, non basta: per poter essere elevato agli onori della presidenza della Commissione, Juncker ha bisogno della maggioranza qualificata dei 28 membri dell’Unione. Bastano cinque Stati (due grandi come Italia e Gran Bretagna) e tre piccoli (come Ungheria, Olanda e Svezia ad esempio) per bloccare l’avanzata del lussemburghese.
Ma il Parlamento europeo sembra deciso a far valere il verdetto popolare contro la volontà degli Stati nazionali, insistendo sulla candidatura di Juncker: il vecchio -le cariche più importanti decise da pochi dietro porte chiuse- contro il nuovo: un candidato selezionato alla luce del sole dagli eletti europei.

Ma tra le cariche in ballo c’è anche quella di presidente del Parlamento stesso, che dovrebbe essere eletto in una delle due sessioni dell’Europarlamento previste per luglio. Il candidato del partito dei Socialisti e Democratici (S&D), Martin Schulz -le cui speranze di essere proiettato alla guida della Commissione europea sono state raffreddate dal responso delle urne che hanno dato ai socialisti meno voti dei popolari-  sperava di potersi aggiudicare questa partitaad interim‘, almeno, cioè, fino a quando le trattative in corso per coprire le massime cariche europee non saranno state concluse -il prossimo autunno.
Ieri, invece, Schulz ha lasciato la carica di Presidente uscente nelle mani di Gianni Pittella (PD), che nel precedente Parlamento aveva occupato la carica di primo vicepresidente primario.  Pittella guiderà il Parlamento europeo fino al quando non verrà scelto il nuovo Presidente. Non si esclude che possa essere anche lui.
Pittella è stato rieletto per la quarta volta all’Europarlamento per la circoscrizione dell’Italia Meridionale. C’è anche da dire che se andasse in porto l’ipotesi da varie parti ventilata di applicare anche al Parlamento europeo la tecnica delle ‘grandi coalizioni’ già in vigore in vari Paesi europei -con socialdemocratici e popolari tutti insieme appassionatamente-  una delle cariche dovrebbe giocoforza andare ai socialisti.

Nelle totocariche figurano anche i ‘Ministri’ del nuovo Esecutivo europeo, specialmente quelli che hanno abbandonato il loro posto per occuparsi della loro campagna elettorale. Chi come Antonio Tajani è stato eletto al Parlamento non ritornerà al suo posto di vice Presidente della Commissione incaricato degli affari industriali dell’Unione e dovrà essere sostituito, e anche in tempi brevi, dato che il suo portafoglio sulle politiche industriali dell’Ue è comunque gestito attualmente da un altro Collega di Governo. Circolano voci che l’Italia potrebbe ottenere il portafoglio dell’agricoltura, con il nome dell’ex Ministro dell’agricoltura del Governo Prodi, Paolo di Castro, come candidato. Di Castro ha comunque continuato ad occuparsi di agricoltura anche come eurodeputato.
Oltre alla carica di Presidente della Commissione europea e di quella di Presidente del Consiglio dell’Ue (la cui scadenza non è però imminente) c’è anche quella dell’Alto Rappresentante del Servizio Estero dell’Unione alla scadenza dell’incarico attualmente detenuto dalla baronessa britannica Kathy Ashton. Una poltrona per la quale è stato avanzato da tempo il nome dell’ex Ministro degli Esteri Massimo D’Alema, ma da qualche parte è anche emerso il nome dell’attuale Ministro degli Esteri italiano, Federica Mogherini, all’insegna del nuovo che avanza.

Da parte italiana si evita con cura di prendere posizione per l’uno o l’altro candidato con l’avvicinarsi del semestre di presidenza italiana dell’Ue, il 1 luglio, quando la posizione del nostro Paese dovrebbe essere ‘super partes’ al di sopra cioè della mischia che rischia di paralizzare i lavori del Consiglio europeo di fine giugno.

Sarà un Consiglio europeo più breve del solito. Una mezza giornata sarà dedicata alla visita ad Ypres, uno dei luoghi simbolo in Belgio della carneficina della Prima Guerra Mondiale. I capi di Stato e di Governo dei 28 Paesi membri dell’Ue si troveranno insieme alla Porta di Menin, il famoso ‘Menin Gate’ eretto a Ypres in ricordo delle centinaia di migliaia di soldati morti tra le file britanniche nelle desolate trincee delle Fiandre.
Le note melanconiche del ‘Last Post’, l’ultimo saluto in ricordo dei soldati deceduti, riecheggiano ogni sera da un secolo sotto le volte della porta che reca i nomi di tutti coloro i cui corpi non sono stati mai trovati e che non hanno quindi potuto avere una degna sepoltura in uno dei numerosi cimiteri della regione. Il loro ricordo è inciso nel marmo. Di loro restano solo i nomi e il battaglione di appartenenza. I leader europei andranno a portare lì i loro papaveri, fiore simbolo dei caduti di guerra britannici.

Il dibattito sulle nomine europee comincerà solo in serata, al loro rientro a Bruxelles, con una cena di lavoro che potrebbe proseguire per buona parte della notte.
A dare ascolto alle parole del Premier italiano, le nomine sono solo un dettaglio. Bisogna prima accordarsi sulle idee, sulla direzione che si vuole dare all’Europa -aveva dichiarato Renzi alla stampa alcuni giorni fa al termine dell’incontro del G7 a Bruxelles– e poi si parlerà dei nomi. «Si deve aprire una pagina nuova e i nomi saranno la conseguenza delle scelte che si faranno e delle idee che prevarranno», tenendo conto delle competenze di ciascuno. E aveva parlato di una ‘intesa flessibile’ per «dare una risposta alle ambizioni dei cittadini e non dei partiti politici». Non è importante, insomma, per lui, chi presiederà la Commissione ma quali politiche l’Ue vorrà portare avanti.

Dietro le quinte di Bruxelles comincia, comunque, a circolare una bozza di lavoro per il prossimo Vertice europeo che rischia, però, di arrivare stravolta all’incontro del 26-27 giugno.
Il voltafaccia della Russia dei giorni scorsi nei confronti della fornitura di energia all’Ucraina potrebbe notevolmente modificare il testo preparato dagli ‘sherpa’ europei che è comunque rimasto abbastanza sulle generali data l’insicurezza degli sviluppi politici nei rapporti tra i due paesi e il possibile ruolo degli americani.

Sulle questioni energetiche, e soprattutto sulla questione del gasdotto South Stream, assicurano fonti informate, c’è interesse a modificare non la provenienza del gas ma il percorso del gasdotto, con il rischio che la sua realizzazione possa essere rinviata a data da destinarsi o addirittura messa in disparte.
Sul problema dell’immigrazione, su cui l’Italia punta ad ottenere dei risultati tangibili durante la sua presidenza, il documento resta molto vago cercando di conciliare le aspettative con la realtà. Per l’Italia l’aspettativa sarebbe quella di creare uno strumento adatto a gestire in maniera concordata le frontiere esterne dell’Ue su cui maggiormente si avverte la pressione migratoria, magari ‘intervenendo all’origine’ e collaborando con le organizzazioni regionali dei Paesi terzi per trovare insieme soluzioni al problema dei migranti economici, quelli cioè che sono alla ricerca di lavoro e il cui assorbimento si fa sempre più problematico. Sui drammi dei decessi in mare  –che secondo fonti degli addetti ai problemi migratori sarebbero molto più ingenti di quello emerge dalle cifre ufficiali–   la bozza di accordo resta vaga, limitandosi ad elencare idee e suggerimenti che l’Italia dovrà cercare di mettere in atto, senza nessuna ipotesi di giungere a una politica concordata sull’emergenza migrazioni con un piano europeo di accoglienza comune tra i 28.

Infine, in materia di crescita, competitività e lavoro, la bozza riconosce che di fronte a una modesta crescita riscontrata in alcuni Paesi, in altri la disoccupazione continua a livelli inaccettabili. Ma come toccasana si ripropone di approfondire le riforme strutturali e controllare riforme sociali con una rigida gestione dei bilanci. Plus ça change…. plus c’est la même chose!  Il periodo delle vacche magre pare destinato a continuare!

 

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