lunedì, Novembre 29

Nomine Rai: l’opposto dell’informazione politica Il tema della comunicazione politica, inteso come informazione, nel nostro Paese sta diventando vitale, perché il rischio che corriamo è effettivamente quello di finire tutti in un gregge eterodiretto. E a porci il problema sono i giovani

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Nomine Rai dei direttori delle testate nella bufera, recitano le cronache. Nulla di strano, mi pare sia ovvio: nella lottizzazione alla fine qualcuno resta sempre a bocca asciutta o quasi. Non vale la pena parlarne. E però questo mi ha fatto tornare in mente uno scambio di idee tra amici di generazioni diverse di inizio ottobre, pochi giorni dopo le elezioni amministrative, quando tutti erano impegnati a strapparsi le vesti guardando i dati dell’assenteismo. Il tema (banale, se volete, ma secondo me solo in apparenza) erano i giovani e la politica. L’intervento che avevo approntato mi era poi rimasto in pc, lo propongo come scritto al tempo.

Un mio giovane amico, dove l’accento è sull’aggettivo ‘giovane’, mi fa notare e mi spiega, nel tono spesso concitato dei giovani oggi, i motivi deldisinteresseper la politica e le elzioni da parte specialmente dei giovani. Giovani, in senso, sia chiaro, lato, molto lato, ma chiaro.
Senso lato perché, lo dico a beneficio di me stesso, ma anche di quel giovane specifico del quale parlo, di giovani oggi se ne contano, inferiori ai 40 anni, almeno tre generazioni e forse più. Per dire che non mi stupirebbe se ‘quel’ giovane si trovasse a sua volta spiazzato da altri di poco più giovani di lui. È però certo, che se si trovasse spiazzato lui, il mio amico, verso la comunicazione dei più giovani di lui, come spiazzato sono io di fronte alla comunicazione dei coetanei del mio amico, sarebbe davvero un problema molto serio.
Ma, a parte ciò, quello che mi colpisce è ciò che vienerivendicato‘. L’incomprensibilità e astruseria spesso deldiscorso politico, e il modo di comunicare. Io, però, distinguerei innanzitutto il discorso politico, raro come il koh-i-Noor, e il discorso dei politicanti, ossessivo e impudente.
Mi dice, testualmente, «Mettetevi in testa che noi non siamo più come voi. Siamo cambiati in tutto … vogliamo sempre stimoli facili, chiari, veloci» e alla mia risposta (preferisco, stavolta, chiamarlo ‘stimolo’) sul fatto che, però, devono essere anche veritieri ed esaustivi, lui mi risponde, sincero «si lavorerà anche su come migliorare su questo» e fa un collegamento solo apparentemente diverso «come si sta diventando più sensibili al consumo consapevole ecc … ma la politica deve essere, se non altro nell’approccio, meno macchinosa».
Ma insomma, è quella che ho chiamato ‘rivendicazione’ che è importante. Per dire che molte delle cose su cui discute confusamente la politica e più chiaramente la cultura alta e solo per addetti ai lavori, sono lontanissime dagli interessi e dalla sensibilità dei giovani.
A parte il fatto che sarebbe venuto il momento di affrontare il toro per le corna e adottare sistemi di voto a distanza, elettronici, più facilmente e volentieri accettabili dai giovani, poco interessati a recarsi ai seggi. Badate: non si tratta di una pretesa ‘fraccomoda’, ma semplicemente logica e adeguata ai tempi: si può comprare una casa via internet, e non si può votare? Con tutte le perplessità del caso, dovremmo noi vecchi imparare che è esattamente così: è un assurdo fuori tempo. Siamo riusciti a prenotare il vaccino via internet, riusciremo a votare via internet, come abbiamo firmato per i referendum! Il tema a quel punto ritorna quello centrale: la comunicazione, il messaggio, la verità distinta dalla frottola!

Quella appena esposta è una spiegazione chiarissima, secondo me, del perché i giovani non seguono la politica, non si entusiasmano, e non vanno nemmeno a votare, o, se lo fanno, votano con indifferenza e, qui recito a soggetto, senza percepire come significative le differenze tra le proposte politiche, di per sé più che oscure.
Ma, vorrei spiegare al mio amico, la cosa vale anche per noi vecchi e meno vecchi, perché ‘la politicasi esprime in maniera criptica, spesso rozza benché lunga e verbosa, sempre piena di allusioni comprensibili solo agli addetti ai lavori, ma specialmente per lo più lontana dai problemi reali. Perché, il tema di fondo è il modo in cui si comunicano le cose da parte dellapolitica‘.
I giovani sono giovani, non sono cretini, anche se soffrono gravemente della pochezza della scuola che hanno avuta, dove nessuno gli ha spiegato bene come funziona lo Stato e perché, e meno che mai gli hanno spiegato da cosa e perché nascono questi partiti, eccetera. E -e ciò è tragico- la scuola del futuropensatadal Ministro attuale, è una scuola tutta tecnica e nulla cultura e informazione: un incubo … possibile che Mario Draghi non lo veda? Nella mia carriera universitaria a me è capitato più di una volta -molto più di una volta- di incontrare (magari all’esame) studenti che non sapevano, letteralmente, della seconda guerra mondiale. E ho fatto solo un esempio. Sono certo -beh, spero va’- che il Ministro di quella guerra sa, ma probabilmente per discrezione, non vuole che lo sappiano anche altri!
Il tema del modo di comunicare è fondamentale al giorno d’oggi. E difficilissimo, perché non solo bisogna trovare il modo dicomunicarerapidamente con relativamente poche parole cosa si propone e perché, ma lo si deve fare in una forma esaustiva e veritiera.
Dato che, accanto alla più o meno completa informazione politica, c’è una serie strabordante di notizie false o (e sono la stragrande maggioranza) non completamente false, che conducono ad una confusione comunicativa immensa. E questo è un altro problema molto serio, perché si deve trovare il modo di fare capire alla gente quando si trova di fronte ad una notizia falsa. E, naturalmente, non bastano i partiti a farlo, se non altro perché si tratta di fonti considerate pregiudizialmente se non false, di parte. Né bastano i giornalisti, che oltre tutto sono spesso tra i portatori di notizie fasulle. Però è un problema, da affrontare, un problema che non si risolve certo dando a qualcuno il compito di oscurare le notizie false: altro tema da fare tremare, ma che sarebbe ora affrontare. E meno che mai demonizzando Facebook o Twitter, troppo comodo, specie se consideriamo che sono entrambi largamente usati come baby-sitter!
Qualche partito ha cercato di affrontare il tema. Costruendo un sistema comunicativo di parte, che informa surrettiziamente il Lettore sulle posizioni o le convinzioni dei partiti. Quando non sono più semplicemente e direttamente tese a dare informazioni e a suscitare convinzioni false e infondate. Le ‘agorà’ del PD, sono l’esempio vivente di come NON si fa comunicazione politica!
Del resto, il caos informativo intorno all’epidemia e ai vaccini, è un esempio lampante di ciò che dico. La gran parte delle reazioni negative della gente alla vaccinazione è determinata da notizie false, che però hanno fortuna. Anche grazie al fatto che sono comunicazioni brevi e dirette.


E qui, temo, casca l’asino: comunicare programmi politici e intenzioni politiche in maniera telegrafica e esaustiva è una cosa che solo a pensarlo dà i brividi. Ma i giovani, e oramai non solo loro, cercano e leggono solo messaggi telegrafici, titoli senza il contenuto.
Credo che non solo il mondo politico si dovrebbe porre questo problema, ristrutturando dalla base il modo di comunicare, ma anche riformando davvero la scuola nella direzione esattamente opposta a quella delle apparenti intenzioni del Ministro della Istruzione. Ciò perché, come ho detto varie volte, compito della scuola è formare cittadini non professionisti, o meglio non solo. E ‘formare’ dovrebbe anche implicare una informazione tecnologica sul come individuare le notizie false o come evitare adescamenti, ad esempio. È un tema davvero immenso, del quale dubito assai abbiano coscienza e conoscenza gli stessi ministri dell’attuale Governo.
Comunque, per tornare all’inizio di queste righe, il tema della comunicazione, inteso come informazione, nel nostro Paese sta diventando vitale, perché il rischio che corriamo è effettivamente quello di finire tutti in un gregge eterodiretto, altro che fascismo! … e altro che nomine RAI! Il silenzio in materia della politica, anche di quella ‘buona’, è sospetto.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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