domenica, Agosto 7

NOmattatoio: alla radice della violenza field_506ff510725be

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Un’altra caratteristica di questa campagna è di non recare traccia delle associazioni animaliste. Spiega Rita: “La scelta di non essere supportati da alcuna associazione è legata al tipo di messaggio che si intende comunicare. Siamo corpi in rappresentanza di altri corpi, o comunque persone che hanno preso atto della gravità di questa enorme ingiustizia sociale che è lo sfruttamento degli altri animali e hanno deciso di scendere in strada in un movimento organizzato e autogestito per protestare. Il messaggio è chiaro: non siamo coloro che si occupano degli animali perché zoofili, ossia perché ci piacciono gli animali, ma perché riteniamo primario il valore del rispetto della libertà altrui, di ogni individuo senziente“.

Il primo obiettivo era quello di ottenere una partecipazione così massiccia da destare l’attenzione dei media e avviare un serio dibattito pubblico sulla legittimità o meno del consumo di carne. In poco tempo, alla Capitale si sono ispirate altre città in Liguria, Lombardia, Abruzzo, Marche, Toscana.
Continua Eloise: “Uno degli scopi della campagna, oltre che informare e diffondere la verità sullo sfruttamento animale, è riprendere e documentare le condizioni di viaggio degli animali nei camion. Abbiamo la possibilità di riprenderli, di accarezzarli per pochi minuti, prima che il loro viaggio si concluda nello strazio più completo. Gli animali viaggiano ammassati, incapaci di tenersi in piedi spesso perché scivolano sui propri escrementi, alcuni terrorizzati e increduli, altri rassegnati e stremati. Sono viaggi estenuanti: basti pensare che abbiamo documentato un camion di agnelli che proveniva dall’Olanda e giungeva come ultima fermata al mattatoio di Roma“.

E’ chiaro che un simile presidio susciti qualche reazione nelle Istituzioni o nel personale del mattatoio. Rita racconta: “Con le Istituzioni non abbiamo mai avuto problemi, a parte un breve diverbio con un operatore municipale presente sul posto il quale ci ha tacciati di essere poco democratici. Il personale del mattatoio, durante il primo presidio, ci ha provocato esponendo il corpo di un agnello morto e scuoiato e insultandoci, ma poi non si è più verificato nulla del genere, anche perché il luogo dove ci posizioniamo a manifestare è più distante dal cancello dell’entrata (la Polizia non ci consente più di andare lì davanti, se non per pochi minuti). Invece, in un’occasione abbiamo parlato con un macellaio che aveva finito il turno: ha detto che ci stima perché siamo coerenti e non aggressivi“.
La nonviolenza è un cardine di questa campagna: la protesta nonviolenta è finalizzata a mettere in luce una violenza istituzionalizzata che la società considera normale, naturale e necessaria. Lo scopo non è insultare gli addetti al mattatoio o i conducenti dei tir che trasportano gli animali, ma fare luce sulle pratiche di violenza attraverso la documentazione di cartelli, letture, volantini. Dentro il mattatoio finiscono le loro vite, ma bisogna fare in modo che non finiscano le loro storie.

Fare conoscere i processi di reificazione che trasformano gli animali in cibo è un dovere morale anche per il fatto che da molte persone questi processi sono ignorati o conosciuti in modo superficiale. Svelare l’orrore, l’abuso e il dominio è una questione che non dovrebbe riguardare soltanto le associazioni animaliste, ma coinvolgere l’intera collettività, purtroppo imbevuta di una cultura specista che rende difficile percepire il senso dell’ingiustizia perpetrata quotidianamente sugli animali.
E’ indubbio che i mattatoi siano legali, ma non tutto ciò che è legale è moralmente accettabile. Se uccidere sistematicamente animali fosse considerata una pratica normale, perché nasconderla gli occhi della società? Perché non è affatto normale, ma nella sua anormalità sopravvive indisturbata da secoli, sorretta da disinformazione, omertà e inganno soprattutto verso bambini e bambine che crescono inconsapevoli di CHI stiano mangiando.
Rimozione e negazione sono difese psicologiche adottate ogni volta che non ci si voglia occupare di un problema, pertanto è necessario documentare il più possibile ciò che volutamente è tenuto nascosto o vuole essere rimosso.

NOmattatoio‘ ci prova ancora una volta, il prossimo presidio, il 30 luglio, a Roma, preceduto da altri presidi, il 23 luglio a San Miniato (PI), il 28 luglio a Bra (CN); nel frattaempo saranno organizzati anche banchetti informativi nelle Marche, in Abruzzo e a Genova, in attesa dell’appuntamento del 27 agosto, quando a Roma si svolgerà un evento internazionale in contemporanea con città di Canada, Australia, Germania Stati Uniti.

Forse le luci su questo palcoscenico mondiale dell’orrore si stanno accendendo, a poco a poco.

 

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