sabato, Settembre 18

NOmattatoio: alla radice della violenza field_506ff510725be

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Nei mattatoi è vietato entrare. Neppure i giornalisti d’inchiesta hanno il privilegio di varcarne l’ingresso per testimoniare ciò che accade all’interno. Le informazioni che abbiamo su quella catena di s-montaggio sono frutto del racconto di persone operanti in quei luoghi, di indagini investigative anonime da parte di associazioni animaliste che filmano scene inimmaginabili. Il silenzio mediatico sul mattatoio dovrebbe bastare per farci porre qualche interrogativo sul perché si faccia silenzio. Tacere una sofferenza collettiva non significa eliminarla, ma tentare di oscurarla agli occhi dei più, chiaramente perché fa comodo. Ci sono persone che non vogliono più tacere questa sofferenza e, pur sapendo di non riuscire a eliminarla nell’immediato, almeno la raccontano.
Dentro il mattatoio non si può stare? Allora si sta davanti.
Questa idea ha preso forma in Canada, nel 2010, grazie ad Anita Krajnc, che ha radunato attorno a sé un gruppo di attivisti. La campagna ‘NOmattatoio‘ in Italia è nata così, a Roma, ispirandosi a loro; non è un’associazione ma un percorso nato da singoli attivisti che organizzano presidi a cadenza mensile davanti al mattatoio di Roma per raccontare la realtà celata dietro quei cancelli.
Rita Ciatti ed Eloise Cotronei sono le ideatrici di questa campagna e hanno certamente il merito di tenere unite le forze in movimento su e giù per l’Italia.
Perché proprio davanti al mattatoio? Rita ce lo spiega: “Il mattatoio è il luogo simbolo per eccellenza dello sfruttamento animale, non solo perché al suo interno si consuma il più alto numero di uccisioni, ma anche perché nascosto, anonimo, praticamente invisibile agli occhi della gente, che così è ancora più facilitata nella rimozione e negazione di questa strage sistematica“.
Dalla scelta del luogo, appare chiara una delle peculiarità di questo presidio permanente. Solitamente si organizzano manifestazioni in punti strategici in cui la visibilità è maggiore e le probabilità di ottenere riscontro sono buone. Al contrario, i mattatoi sono lontani dai luoghi di aggregazione e proprio per questo è utile presidiarli, dando loro una visibilità che altrimenti non avrebbero. Andarci ogni mese, crescendo di numero, aumenta l’attenzione al punto da non potere più essere ignorata.

Quella che conduce al mattatoio di via Togliatti è una via periferica di scorrimento, frequentata da mezzi di trasporto pubblici e privati, oltre che dai camion che conducono gli animali alla morte.
Ho chiesto a Eloise come siano le reazioni della gente: “Ci posizioniamo lungo la strada che porta al mattatoio, all’incrocio regolato da due semafori, e siamo ben visibili, con cartelli e striscioni, al passaggio delle auto. La distribuzione dei volantini agli automobilisti ha un ottimo riscontro; la maggior parte di loro li accetta, li legge incuriosita e annuisce. Molte persone sono ignare della presenza di un mattatoio, magari a pochi metri dalle loro abitazioni, e riescono ad apprenderlo proprio in quel momento“.
In effetti, davanti al mattatoio non c’è insegna, né qualunque altro elemento che possa ricondurre alla terribile realtà celata tra le sue mura. Rendere visibile l’invisibile è proprio ciò che contraddistingue questa campagna straziante come lo sono quelle che fanno le associazioni animaliste con le indagini investigative filmando animali vittime in allevamenti intensivi, circhi, zoo, acquari, delfinari, fiere.
Rispetto a queste indagini, la peculiarità di ‘NOmattatoio‘ è che gli animali si vedono di sfuggita; i camion che li trasportano passano velocemente davanti al presidio diretti al mattatoio. Se il semaforo è rosso, il camion si ferma e c’è chi trova il coraggio di andare a guardare il ‘carico’, incrociando lo sguardo disperato di chi va incontro alla morte in qualche muso che riesce faticosamente ad affacciarsi alla luce.

Il gesto inedito di regalare una carezza e un sorso d’acqua potrebbe sembrare retorico o inutile, ma è indicativo del fatto che quegli animali, già morti sulla carta, sono pur sempre individui, non merce, e quel gesto forse può riuscire a sollevare il velo dell’inganno cognitivo imposto dal sistema economico della nostra società. Nessuno di loro sarà risparmiato. ‘NOmattatoio‘ è lì per salvare quegli animali che non sono lì; per fermare questa catena di morte nel futuro.

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