mercoledì, Settembre 22

Noi, 'Piccoli già grandi' … analogici

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Correva l’anno 1981 e noi, più o meno adolescenti, facevamo i conti con una vita che, benestanti o meno, interpretavamo come dura.
Cominciavamo a confrontarci con il problema della droga, l’eroina si era cominciata a diffondere già nel decennio precedente, ma noi, generazione dei nati fine anni sessanta, primi settanta, solo ora la vedevamo.
La vedevamo perché a 14 anni la stragrande maggioranza di noi acquisiva la libertà con ilcinquantino‘, nel mio caso una Vespa, questo arcaico mezzo ci portava, con il vento tra i capelli, dove volevamo.
Si cominciava a vivere per la strada con la compagnia, ci si sentiva ‘grandi’.

Le storie di vita vissuta, con la fantasia magari, le vicende grottesche che ti accadevano, e comunque quel senso di libertà conquistata con il proprio motorino ci faceva sentirePiccoli già grandi‘.

 

I primi baci, le prime fughe dai genitori, i litigi, la scuola, ma dopo c’erano sempre loro: gli amici con i quali condividere gioie e dolori, con i quali si parlava per ore seduti su qualche muretto…magari con il mare alle spalle.

I più grandi avevano delle maestose Golf GTI, impressionanti nel rombo e con degli altoparlanti sapientemente montati sui pannelli posteriori (era un’arte la preparazione del pianale posteriore) dai quali uscivano le chitarre allucinanti di Hendrix o dei Deep Purple, i più raffinati avevano i Led Zeppelin o, non plus ultra, The Alan Parson Project.

I grandi, ma quelli normali, avevano delle Renault 4 con l’enorme scritta ‘Cosmic – Studio 54 LA’ o delle orribili 131 fiat rubate ai genitori…e via per delle ore a parlare di tutto.

Proprio in questo antico 1981 apparve una cosa che sembrava arrivasse da un altro pianeta: il Sinclair ZX81 … e che cavolo è??? Era il primissimo vero e proprio personal computer, dall’incredibile capacità di memoria di 1kb… pensate… espandibile a 16 kb.

Pazzesco, costava l’enorme cifra di lire 199.000 con il libro contenente tutte le istruzioni per scrivere i programmi in ‘Basic’ … scrivevi delle cose incomprensibili e, dopo un quarto d’ora, ti appariva sul televisore cui eri collegato la scritta ‘ciao’, dopo ulteriori studi apparivano le ‘tabelline’, ma dopo una settimana giocavi a ‘Bomb on New York’,  dove con uno sfondo di colonne nere di altezza diversa quattro quadratini neri ne sganciavano uno, che era la bomba, e colpivi i grattacieli. Pazzesco.

Poco dopo arrivarono le cassette con i programmi … le mettevi nel registratore, lo collegavi e …. si apriva un mondo da fantascienza… il tutto con un solo kilobyte.

Ma quando passavi la notte con il tuo ZX come facevi a raccontarlo a tutti?  nessun problema, prendevi il tuo CB, selezionavi il tuo canale ed entravi nella ‘ruota’ e così si parlava, ovviamente di nascosto dai genitori sino alla incredibile mezzanotte e mezza… ci si davano nomi in codice: Aur, Leone Rosso, Capitan Uncino, PaolaBic … e coì via… il mio era Eko, come la mia prima chitarra.
A volte arrivavano gli extraterrestri da lontanissimo, Paolo Cosmic e Spazio 1 per noi CB siciliani leggende metropolitane… erano del Nord… avevano antenne spaventose, le voci avevano l’eco, il roger bip era un lusso… caspita avevano il mitico Excalibur, non un baracchino ma una gigantesca stazione radio della Banda Cittadina.
C’era chi diceva che erano alti due metri ed avevano l’aereo privato… ma come facevano a parlare con noi così da lontano?
Ora lo so, perché uno dei due l’ho conosciuto, erano in ferie nella nostra città, ma noi, adolescenti tutto-fare, credevamo che il loro apparire nei ‘QSO’, discorsi via radio, fosse una congiuntura con dei fenomeni soprannaturali che ci facevano trasmettere a migliaia di chilometri…
Fu proprio Spazio 1 a mandarmi un arnese a me sconosciuto allora, pur possedendo lo ZX81: nel primo registratore multitraccia Fostex a cassette…ma che cavolo era?
Spiegazione, accensione e …. magia delle magie…registravi la base con la chitarra, riavvolgevi e poi registravi il basso, riavvolgevi e poi cantavi, riavvolgevi e ti sfogavi con un assolo pazzesco…. riavvolgevi tutto e ascoltavi la magia… regolavi i volumi ed avevi inciso su una normalissima cassetta ben 4 tracce dove esprimevi tutto il tuo essere musicista in casa… pazzesco.

E fu con una di queste cassette che andai da Caterina Caselli

Quando non c’erano i cellulari ma il CB, quando non c’era internet ma lo ZX81, quando non esistevano i CD ma c’erano le cassette…. non lo so, ma a me tutto questo manca da morire. A volte mi perdo nei ricordi di quanto tutti noi eravamo uniti veramente in compagnie immense ma sempre presenti in tutto…. è come dire: caspita che calore dà l’analogico…. caspita che freddo che è il digitale… due epoche diverse, due generazioni diverse… ma forse è proprio vero…. quanto calore nell’analogico.

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