mercoledì, Ottobre 20

Aspettando Godot a… Stoccolma

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Dario Fo e il re di Svezia

 

Sembra che il Nobel per la Letteratura sarà assegnato il prossimo giovedì 9 ottobre, ma vista l’esperienza degli anni scorsi (della data di conferimento dei Premi Nobel -come per quella della morte- non vi è mai certezza!) tutto resterà avvolto nel mistero sino all’annuncio ufficiale.
Così nell’attesa (febbrile solo per autori, case editrici e librai) inganniamo il tempo e dedichiamoci a un breve excursus dell’argomento.
È  assegnato per destinazione testamentaria di Alfred Nobel all’autore che «nel campo della letteratura mondiale si sia maggiormente distinto per le sue opere in una direzione ideale».
Il Nobel per la letteratura viene attribuito per la prima volta nel 1901, e il primo ad esserne insignito è il poeta francese Sully Prudhomme, un autore perlopiù oggi sconosciuto. Ma scorrendo la lunga lista dei premiati se ne scoprono molti di autori poi scomparsi nel nulla, nella cui carriera l’assegnazione del Nobel sembra per lo più spropositata rispetto all’effettivo valore delle opere prodotte e di quanto queste sono rimaste nella storia della cultura del pianeta.
In tutto si contano 110 vincitori (dei quali anche quattro ex equo) e di questi solo 13 sono donne: anche questo meriterebbe una riflessione profonda…
Il premio non è stato assegnato diverse volte (e precisamente nel 1918, nel 1935  e dal 1940 al 1943) ed è stato invece rifiutato per due volte: volontariamente, nel 1964, da Jean-Paul Sartre e perché, invece, obbligato dal Governo dell’Unione Sovietica a rifiutarlo, nel 1958, da Boris Paternak.

E veniamo agli italiani. In un’ideale classifica, guidata dagli autori di lingua inglese (premiati ben 28 volte), poeti e prosatori nostrani si collocano al sesto posto.
In ordine di tempo si sono aggiudicati il prestigioso premio: Giosuè Carducci (nel 1906) per «non solo in riconoscimento dei suoi profondi insegnamenti e ricerche critiche, ma su tutto un tributo all’energia creativa, alla purezza dello stile ed alla forza lirica che caratterizza il suo capolavoro di poetica». Grazia Deledda (nel 1926) per «la sua ispirazione idealistica, scritta con raffigurazioni di plastica chiarezza della vita della sua isola nativa, con profonda comprensione degli umani problemi». Luigi Pirandello (nel 1934) per «il suo coraggio e l’ingegnosa ripresentazione dell’arte drammatica e teatrale». Salvatore Quasimodo (nel 1959) per «la sua poetica lirica, che con ardente classicità esprime le tragiche esperienze della vita dei nostri tempi». Eugenio Montale (nel 1975) per «la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni». Dario Fo (nel 1997) che «seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi».
Anche in questo caso, la presenza femminile è davvero scarsa, una su sei, in particolare tre poeti, due commediografi e una prosatrice.

La poesia è la trionfatrice del Nobel, ma morti anche Alda Merini, Giovanni Raboni e Maria Luisa Spaziani è davvero difficile ipotizzare un autore italiano in grado di concorrere con buone probabilità di successo al Nobel 2014. Su giornali e riviste delle ultime settimane, nel consueto toto-Nobel, sono comparsi i nomi di Umberto Eco e Dacia Maraini, ma noi ci auguriamo che a nessuno dei due arrivi l’alloro del premio svedese, e questo in ragione di due motivi. Per prima cosa non reputiamo che né gli esperimenti letterari dell’uno né la prosa debole dell’altra siano degni di un’investitura simile, e poi occorre che gli italiani siano messi una volta di più di fronte allo sfacelo (che come in tanti altri settori) oramai caratterizza la nostra produzione nazionale, assolutamente indegna non solo di un Nobel ma persino di affacciarsi all’estero.
I bookmaker del premio hanno comunque indirizzato le loro attenzioni soprattutto su autori stranieri, sfogliando i cataloghi di chi nelle scorse edizioni era già sembrato tra i più ‘papabili’ per l’ambito assegno dell’Accademia svedese. Spuntano così i nomi del ceco Milan Kundera accanto a quello dell’americano Philip Roth, ma hanno quotazioni basse, se scommettete su loro e vincono rischiate di prendere una bella sommetta!

C’è da dire che nel corso della sua vita, il Nobel per la Letteratura, ha acquisito sempre più un connotato politico-sociale: il premiato è tale per il suo impegno, per aver usato la sua arte a fini umanitari… Insomma quello che il premio Nobel per la Pace sembra aver messo da parte, è diventato una discriminante per l’assegnazione dell’alloro ai letterati. Così sembra non sia più strettamente necessario aver portato una ventata di novità nelle stanche pagine dei romanzi o tra i versi esausti, no. Occorre che un autore abbia rivestito un ruolo di engagement. Spesso un engagement senza annesso un valore letterario.
Come per i premi letterari assegnati nel nostro Paese con così larga manica, viene da chiedersi se sia davvero necessario continuare a premiare qualcuno che poi nella storia della letteratura è destinato all’oblio.

Procedendo nella lettura dei pronostici di accreditati opinion leader, scopriamo che in cima alla lista ci sono i nomi di due autori non europei né occidentali: il giapponese Murakami Haruki e il kenyota Ngugi Wa Thiong’o. Ma le quotazioni del secondo stanno salendo a dismisura nelle ultime ore… D’altra parte questo scrittore a 360 gradi (compone poesie, opere teatrali e romanzi) ha subito la censura, è stato imprigionato ed ha rischiato di essere assassinato per le sue idee. Attualmente, in Italia, le sue opere (pubblicate da Jaca Book) sono di difficile reperimento e sfido la maggior parte di voi a sapere di chi si sta parlando. Ma non preoccupatevi, è solo un effetto secondario della nostra cultura provinciale, concentrata sempre più su un ombelico di scarso valore.

Comunque, a chi ventilava il nome di un’autrice -tipo quelli della bielorussa Svetlana Alexievich, dell’americana Joyce Carole Oates o dell’algerina Assia Djebar – i soliti beninformati hanno replicato scuotendo la testa: «Già l’anno passato hanno premiato una donna (la scrittrice canadese Alice Munro), è assolutamente improbabile che di nuovo, quest’anno… Avremmo una rivolta di massa!».  Una ‘rivolta di massa’, già… Ma da parte di chi?

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