domenica, Luglio 25

No Trivelle: da Grillo alla Cei

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Il ‘caso Verdini‘ non è passato inosservato, molti personaggi di spicco nel mondo politico italiano hanno espresso il loro giudizio in merito alla condanna del senatore a 2 anni per  concorso in corruzione rispetto alla vicenda legata agli appalti per rinnovamento strutturale della Scuola dei Marescialli di Firenze. A scagliarsi contro il leader vi è soprattutto Beppe Grillo «Denis Verdini, l’ex coordinatore di Forza Italia ora accolto dal Pd, è l’ultimo arrivato nella grande famiglia dei condannati che siedono nel Parlamento italiano. Per decenza dovrebbe dimettersi il prima possibile» commenta, sulla pagina web del suo blog, il leader dei pentastellati «In un Paese normale, un condannato e plurindagato come Verdini sarebbe già fuori dal Parlamento, in Italia invece può comodamente restare attaccato alla sua poltrona da senatore e da lì continuare la sua alleanza con il Bomba (che senza di lui scomparirebbe) per contribuire allo sfascio del Paese» e lancia uno slogan in merito alla questione «Verdini e quelli come lui vanno mandati a casa subito, le istituzioni sono dei cittadini e non di ladri, evasori e corruttori. #FuoriVerdiniDalSenato! Subito!». Ma la guida del Movimento cinque Stelle non si limita alla questione giudiziaria riguardante il fondatore di Ala e prosegue con un nuovo post rivolto al PD (Partito Democratico) sul prossimo referendum, riguardante la possibilità o meno di eseguire le trivellazioni in mare, del 17 Aprile «Il 17 aprile votiamo sì» afferma Grillo «Il Partito democratico ha ufficialmente scelto di fare campagna per l’astensione. I rappresentanti piddini inviteranno i cittadini a restare a casa: per non esercitare il diritto-dovere sancito dalla Costituzione. È uno scandalo. Sconsigliare la partecipazione è un gesto vigliacco. Il Partito degli Ignavi  ha deliberatamente scelto di non risparmiare 360 milioni di euro, imponendo di non accorpare il referendum con le amministrative. Giusto per fare due calcoli, quei soldi avrebbero ripagato circa la metà delle perdite dei cittadini truffati dal salva-banche». In serata arriva anche la replica del presidente del Partito Democratico , Matteo Orfini, che interrogato dai giornalisti sulle differenti posizioni assunte dai membri del suo partito sulla querelle ‘trivelle sì trivelle no‘ ha risposto “Il referendum sulle trivelle e’ sbagliato, non lo condivido: ritengo che la posizione giusta sia non partecipare alla consultazione, ma e’ una posizione di merito, ne discuteremo lunedi’ in direzione” ed a chi accusa la direzione del PD di essere eccessivamente autoritaria risponde «Non capisco dove sia questa posizione autoritaria, lunedi’ c’e’ una direzione convocata per discutere. In direzione assumeremo questa decisione ma vorrei ricordare che stiamo parlando di un referendum su una legge votata dal Pd quando Roberto Speranza era capogruppo. Mi sembra naturale, ora, una posizione di non sostegno». Anche dalla sfera ecclesiastica non tardano ad arrivare i primi commenti con Mons. Nunzio Galantino, che dichiara «Non c’è un sì o un no da parte dei vescovi al referendum» e aggiunge «il tema è interessante e che occorre porvi molta attenzione(…) Gli slogan non funzionano (…) Bisogna piuttosto coinvolgere la gente a interessarsi alla questione (…) Il punto, quindi,  non è dichiararsi pro o contro alle trivelle, ma l’invito a creare spazi di incontro, di confronto» e conclude
«L’attenzione all’aspetto sociale ha portato i vescovi a confrontarsi anche sulla questione ambientale e, in particolare, sulla tematica delle trivelle concordando circa l’importanza che essa sia dibattuta nelle comunità per favorirne una soluzione appropriata alla luce dell’Enciclica Laudato si’ di Papa Francesco»

I cinque stelle non tardano a farsi sentire anche da Roma dove la candidata in corsa per il Campidoglio, Virginia Raggi, risponde alle dichiarazioni fatte, nei giorni scorsi, dal segretario del carroccio Matteo Salvini che le forniva un suo appoggio nel caso in cui finisse al ballottaggio con uno/a sfidante che non fosse della sua coalizione di centro destra, attualmente rappresentata in loco dalla candidatura di Giorgia Meloni (FdI). «Noi continuiamo a lavorare per Roma. Poi al ballottaggio si vede. Ognuno è libero di votare quello che vuole» replica la grillina chi le chiede se accetterà tali voti o meno «Io non prendo i voti di nessuno. Chi vorrà votare il M5s perché crede nell’azione che stiamo portando avanti voterà M5s. Non andiamo certo a controllare nella cabina elettorale»

Il centro destra non migliora la sua situazione e nella coalizione continua a regnare la confusione dopo l’ennesimo retromarcia da parte di Lega Nord e Fratelli d’Italia sulla candidatura di Osvaldo Napoli, rappresentante di Forza Italia, a Torino. Sulla richiesta di ritiro è lo stesso Napoli ad intervenire non escludendo un suo possibile passo indietro per il bene della fazione politica «Se dal centrodestra arriva un valore aggiunto, sono pronto a fare un passo indietro» afferma il berlusconiano aspirante sindaco della città della Mole «La mia priorità è la coalizione unita, lo è anche di Forza Italia» dichiara Napoli «Se anche gli alleati hanno la stessa priorità, nel senso vero del termine, noi non siamo contro nulla. Siamo pronti a sederci attorno a un tavolo, se si trova un valore aggiunto in termini di consensi». Dall’altro fronte interviene Giorgia Meloni che, chiamata in causa su delle eventuali primarie in extremis, risponde «”Credo che le primarie sarebbero state la scelta migliore e ancora oggi sarei disposta a farle ma il problema sono i tempi: se mi dicono che si fanno in due settimane sono d’accordo» ha detto la leader di FdI durante un’intervista ad ‘Agorà‘, aggiungendo anche di essere stata la prima a chiedere di fare delle primarie in casa centro destra, ma che gli stessi alleati, tra cui non solo Silvio Berlusconi, le considerarono una ‘perdita di tempo’. L’ammonimento su questo clima di confusione arriva anche da Alfio Marchini che dichiara «Di questo balletto ne ho fin sopra i capelli. Decidano loro, facciano loro. Noi andiamo avanti su un cammino limpido e puntuale» e su eventuali primarie all’ultimo minuto ribadisce «Lo abbiamo detto tre anni fa e l’abbiamo dimostrato in due anni di opposizione costruttiva che noi siamo con i romani, né con il centrodestra né con il centro sinistra che non esiste più. Mi infastidisce anche che ogni volta vengo tirato per la giacca in un teatrino che non mi interessa, non mi appartiene e che guardo come spettatore neanche troppo divertito». Nel frattempo all’ex giocatore di polo ed aspirante sindaco capitoli arriva l’appoggio di Ncd (Nuovo Centro Destra) con la dichiarazione del Ministro della Sanità Beatrice Lorenzin «Noi di Ncd faremo la lista civica Roma Popolare in appoggio ad Alfio Marchini e quindi non ci sarà il simbolo di Ncd alle elezioni».

La giornata politica si conclude con l’annuncio della candidatura di Clemente Mastella, segretario dell’Udeur (Unione Democratici per l’Europa) ,  a sindaco di Benevento con il probabile sostegno di Forza Italia e Udc.

 

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