mercoledì, Settembre 22

No Triv: una nuova vita per l'energia italiana

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Come considera la presa di posizione del Presidente del Consiglio Matteo Renzi che sta invitando gli italiani all’astensionismo rispetto all’espressione di voto? 

Renzi sta dando il peggio di sè su questa vicenda. Lo ha dato quando ha stabilito di tenere lontanissimo il referendum dalle amministrative, disorientando l’elettorato dato che, in un momento di grande astensionismo strutturale, di grande disillusione verso la politica, chiamare i cittadini due volte al voto è un ‘boicottaggio’ davvero molto discutibile. La seconda cosa assolutamente gravissima è quella di un Presidente del Consiglio che, pur avendo un grande consenso, che ritengo molto ridimensionato, e convincendo se stesso ed i dati di avere la maggioranza, dice di non andare a votare perché il referendum è inutile. Anche su questo argomento segnalo che il governo poteva intervenire come ha fatto con gli altri quesiti referendari proposti dalle stesse Regioni, che a loro volta esprimono magari un Presidente del PD, che sono stati assorbiti dall’attività parlamentare attraverso la Legge di Stabilità. Perciò se quest’ultimo aspetto non era considerato rilevante poteva essere superato con la legge.

Molti esponenti del mondo ambientalista si sono detti contrari a questo referendum, secondo lei come mai vi è una spaccatura su questo tema anche tra associazioni o partiti che si prefissano come obiettivi principali la tutela e la salvaguardia dell’ambiente? 

Guardi posso dire che tutto il mondo ambientalista è scandalizzato dal governo fin dallo ‘Sblocca Italia’, se poi aggiungiamo quello che si legge nelle cronache giudiziarie degli ultimi giorni io credo che vi sia una grande maggioranza di ambientalisti appartenenti a Greenpeace, Legambiente e di tutto il mondo politico che purtroppo si sta sempre di più riducendo perché non è di ‘moda’.

Il vostro essere a favore del sì è stato spesso interpretato come una posizione volta a fare battaglia politica, può spiegarci le reali motivazioni che si celano dietro la vostra scelta? 

A me stupisce che Renzi non sia come quelli della nostra generazione, ad esempio come il Premier canadese, e non sia a livello europeo il leader di una strategia politico-energetica diversa e non voglia quindi sposare una battaglia culturale. Noi con il nostro appoggio a favore del referendum non facciamo alcuna battaglia politica, ma ribadiamo uno dei princìpi di cui siamo più convinti e più forti, perché noi siamo quelli che hanno seguito di più la tematica delle trivellazioni in mare. Perciò la nostra non è una sfida a Renzi, ma al buonsenso e al futuro perché questo referendum riguarderà i nostri figli.

La vicenda che riguarda il caso Tempa Rossa quali conseguenze avrà sui territori che ospitano siti di trivellazione?

Guardi la mobilitazione non nasce con Tempa Rossa, nel senso che questa riflessione, che è stata poco considerata dai media italiani fino a qualche giorno fa, è viva in tutto il Mezzogiorno d’Italia e nell’Adriatico con opposizioni avvenute in passato ogni qualvolta che si voleva erigere un nuovo sito di trivellazione. In questo paese c’è una forte cultura ambientale basti pensare a tutti colo che si erano espressi attraverso il Referendum sull’acqua, mortificati successivamente dalle decisioni del governo Renzi. In generale vi è una coscienza ambientalista che non è rappresentata da alcun partito politico. Il caso di Tempa Rossa aggiunge due elementi che non sono banali e sono quelli del rispetto del diritto di concorrenza e della legalità, questioni che a noi di Alternativa-Possibile premono moltissimo dato che abbiamo lavorato tanto sul conflitto d’interessi. Sono questioni che riguardano l’essenza dell’amministrazione delle istituzioni repubblicane ovvero legalità, rispetto e senso del futuro.

Vedendo ciò che è accaduto al Referendum sulla Gestione dell’Acque non temete che possa accadere una cosa simile anche quello sulle trivellazioni nel caso della vittoria del sì?

Guardi se vincesse il sì ci prendiamo ‘una sbornia di acqua pubblica’ proprio per reinvertire il senso di quel Referendum a cui io partecipai ricevendo diversi dissensi da molteplici membri del Pd di allora, che perse ancora una volta l’occasione di appoggiare una questione così importante. Abbiamo bisogno di avere un conforto da parte dei cittadini verso le istituzioni non una superficialità o addirittura un rifiuto, come abbiamo visto nelle ultime votazioni con una forte crescita dell’astensionismo. Bisogna rispettare le leggi dei cittadini, quando si vota chi prende più voti fa il Presidente del Consiglio anche se a quanto si è visto non è il caso attuale, ma a rigor di logica dovrebbe andare così. Lo stesso vale per i Referendum: se gli italiani decidono una certa cosa va rispettata.

Recentemente Legambiente ha registrato la presenza di un progressivo avanzamento del fenomeno di subsidenza, derivato dalle attività estrattive nell’Adriatico. Può spiegarci la portata che avrebbe un eventuale sprofondamento di una piattaforma?

La portata sarebbe disastrosa però io non voglio drammatizzare in questo senso, non sono un tecnico, dico soltanto che quella del 17 Aprile è un’occasione per prendere una strada più ambiziosa e diversa, per chiudere progressivamente gli impianti di estrazione secondo il termine della scadenza della concessione seguendo le direttive Europee. Ciò ha anche un senso perché se viene chiesta una concessione e viene ottenuta alla fine del periodo deve smontare le trivelle e ripristinare il sito a lui dato in consegna. Questo significa che vi sarà del lavoro da fare anche per rimettere a posto gli impianti e per ‘tappare il buco’ possiamo dire con una battuta. Io credo che sia l’occasione per fare un percorso differente. Non voglio evocare disastri ambientali o preoccupazioni eccessive, però è un momento in cui il Paese è chiamato a discutere di ambiente, cosa che capita raramente, e si ha la possibilità di poter prendere una direzione diversa.

Nel caso della vittoria di un possibile sì, avete già pensato ad un piano energetico alternativo da proporre per recuperare le perdite economiche ed i posti di lavoro?

Come avevo già anticipato nella domanda precedente le perdite di posti di lavoro sono proiettate nei prossimi quindici anni con il termine delle concessioni, addirittura con qualche anno in più per mettere a posto le trivelle. Per questo come non drammatizzo sul piano naturale vorrei che non ci fosse neanche una speculazione sul piano occupazionale perché mi sembra veramente insensata. E poi se questo Paese puntasse sulle efficienza energetica con maggiore convinzione, mettesse a sistema dei finanziamenti più vantaggiosi, anzichè metterli ed associarli a bandi costruiti male, avesse una strategia sulla mobilità più coraggiosa si potrebbe compensare al meglio i siti occupazionali, economici ed energetici dando il via ad una piccola rivoluzione che ci renderebbe autonomi da ‘sceicchi’ ed ulteriori dittature.

La Comunità Scientifica Internazionale è in allarme per i forti rischi di terremoti sulle aree del Mediterraneo e dell’Africa dove sono poste delle piattaforme petrolifere. Allarmi di questo genere posso coinvolgere l’Italia, dato che la sua posizione geografica la vede affacciarsi sullo stesso mare?

Guardi lì vi è da capire quale sarà l’evoluzione della nostra conoscenza in ambito scientifico rispetto al fracking, queste nuove tecnologie ancora più invasive e perforanti delle trivellazioni classiche. Io non voglio fare del catastrofismo ripeto, ma siamo di fronte alla possibilità di cambiare strada, come sul nucleare un investimento clamoroso, fuori tempo dato che progressivamente viene accantonato anche dai Paesi che lo avevano adottato in precedenza. Per questo motivo abbiamo la possibilità di segnare un punto rispetto all’Europa. Il governo è intervenuto prima trivellando tutto quello che c’era da trivellare attraverso la legge Sblocca Italia, poi ha cambiato idea sulla spinta popolare delle Regioni. Facciamo l’ultimo miglio ed al bivio prendiamo la strada dell’innovazione al riparo anche da ipotetici problemi o disastri ambientali. Il mondo sta cambiando, ci siamo presi degli impegni anche allo scorso vertice sul clima di Parigi, cerchiamo di mantenerli. Io credo che 17 Aprile sarà una bella domenica di democrazia e di futuro, per i prossimi anni e per le nostre generazioni.

 

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