lunedì, ottobre 15

No, Mimmo Lucano no Se c’è un criminale sulla Terra, non può essere certamente Mimmo. Lui ha sbagliato perché ha attuato il Suo Stato di diritto e non ‘lo’ Stato di diritto

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No, Mimmo Lucano non è un eroe, oggi abbiamo capito che gli eroi sono altri.
No,
Mimmo Lucano non è un martire. I martiri sono tali perché hanno pagato con la vita le loro idee. Mimmo è ancora vivo, dunque, non è un martire, e le sue idee potrà ancora farle valere.
Mimmo Lucano è un uomo, un uomo che ha sbagliato per perseguire un fine, il suo fine.
Che il fine sia nobile è chiaro a tutti, è lampante, lapalissiano. Chi, potendo, non salverebbe la vita di un altro essere umano? Chi non gli darebbe una speranza?
Non è questo, però, il nocciolo di questa spinosa questione.

Ho sentito parlare Mimmo Lucano circa un mese fa, durante un incontro organizzato dall’associazione ‘Reggio Non Tace’, presso il cortile della Chiesa degli Ottimati. Mimmo ha spiegato il suo percorso, le sue difficoltà, ha accennato al suo passato giovanile, durante il quale si è accostato alla Democrazia Proletaria, dove ha forgiato il suo io ed i suoi valori, e, pur non condividendo alcune cose, sono stato lì ad ascoltarlo, a cercare di comprendere le sue ragioni.
Ho ascoltato ogni singola parola del suo intervento, ho sbuffato nelle parti in cui non ero d’accordo, ho notato quegli occhi bassi che sprigionano umiltà, ho sorriso per quel suo accento calabrese inconfondibile, quel tono di voce così ruvido, ma allo stesso tempo tenero e pacato, che ha la capacità di toccare le corde più profonde dell’animo umano.
Ripercorrendo mentalmente quell’incontro, però, sono convinto, dopo quella sera e dati gli eventi susseguitisi in queste ultime ore, che
se c’è un criminale sulla Terra, non può essere certamente Mimmo Lucano

Le accuse più gravi associazione a delinquere, truffa aggravata, abuso d’ufficio, malversazione sono state rigettate dal GIP. I capi d’imputazione, dunque, sono sostanzialmente turbativa d’asta e tentato favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Mimmo, da quanto emerge, avrebbe favorito quelle cooperative di smaltimento dei rifiuti nelle quali erano impiegati i migranti e per garantire a questi la cittadinanza intesa come speranza e stabilità avrebbe organizzato matrimoni di comodo che celebrava lui stesso in quanto Sindaco.
«Chi è senza peccato scagli la prima pietra», si legge nella Bibbia e sfido chiunque a non gettarne una, partendo da chi sta scrivendo.
Mimmo ha sbagliato, ma non nella morale, bensì nell’etica.
Mimmo
ha sbagliato perché è stato superficiale e da parrocchiano si è eretto a pontefice.
Mimmo
ha sbagliato perché ha attuato il Suo Stato di diritto e non loStato di diritto.
Ci sono state e ci saranno situazioni più gravi di questa nella storia della Repubblica italiana ed in quella degli uomini, ma il messaggio che ci lascia questo episodio non può passare inosservato, non può non essere colto.
Lo Stato di diritto è lo Stato delle regole, non lo Stato degli ideali. Giuste o sbagliate che siano, le leggi vanno rispettate, solo così creiamo i presupposti per una società sana. 

Roberto Saviano in un suo post su Facebook, riferendosi alla vicenda, ha parlato di «disobbedienza civile». Caro Roberto, se tutti noi ci sostituissimo allo Stato, se tutti noi per perseguire i nostri ideali -pur nobili che siano- facessimo i nostri comodi, attueremmo pienamente la democrazia? No, anzi, sfoceremmo nella totale anarchia. Se mio padre piccolo commerciante vessato dalle tasse iniziasse a non pagarle perché le reputa un’ingiustizia sociale dato che non arriva a fine mese con le spese, sarebbe un disobbediente civile o un evasore?
E no, caro
Roberto, non fare passare il messaggio che stiamo diventando uno Stato autoritario, perché non è così, perché viviamo in una democrazia ed è dentro questa democrazia, fatta di regole, che dobbiamo cercare di proporre i nostri valori, di lottare per questi. Ti potrei citare tutti i Paesi nel mondo in cui la parola libertà non appare neanche sul vocabolario e dove ogni giorno i diritti vengono erosi, ma credo tu sappia meglio di me quali siano. E l’Italia non è tra questi.
Viviamo sicuramente di malagestione, malapolitica, da almeno 30 anni abbiamo classi dirigenti non adatte, politici impreparati, ma non viviamo in stato di emergenza democratica.
Non c’è nessuna repressione in atto del libero pensiero e, proprio per questo, si deve combattere per far sentire la propria voce, ma rispettando le regole del gioco.

Riprovevoli, poi, sono stati gli attacchi, rapaci e subitanei, di Matteo Salvini e di Giorgia Meloni che non hanno perso tempo per sparare su Lucano e spostare, come sempre fanno, le folle rancorose e piene d’odio dalla loro parte, come se la ragione civica, politica e sociale sia una loro prerogativa.
La vexata quaestio è se il fine giustifica i mezzi -p.s.: non lo ha mai detto o scritto Machiavelli
e, personalmente, non credo in una risposta positiva, almeno in un contesto democratico, perché, in caso contrario, il rischio sarebbe di cedere il passo all’anarchia, appunto.
Certo,
l’ipocrisia che lascia questa vicenda è palese, palpabile: si perseguita Lucano mentre la ’ndrangheta prospera. Per molti le uniche ‘comode rate’ da pagare sono il pizzo e la violenza strutturale e l’unico diritto è quello di chiudere il proprio esercizio.
Il punto è che lo Stato di diritto dovrebbe essere applicato in maniera equa ed equilibrata, andare a colpire lì dove viene negato o violato, senza se e senza ma, senza distinzione alcuna.
Io, che vivo a Reggio Calabria, in una città silenziosa a livello culturale ed economico, ed in Calabria, una regione vessata da mille problemi, di cui l’immigrazione non è che l’ultimo tassello ed il meno influente, credo che
solo rispettando le regole possiamo costruire veramente qualcosa di nuovo, immaginare una terra diversa. Regole che, per un motivo o per un altro, vengono costantemente raggirate, eluse, nei più disparati modi e da tutti i ceti sociali.
E no, proprio per questo motivo,
Mimmo Lucano non è un eroe. Se ha fatto veramente quello per cui è indagato, deve pagarne le conseguenze, perché così si agisce in uno Stato di diritto.
E no,
Mimmo no, non lo ha fatto per arricchirsi.
E no, Mimmo no, non è un criminale,
non è un crimine aiutare le persone, ma il modo in cui l’ha fatto è quantomeno opinabile.
E no, Mimmo no, anche se sei stato superficiale, anche se hai sbagliato, stai tranquillo, i tuoi valori no, non saranno condannati mai.

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