lunedì, Maggio 16

No, Israele NON è «l’epilogo riparatore» della Shoah Se è vero che lo Stato di Israele è una riparazione per la Shoah, Israele e il suo ambasciatore ci devono spiegare perché il risarcimento lo pagano i palestinesi e non i tedeschi e gli italiani, e perché il 'risarcimento' è dovuto solo agli ebrei e non ai tanti altri che hanno subito la 'tempesta devastante'

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Grazie a Gad Lerner, sempre netto e trasparente nelle cose che dice, ho appreso, con profondo stupore e grande costernazione, che l’ambasciatore di Israele in Italia, in occasione del Giorno della Memoria, ha detto testualmente che lo Stato ebraico èl’epilogo riparatoredella Shoah.
La frase in sé è sorprendente. Cosa vuol dire riparatore, cosa vuol dire ‘riparare’?, posto che certo non vuole riferirsi al significato di ‘aggiustare’ (almeno spero!), il termine intende direrisarcire‘. Dunque, il massacro insensato di milioni di ebrei, ma anche di molti, ma proprio molti altri (e il discorso qui forse andrebbe esteso ai milioni di vittime della guerra, militari e non di una parte e dell’altra), risarcisce i morti, anzi, gli eredi, o meglio quelli che si autodefiniscono eredi dei morti, con la creazione di uno Stato.
Sorvoliamo sull’epilogo, su cui forse si potrebbe ragionare ancora. Dunque, epilogo, non fine: non finirà mai?

Ma resta il fatto che l’idea di molti israeliani oggi … … avrei scritto così fino a qualche anno fa per distinguerli dagli ebrei italiani: oggi, purtroppo non è più così. Fino a qualche anno fa, lo ricordo ancora, gli ebrei di Roma ci tenevano a sottolineare la differenza tra ebrei e israeliani. Oggi, purtroppo, non più, oppure solo per la forma, quando proprio è indispensabile. Ma, ormai quasi sempre, con grande distrazione. Tempo fa, quando l’Italia intera, su saggia e giusta richiesta di Sergio Mattarella, era accanto alla signora Liliana Segre, e approfittava di lei per ricordare gli orrori del passato, dei tedeschi e degli italiani (questo anche lo ricordiamo solo di rado e solo se è proprio impossibile evitarlo!) della tempesta (questo, se ben ricordo significa Shoah) che si abbatté sugli ebrei, sugli omosessuali, sui ‘poveri di mente’, sui comunisti e via enumerando, tempo fa, dico, suggerii timidamente alla signora Segre, in uno dei suoi discorsi di ricordo e di sollievo per il riconoscimento odierno, di trovare il modo di lasciarsi sfuggire una parola, una sola non in memoria ma solo in segno di rispetto per i palestinesi, di dispiacere per loro.

I palestinesi? Sì, i palestinesi. Loro, solo loro, che abitavano e abitano, quando ancora possono, la terra dove hanno sempre abitato -il Deuteronomio non lo ho scritto io! Perché, se è vero che lo Stato di Israele è una riparazione per la Shoah, Israele e il suo ambasciatore ci devono spiegare perché il risarcimento lo pagano i palestinesi e non i tedeschi e gli italiani. E anche -diciamolo va’ poi sarò impiccato in effige come ovvio- perché ilrisarcimentoè dovuto solo agli ebrei e non ai tanti altri che hanno subito questo, come altri massacri e repressioni e violenze.
Ho visto con sorpresa, con piacevole sorpresa, che Moni Ovadia (un attore e un affabulatore stupendo) ripetere qualche giorno fa che celebra e celebrerà il giorno del ricordo in memoria di tutti quelli che hanno subìto. Non ‘anche’ di quelli, ma più semplicemente di tutti.
Quanto allo Stato come riparazione, qui c’è proprio da chiedersi di che parla l’ambasciatore e quanti con quella frase siano d’accordo. Uno Stato è un risarcimento? E come può esserlo? Dato da chi? tanto più che è dato a prezzo di altri.
Lo so, so bene, e ci sono abituato, so bene che dire cose così significa essere, nella migliore delle ipotesi, considerato un antisemita. E non vale la pena di perdere tempo a cercare di spiegare perché non è così, specie nel mio caso.

Dico solo, come premessa dura e pura, che l’idea che il risarcimento di una morte sia un’altra morte è una aberrazione giuridica, e quindi lo dico da giurista. Tanto più che, perfino Cesare Beccaria sarebbe estraneo a questa idea: quando il torto di uno lo paga un altro che non c’entra nulla. Quando gli ebrei israeliani abbattono e radono al suolo a Gerusalemme le case dei palestinesi per costruire al loro posto case per gli ebrei israeliani, la mia capacità di capire la logica giuridica di ciò si arresta. E le paludatissime ‘sentenze’ degli accuratissimi tribunali e corti supreme israeliane, mi fanno accapponare la pelle: che c’entra il diritto con queste cose?
Come ho scritto, ormai, mille volte, Israele è uno Stato che non solo ha diritto di esistere, ma di più, tale che discuterne il diritto è di per sé un male, un illecito. Israele ènatasulla base di una risoluzione delle Nazioni Unite del 1947 con cui si prendeva atto che in Palestina, nella Palestina sotto la dominazione coloniale britannica (del colonialismo non si parla mai anche quando si cita la Magna Charta) si era creata una situazione tale che non restava che prenderne atto e riconoscere che su quel territorio esistevano due comunità distinte, titolari entrambe dell’autodeterminazione e quindi del diritto a costituire un proprio Stato indipendente.
Sul sito ufficiale della Knesset compare la Dichiarazione sulla costituzione dello Stato di Israele in cui si dice esplicitamente che Israele nasce sulla base, grazie a quella risoluzione, il 14 Maggio 1948: «On the 29th November, 1947, the United Nations General Assembly passed a resolution calling for the establishment of a Jewish State in Eretz-Israel; the General Assembly required the inhabitants of Eretz-Israel to take such steps as were necessary on their part for the implementation of that resolution. This recognition by the United Nations of the right of the Jewish people to establish their State is irrevocable». E infatti lo Stato nasce, ed è legittimo e pieno. Tanto più che al tentativo di impedirgli di nascere, il nuovo Stato seppe validamente difendersi e consolidarsi. Si può dire ciò che si vuole sul fatto che quel territorio non appartenesse ad Israele o agli ebrei, ma sta in fatto che Israele si è costituita lì. Punto.
Non è un risarcimento: è unsempliceistituto di diritto internazionale, assolutamente pacifico e accettato da tutti.
Ma da quel fatto perfettamente legittimo, e quindi dalla legittimità dello stesso Stato di Israele, non consegue che possa annettersi territori diversi togliendoli ad altri: siano pure i palestinesi, colpevoli di non averlo costituito nel 1947 lo Stato sul territorio lororiservato‘, ciò non cambia nulla, ed egualmente siano i territori della Siria (le alture del Golan) dove Israele occupa, insedia israeliani, abbatte case. Né giustifica che Israele bombardi i porti siriani, le fabbriche iraniane, che commetta omicidi mirati con missili e bombe, che sommerga di fosforo il territorio di Gaza, ecc… Se sono ‘attaccati’, esistono mezzi e modi per reagire e la legittima difesa, con buona pace di Matteo Salvini, è lecita solo se proporzionata.

 

L’inedita versione dell’ambasciatore israeliano della legge del taglione, che forse già di per sé si potrebbe considerare superata dalla civiltà moderna, pretende di risarcire le sofferenze degli ebrei a spese di altri. E senza fine … è solo l’epilogo! Cattivo anche, infantilmente cattivo: si impedisce ai palestinesi di Gaza di … fare il surf, perché mette in pericolo Israele!
Tutto ciò solo per dire che, posto che come credo, questo nostro Governo italiano è presieduto da una persona che sa ciò che fa, sarebbe ora che l’Italia tornasse a fare valere la sua opinione su ciò, come ha fatto per molti decenni, definendo una politica che l’ha fatta rispettare e perfino amare in Paesi solitamente, purtroppo, considerati inferiori.

 

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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