domenica, Ottobre 17

No grazie, non mangio 'cadaveri' 40

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vegetariani

“Ha mai pensato di mangiare un cadavere? Beh è esattamente ciò che fanno milioni di italiani ogni giorno senza rendersene conto”. E’ un’immagine shock quella a cui ricorre Antonio, vegetariano e vegano, “a seconda dei periodi alterno le due fasi” per spiegare il non senso di cibarsi di animali e loro derivati.

Antonio, che di professione fa il grafico pubblicitario,  ha deciso da due anni di non toccare più carne.  Seduto nel proprio studio di Napoli tra pc perennemente accesi, stampanti 3d e un continuo via vai di persone, questo ragazzo di 30 anni, sposato da poco con una donna anche lei vegetariana, racconta la propria esperienza. “Come ben può vedere non sono un eremita né tanto meno un asceta, vivo in società, sono in perfetta salute eppure non mangio carne per scelta e convinzione”

La barba folta, il tono di voce suadente e l’eloquio ricercato, in netto contrasto con l’abbigliamento trasandato, fanno di lui un testimonial perfetto dei vegetariani di ultima generazione. “Perdoni per come sono vestito ma questa notte avevo da lavorare e ho preferito dormire qui nello studio. La mia conversione”  argomenta “se proprio così la si può definire è iniziata un paio d’anni fa. E’ stata una scelta graduale ma convinta”.

A giudicare dalle ultime statistiche in materia un’abitudine condivisa con parecchi connazionali. Ad oggi i vegetariani e vegani, secondo il Rapporto Eurispes Italia 2014, sono il 7,1% (di cui il 6.5% di vegetariani e lo 0.6 di vegani) della popolazione del nostro Paese. Un valore percentuale che tradotto in numeri fa 4.3 milioni su 59 milioni e 685 mila di residenti. Si tratta di un vero boom di chi ha deciso di rinunciare alla bistecca se si pensa che nella rilevazione precedente i vega-vegetariani erano il 6% della popolazione, di cui il 4,9% vegetariani e l’1,1% vegani.

Cosa spinge gli italiani ad abbandonare le proprie abitudini alimentari sono innanzitutto ragioni etiche. Si va dal rispetto degli animali (31%) a quello per la salute (24%) passando per la tutela ambientale (9%). A questi dati si aggiungono l’81,6% contrario alla vivisezione, l’85,5% alla produzione di pellicce, il 74,3% alla caccia, il 65% agli animali nei circhi e il 42,2% agli zoo. “Per quanto mi riguarda semplicemente non sopporto la prevaricazione. Chi è l’uomo per arrogarsi il diritto di uccidere un altro essere per cibarsi” A nulla vale opporre l’obiezione secondo cui il cibo serve in fondo per permettere la sopravvivenza dell’uomo.  “Le sembra che io stia male? Sono in perfetta salute e pure non mangio carne e a quanto pare anche la medicina sembra darmi ragione”.

Antonio fa riferimento a una ricerca dell’University of Southern California (Usc). Gli scienziati nel loro rapporto hanno rilevato che le persone di mezza età che hanno un’alimentazione iperproteica hanno più probabilità degli altri di morire di cancro. I ricercatori, guidati da Valter Longo, biologo di origini italiane attualmente direttore del Longevity Institute della Usc, hanno pubblicato le loro scoperte sulla rivista Cell Metabolism. Lo studio andava avanti da 18 anni. Gli scienziati hanno seguito 6mila persone ultracinquantenni, scoprendo che il rischio di morte per cancro nella fascia d’età tra 50 e 65 anni è quattro volte più alto per chi ha una dieta iperproteica  definita come quella in cui il 20% delle calorie giornaliere sono derivate da proteine specie quelle di origini animale.

“Lei ha mai ascoltato le grida strazianti di un maiale pronto per essere macellato? Sono uguali a quelle di un bambino. Per non parlare poi di come sono tenuti i polli in batteria prima di essere ammazzati. Chiusi in minuscole gabbie sono gonfiati con ormoni di qualsiasi tipo e vengono tagliati loro il becco e gli artigli per evitare che si feriscano a vicenda. Cosa c’è di umano in tutto questo? Il cibo è un bisogno naturale esattamente come il sesso. Eppure a nessuno verrebbe mai in mente di giustificare lo stupro sebbene anche in quel caso alla base vi sia un bisogno fisico. Fortunatamente siamo uomini, oltre all’istinto c’è l’intelletto”. Devastanti anche l’impatto che l’industria della carne ha sull’ambiente.

Secondo la Fao, il settore zootecnico copre il 30% del nostro pianeta, il 70% dei terreni agricoli e il 33% di quelli coltivati sono destinati alla produzione di mangimi. Gli scarti e le defezioni del settore, oltre a danneggiare le risorse idriche, sarebbero in grado di produrre il 18% di gas serra. Si tratterebbe di una quota superiore a quella del settore dei trasporti che totalizza il 13,5%.

“Il vero problema dell’uomo è che si crede di essere indispensabile per la vita senza sapere che se scomparisse dal creato nessuno se ne accorgerebbe. Se succedesse invece alle api” sottolinea con forza “il mondo semplicemente non ci sarebbe più”. Poco più in là su un divano giace una giacca, in pelle. “Sono un pubblicitario no?”  Dice con un sottile velo di ironia “La mia professione si basa sulla provocazione.  Non ci faccia caso” aggiunge “è ecopelle, non metterei mai sulle spalle un cadavere”. 

 

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