sabato, Settembre 18

Nizza: una strage che viene da lontano field_506ffbaa4a8d4

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Di nuovo terrore in Francia, a Nizza, ieri, 14 luglio, festa nazionale francese, memoria della presa della Bastiglia. Un camion si è lanciato a tutta velocità sulla folla che si trovava lungo la Promenade des Anglais, dopo i fuochi d’artificio per la festa della Repubblica. Il bilancio, ancora provvisorio, rilasciato dal Ministro dell’Interno francese, Bernard Cazeneuve, è di 80 morti, 18 feriti gravi, imprecisato il numero degli altri feriti non in pericolo di vita. Fra i morti ci sono diversi bambini, ha riferito il Presidente francese, François Hollande, nel discorso alla Nazione tenuto poche ore dopo la strage.
Hollande ha detto che l’autore dell’attentato ha agito con «l’intenzione di uccidere, schiacciare e massacrare». «La Francia è stata colpita nel giorno della festa nazionale, simbolo di libertà, perché i diritti dell’uomo sono negati dai terroristi e la Francia è per forza un loro obiettivo», ha affermato il Presidente, annunciando che, contrariamente a quanto annunciato nel pomeriggio di ieri, lo stato di emergenza, che doveva terminare il prossimo 26 luglio, proseguirà per altri 3 mesi.

All’interno del camion è stata ritrovata la carta d’identità di un uomo, ucciso dagli agenti al termine della sua folle corsa, di 31 anni, franco-tunisino, noto alla Polizia per reati di piccola entità, sconosciuto, invece, ai servizi segreti. Non si esclude che l’uomo avesse dei complici.

 

 

Nizza è solo l’ultimo di una serie di attentati jihadisti di cui la Francia è rimasta vittima negli ultimi anni.

 

2012, ATTACCHI DI MOHAMMED MERAH A TOLOSA E MONTAUBAN
Il 22 marzo 2012 veniva ucciso in un raid delle forze speciali francesi a Tolosa il 23enne di origini algerine Mohammed Merah. Era responsabile degli omicidi di sette persone avvenuti nello stesso mese fra Tolosa e Montauban: l’11 marzo aveva ucciso a Tolosa un parà francese, il 15 marzo altri due paracadutisti in una sparatoria davanti a un bancomat a Montauban e il 19 marzo un rabbino e tre bambini nell’attacco davanti alla scuola ebraica di Tolosa.

 

2014, ATTACCO AL MUSEO EBRAICO DI BRUXELLES
Un filo rosso lega la Francia all’attacco al museo ebraico e alla sinagoga di Bruxelles, avvenuto il 24 maggio del 2014, alla vigilia delle elezioni europee, in cui morirono quattro persone. Per l’attentato, infatti, fu arrestato Mehdi Nemmouche, 29enne della città di Roubaix, nel nord della Francia, vicino al confine con il Belgio. Il giovane venne fermato il 30 maggio durante un controllo di dogana in una stazione di treni e bus a Marsiglia. Gli inquirenti spiegarono che l’uomo era stato in Siria per circa un anno ed era poi rientrato in Francia. Al momento dell’arresto gli era stato trovato un lenzuolo bianco con scritto il nome del gruppo estremista islamico ‘Stato islamico dell’Iraq e del Levante‘ (che poi a giugno annunciò la sua trasformazione in Stato islamico, noto con gli acronimi Isis e Isil).

 

GENNAIO 2015, CHARLIE HEBDO E HYPERCACHER
Il 7 gennaio 2015 i fratelli Kouachi, francesi di origine algerina, fecero irruzione nella sede del settimanale satirico ‘Charlie Hebdo‘, noto per le vignette su Maometto, e uccisero 12 persone. Ne seguì una caccia all’uomo, che si concluse solo il 9 gennaio con la loro uccisione in un raid delle forze speciali francesi dopo che i fratelli si barricarono in una tipografia a Dammartin en Goele. Intanto anche Amedy Coulibaly fece delle vittime: il giovane, l’8 gennaio, uccise una poliziotta a Montrouge, vicino Parigi, e poi il 9 gennaio si barricò nel supermercato Hypercacher di Porte de Vincennes a Parigi, prendendo degli ostaggi. Il bilancio della crisi degli ostaggi al supermercato fu di quattro morti e anche Coulibaly fu ucciso. Gli attacchi dei fratelli Kouachi e di Coulibaly erano legati: Coulibaly chiese, infatti, la liberazione dei fratelli in cambio del rilascio degli ostaggi dell’Hypercacher.

 

NOVEMBRE 2015, PARIGI E BATACLAN
La sera del 13 novembre del 2015 una serie senza precedenti di attentati provoca almeno 129 morti e altri 350 feriti a Parigi. I terroristi colpiscono sei diverse zone della città il venerdì sera: fra queste lo Stade de France, dove era in corso l’amichevole di calcio Francia-Germania, e ristoranti e bar nel decimo e nell’undicesimo arrondissement. Il maggior numero di morti, 89, viene registrato nella sala concerti Bataclan, soldout per il concerto del gruppo rock americano Eagles of death metal. Il 14 novembre l’Isis rivendica l’attentato.

 

22 MARZO 2016 AEROPORTO E METRO BRUXELLES
La mattina del 22 marzo due esplosioni avvengono all’aeroporto di Bruxelles Zaventem e poco dopo un’esplosione si verifica nella stazione della metropolitana di Maelbeek. Il bilancio è di 32 morti, più i tre kamikaze (due in aeroporto e uno nella metro), e oltre 300 feriti. Anche in questo caso l’attacco è stato rivendicato dallo Stato Islamico. I due kamikaze di Zaventem erano Najim Laachraoui e Ibrahim El Bakraoui; il terzo kamikaze di Bruxelles è, invece, il fratello di quest’ultimo, Khalid El Bakraoui, che si è fatto esplodere alla fermata della metro di Maelbeek. In aeroporto c’era anche un terzo uomo, detto ‘uomo con il cappello’ perché compariva nelle immagini delle telecamere di sicurezza con un cappello, che è risultato successivamente essere Mohamed Abrini. Arrestato l’8 aprile, Abrini era super ricercato già dopo gli attacchi del 13 novembre a Parigi in quanto ritenuto complice di Salah Abdeslam. Con Salah era stato ripreso dalle telecamere di sicurezza due giorni prima degli attacchi nella capitale francese, cioè l’11 novembre, in una pompa di benzina a Ressons, lungo l’autostrada in direzione di Parigi. È lui che era al volante della Renault Clio usata poi per gli attentati di Parigi, e le sue impronte digitali e tracce del suo Dna erano poi state trovate in due appartamenti di Schaerbeek.

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