sabato, Luglio 24

Nizza, la follia non è sempre terrorismo field_506ffb1d3dbe2

0

Il 14 luglio nel mondo libero, ugualitario e fraterno della bella Francia, rappresenta la pietra miliare del sentimento Nazionale, espressione di una Storia che ha sempre visto il popolo autore del proprio destino.  L’attentato di Nizza risveglia la paura rigettando Parigi in uno stato d’assedio che durerà ancora per diversi mesi, richiamata la riserva delle Forze Armate e dichiarato il massimo stato d’allerta per la prima volta la Francia sembra cedere, nonostante le dichiarazioni, sotto i colpi di un nuovo attacco.
La Francia è un obiettivo relativamente scontato, ci spiega bene il perchè, in questa nostra intervista, il generale Luciano Piacentini, già duramente colpita all’inizio dello scorso anno con la strage di ‘Charlie Hebdo‘ e poi a novembre con la follia del Bataclan.
L’intelligence parigino aveva sottolineato, nei mesi scorsi, come il rischio di attentanti si fosse innalzato sensibilmente nelle tre settimane in cui si disputavano gli Europei di calcio.  Gli stadi gremiti e la folla in strada appartenente a diverse nazionalità erano state giudicate situazioni da massima allerta ed il sospiro di sollievo delle Autorità quando l’ultimo tifoso è uscito illeso dallo stadio, si è udito a kilometri di distanza.
Anche per il 14 luglio era previsto, o quanto meno ci si aspettava, l’attivazione di qualche lupo solitario o peggio dei commando lascianti in sordina nei sobborghi delle città, da parte dell’IS.  La segnalazione, in realtà, aveva l’aria di una delle tante allerte terroristiche che l’Europa ha ricevuto nel corso di questi ultimi due anni sul vecchio continente.  Ad ogni festa nazionale o ricorrenza globale (dal Giubileo all’Expo) è stato dato l’ordine di attivazione per sospetti attentati, una sorta di prassi che ormai nemmeno mette in suggestione i volenterosi turisti che sfidando la paura giungendo numerosi nelle piazze e per le vie di tutte le capitali del mondo.
Eppure ieri qualcosa è successo per davvero; e mentre la Francia è un Paese sotto choc per una delle stragi peggiori che si sia mai vista, che conta oltre 84 morti e centinai di feriti, gli analisti -dall’antiterrorismo al mondo militare-  si interrogano sulle dinamiche dell’attentato.

Un attentato non rivendicato dallo Stato Islamico o da Al Qaeda che cade a pochi giorni di distanza dalla conclusione degli europei ma che centra perfettamente il giorno dell’orgoglio nazionale francese. Un attentato che forse attentato non è ma che brilla come se lo fosse.

Intorno alle 22.30 un camion di 15 metri si è scagliato per oltre due kilometri contro la folla festante che popolava la Promenade des Anglais ad oltre 80 kilometri orari durante l’evento pirotecnico. Le prime vittime non si sono nemmeno accorte dell’arrivo del tir, le urla di panico e terrore sono state coperte dai fuochi d’artificio che ancora illuminavano il cielo. E questo, che in un primo momento sembrava un elemento pianificato per minimizzare l’effetto dispersione della folla in una strada aperta in piena città, ha poi assunto le sembianze di un evento casuale che ha avvantaggiato l’esecuzione della strage.  La folla è rimasta, così, assiepata lungo la strada, ignara (o quasi) di quanto si stava svolgendo. Oltre 84 le vittime di cui diversi bambini, la cui nazionalità non è solo francese, si spazia da una giovane donna russa fino ad un armeno in vacanza, sembra così che il bersaglio fossero in generale le persone presenti e non nello specifico i francesi.

Se l’obiettivo era mietere vittime non era più facile e premiante attraversare con il tir una strada subito dopo la partita degli europei? La domanda sorge spontanea, e i primi dubbi sull’effettiva natura terroristica dell’attacco fanno capolino direttamente dall’analisi dei fatti.
Subito dopo aver ucciso l’uomo alla guida del mezzo,  sono stati rinvenuti i suoi documenti d’identità, era un franco-tunisino di 31 anni, non era conosciuto ai servizi di sicurezza per radicalizzazione, ma solo per fatti di piccola delinquenza. Un aspetto curioso ma non caratterizzante, se il soggetto era davvero affiliato all’IS allora avrebbe dovuto frequentare moschee e luoghi di culto secondo i dettami della religione che avrebbe dovuto idolatrale.  Un tratto, quello dell’anonimato completo, che si discosta dal comune profilo dell’attentatore dello Stato Islamico, nella maggior parte delle volte già conosciuto dall’intelligence.
Sotto questo profilo, l’anonimato e l’inrintracciabilità dell’attentatore alimentano quella paura primordiale di non sapere quale minaccia tenderà a colpire la nostra sicurezza, ma puntano pericolosamente anche verso una direzione troppo spesso ignorata: potrebbe non essere terrorismo ma semplice follia.  Vivere in un mondo pervaso dall’incessante paura del terrorismo non ha annullato la possibilità che gli eventi che vengono etichettati come terrorismo siano in realtà semplici eventi tragici dettati dalla follia di qualche squilibrato di passaggio.
Il terrorismo e soprattutto la dicitura ‘lupi solitari’ sono state prese come giustificazione per alcuni soggetti che mascherano le loro azioni dietro ciò che non sono: terroristi.
L’estremizzazione islamica di quello che in altre circostanze sarebbe stato un semplice suicidio, si è trasformato, grazie alla retorica, in una vetrina per coloro che vogliono regolare i conti con questa società portando con sé più gente possibile. L’attentato improvvisato è una scorciatoia per andarsene in grande stile, non assumendosi nemmeno la colpa dei propri atti.
Tuttavia, l’analisi sistematica dei fatti, ed in particolar modo l’analisi della messa in opera degli attacchi, può dirci molto sulla vera natura degli eventi in esame.
Nel caso di Nizza, oltre al documento di identità dell’uomo, sono stati trovati granate ed armi finte. Perché portare con sé in un’azione suicida delle armi che non si possono usare? Questo è uno degli aspetti più curiosi e che meno quadrano con il normale svolgimento di un attacco terroristico.
Ragionando si evincono due strade possibili: la prima è che se fosse davvero un terrorista dell’IS non si comprende perché le armi fossero false, ed anche fossero state vere, perché un attentatore suicida che dispone di un camion avrebbe dovuto portare con sé un carico di armi senza un commando a cui farle usare? Se anche questo commando fosse stato nascosto tra la folla, come avrebbe potuto agire avendo le armi sul tir e con l’arrivo delle forze di Polizia sul luogo? Non avrebbe potuto.
Si è detto più volte che l’attentatore ed il network che commissiona l’attentato ragionano non come folli, ma come pianificatori puntigliosi per massimizzare gli effetti delle risorse impiegate. A Nizza questo non si è potuto osservare.
Quello che, però, si è potuto evincere è una grossa lacuna dei servizi di sicurezza, nonostante sia stato più volte lanciato l’allarme per eventuali autobombe nelle città europee, il tir è riuscito a forzare tre cordoni di sicurezza giungendo indisturbato nella zona principale. Terrorista o meno, se l’autista di un autoarticolato da diverse tonnellate decide di schiacciare sull’acceleratore andando a zig zag per una strada gremita è arduo fermarlo, anche se si fa parte di uno degli apparati di sicurezza più importanti al mondo.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->