venerdì, Settembre 17

Nigeria: vescovo denuncia Jihad contro i cattolici sostenuta dal Governo

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Alla già complicata situazione in Nigeria si aggiunge la denuncia di Monsignor Joseph Danlami Bagobiri, Vescovo cattolico presso il distretto di Kafanchan, nello Stato di Kaduna, sud della Nigeria. Secondo una missiva del Vescovo Bagobiri, indirizzata alla associazione di diritto pontificio Aiuto alla Chiesa che Soffre il Governo centrale starebbe appoggiando gli estremisti islamici ‘Fulani‘ nel loro progetto di islamizzare il Paese, fornendo addirittura copertura politica, immunità e armi.

La denuncia fatta ad Aiuto alla Chiesa che Soffre è stata preceduta da un intervento del Vescovo Bagobiri, datato 28 aprile 2017, ed inserito all’interno di una iniziativa di sensibilizzazione sulla libertà religiosa e i diritti umani presso le Nazioni Unite,  promossa dalla rappresentanza diplomatica della Santa Sede al Palazzo di Vetro di New York:  Osservatore Permanente delle Missioni dello Spirito Santo in collaborazione con le associazioni cristiane internazionali CitizensCo, MasLibres e In Defense of Cristians.

La grave accusa è stata resa pubblica in Italia domenica 7 maggio dal sito di informazione ‘Politicamente Corretto‘. Oltre a questo sito di informazione i media occidentali sembrano al momento ignorare la denuncia del Vescovo sulle persecuzioni e massacri che la comunità cristiana nigeriana è vittima dal 2015, nonostante l’intervento del 28 aprile scorso presso le Nazioni Unite. Un blackout informativo forse attuato per non aggravare con ulteriori notizie la drammatica situazione che vive in queste ore il principale Paese africano produttore di petrolio.

Il Presidente Muhammadu Buhari sarebbe in fin di vita. Ricoverato per sei settimane a Londra causa una malattia coperta da segreto di Stato, il Presidente (mussulmano) è rientrato in Nigeria, ma le condizioni di salute rimangono talmente precarie da impedirgli di partecipare alle riunioni del Consiglio dei Ministri. Secondo quanto riportato dal sito di informazione ‘Africa Express‘ il Presidente Buhari resterebbe chiuso in casa cercando di gestire gli affari di Stato urgenti dalla sua residenza ad Abuja, la capitale della Nigeria.  Nel Paese e sui social network circolano rumori che il Presidente sia già morto, ma che il Governo nasconda il tutto per trovare una soluzione politica che permetta di restare al potere senza indire nuove elezioni. Rumori che non trovano al momento conferme ufficiali dalle rappresentanze diplomatiche occidentali in Nigeria.

Monsignor Bagobiri nella sua missiva descrive quello che si potrebbe definire una sistematica persecuzione religiosa portata avanti da gruppi estremistici mussulmani contro i Cristiani in generale e i Cattolici in particolare. Secondo il Vescovo le violenze perpetrate dagli estremisti mussulmani appartenenti alla etnia Fulani sarebbero in netto aumento in tutto il Paese. «Questa organizzazione sorella della setta islamica Boko Haram ha mietuto mille vittime soltanto lo scorso anno», afferma Monsignor Bagobiri.

La grave affermazione è stata indirettamente confermata da sporadiche notizie apparse nel 2016 su media africani e occidentali tra cui ‘Clarion Project‘. In un articolo pubblicato il 17 marzo 2016 l’associazione americana con sede a Washington D.C. denuncia un pogrom religioso attuato da estremisti islamici e consumatosi per l’intero mese del febbraio 2016. Il bilancio delle violenze sarebbe stato pesante secondo l’autrice dell’articolo, Meira Svirsky  (esperta in questioni medio orientali e terrorismo islamico): 500 cittadini nigeriani barbaramente trucidati e 7.000 costretti a fuggire diventando dei profughi interni durante la serie di attacchi a villaggi a maggiorana cristiana nelle regioni centrali della Nigeria.
Secondo le testimonianze raccolte dalla Svirsky i sopravvissuti incolpano della strage i Fulani, etnia nomade dedita alla pastorizia e al commercio, sparsa tra Nigeria, Mauritania e Camerun con diramazioni in Gambia, Senegal e Sudan. Stimati a 8 milioni di persone i Fulani sono il gruppo etnico nomade più importante dell’Africa Occidentale che si convertì al Islam nell’undicesimo secolo. La dinamica degli attacchi descritta dai sopravvissuti porta dritto ad un piano di sterminio inserito in una guerra religiosa che potrebbe nascondere motivazioni economiche. Nelle regioni centrali della Nigeria sono stati attaccati solo villaggi cristiani. Gli aggressori oltre a trucidare i civili inermi hanno saccheggiato le proprietà delle vittime e distrutto le loro abitazioni.

All’epoca la Polizia affermò di aver individuato  la causa di questo pogrom: la comunità cristiana della regione (principalmente dedita alla agricoltura) avrebbe abbattuto 10.000 capi di bestiame appartenenti ai Fulani che di conseguenza si sarebbero vendicati. Una affermazione che ha lasciato perplesse le associazioni in difesa dei diritti umani nigeriane. “L’affermazione della polizia è assurda. A livello logistico è impossibile uccidere 10.000 capi di bestiame e fare contemporaneamente sparire le prove mai trovate dalle forze dell’ordine.” Afferma l’avvocato Emmanuel Ogebe alla giornalista Svirsky. Le motivazioni sarebbero religiose ed economiche. Secondo Ogebe le bande armate Fulani avrebbero lanciato una Jihad contro cattolici e cristiani della regione per distruggere i villaggi e occupare le terre per far pascolare il loro bestiame.
La notizia e le relative analisi riportate da ‘Clarion Project‘ sono considerate credibili grazie alla reputazione della quale gode  presso la Casa Bianca e il Pentagono e pubblica regolarmente, notizie aggiornate, video ed interventi di esperti relativi alla radicalizzazione all’interno del Islam, dando ampio spazio di intervento a tutte le organizzazione mussulmane contrarie al terrorismo salafista.

L’ondata di violenza è proseguita assieme ad una sospetta incapacità delle forze d’ordine di fermarla. Nell’ottobre 2016 il sito di informazione cristiana ‘La voce dei Preseguitati‘ denunciò il massacro di 48 cristiani accaduto il mese precedente da terroristi islamici nel  villaggio di Godogodo, distretto di Kaduna. In questo massacro, a differenza di quelli consumatosi in marzo, ci furono prove inconfutabili del coinvolgimento della etnia Fulani. Otto di loro furono uccisi dalla resistenza armata organizzata dai residenti del villaggio.

Monsignor Bagobiri, nella sua missiva, accusa direttamente il Governo centrale di complicità nella Jihad lanciata contro la comunità cattolica. «Il numero di cristiani uccisi aumenta ogni giorno. A fronte di tante vite spezzate non è stato effettuato alcun arresto, nonostante i colpevoli siano stati identificati. Gli esponenti governativi, sia federali che statali, sembrano essere molto più in sintonia con gli assassini che con le vittime. Il Governo nigeriano non soltanto fa poco o niente per fermare questa ondata di terrore ma ritengo che fornisca anche le armi agli estremisti. Gran parte della classe politica nigeriana appartiene alla stessa etnia autrice di questi massacri: i Fulani. Questo chiarisce non soltanto la mancata assicurazione dei colpevoli alla giustizia, ma anche la disponibilità di armi sofisticate in mano ai terroristi. I Fulani sono responsabili della dogana, dell’immigrazione e del Ministero degli Affari Interni. Quindi è molto semplice per loro trafficare armi lungo le frontiere senza alcun impedimento. Data la natura sofisticata delle armi in loro possesso è facile sospettare che queste siano fornite ai terroristi dai loro amici al governo o nell’esercito. Gli attacchi dimostrano una perfetta pianificazione e l’utilizzo di risorse costose. Ciò dimostra che il piano per la sistematica eliminazione dei cristiani è ben organizzato e finanziato» accusa il Vescovo cattolico accennando a fosse comuni sparse nelle regioni centrali della Nigeria.

Gli estratti della lettera resi pubblici dalla portavoce di Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), Marta Petrosillo, sono stati sicuramente preceduti da una attenta riflessione. ACS è una associazione di diritto pontificio fondata dal monaco olandese Padre Werenfried Van Straaten nel 1947 per sostenere la Chiesa in tutto il mondo, con particolare attenzione ai rischi di persecuzione religiosa. Nell’immediato dopoguerra ASC aiutò i sfollati tedeschi in fuga dall’Europa dell’Est dopo la spartizione della Germania decisa tra Alleati e Unione Sovietica durante gli accordi raggiunti a Yalta. Finanziata e sostenuta dal Vaticano la fondazione ha assunto un carattere internazionale con sedi in  Europa, America Latina, Asia e Africa tra cui la filiale italiana: ACS Italia. Gestisce oltre 6000 progetti umanitari e pastorali in 146 paesi nel mondo.

Secondo alcuni analisti africani, la Jihad contro le comunità cattoliche e cristiane sarebbe inserita in un complicato ed esplosivo puzzle dove, all’operato eversivo di forze politiche corrotte nigeriane per mantenere il controllo sulle risorse energetiche del paese a fini di lucro personale, si aggiungerebbe l’operato di potenze occidentali e medio orientali che da anni starebbero minando l’unità territoriale e la pace in Nigeria, per impedire che la Nazioni produttrice di petrolio diventi una potenza continentale e mondiale.

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