giovedì, Ottobre 21

Nigeria – Sudafrica: una sofferta alleanza tra Titani

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Kampala – Si è conclusa la visita di tre giorni in Nigeria del presidente sudafricano Jacob Zuma. L’obiettivo della visita era di porre fine alla guerra fredda tra i due Titani del Continente. Una guerra fredda iniziata apparentemente concentrata sulle aggressioni xenofobiche subite lo scorso anno da cittadini nigeriani in Sudafrica e dalla espulsione di un diplomatico nigeriano che aveva pesantemente criticato il governo di Pretoria accusandolo di essere incapace di proteggere gli stranieri nel Paese. In realtà le aggressioni xenofobiche rappresentano il casus belli e non la ragione della guerra fredda tra le due potenze africane. Il Sudafrica gioca un ruolo di potenza imperialista nel Continente assai contraddittorio. Sorretta da una fruttuosa alleanza con la Cina e Stato membro dei BRICS, il Sudafrica attua una politica estera che non riflette gli ideali rivoluzionari dell’African National Congress ma quelli delle multinazionali minerarie in mano alla élite boera e l’avidità della attuale classe dirigente del ANC, ormai autoreferenziale. Gli interessi delle multinazionali boere inducono il governo di Pretoria ad una politica estera reazionaria in sostegno delle peggiori dittature africane.

In Congo, dove ci sono molti interessi minerari concentrati sui giacimenti di oro e coltan nella provincia del Nord Kivu, Pretoria appoggia il presidente Joseph Kabila entrando in collisione con la seconda potenza della Africa del Sud, l’Angola. Gli interessi all’est del Congo hanno spinto Pretoria ad appoggiare il gruppo terroristico ruandese FDLR nonostante abbia inviato truppe d’élite per supportare i caschi blu della MONUSCO nella lotta contro le bande armate e terroristi che infestano la regione congolese più ricca di risorse naturali. Queste truppe d’élite hanno combattuto la guerriglia Banyanulenge M23 nel 2012 – 2013 ma non ha mosso un dito per smantellare il gruppo terroristico ruandese. Una scelta dettata da ragioni economiche ma anche da ragioni etniche. L’attuale gruppo dirigente del ANC percepisce l’etnia tutsi della regione dei Grandi Laghi come una etnia antagonista e deleteria per i piani di espansione politica ed economica. Di conseguenza l’appoggio a gruppi guerriglieri nemici dei Tutsi-Hima viene considerato dalla dirigenza ANC come un dovere. Lo scandaloso sostegno al regime genocidario del ex presidente Pierre Nkurunziza è dettato dalla necessità di mantenere il monopolio sullo sfruttamento delle miniere di Nichel che rappresentano il 6% delle riserve mondiali. Monopolio sottratto alla Francia. Lo sfruttamento del nichel allo stato attuale è minimo in quanto non sono stati ancora risolti i problemi logistici legati alla produzione di energia elettrica per le attività di estrazione del minerale.

Il Sudafrica è in netta contraposizione al Rwanda, ospitando i principali leader della opposizione armata che continuamente complottano per rovesciare il regime di Kigali. Come risposta il governo ruandese in diverse occasioni ha inviato in Sud Africa dei killer per eliminare gli oppositori in esilio tra i quali ricordiamo l’assassinio le ex capo dei servizi segreti ruandesi Patrick Karegeya, ucciso nel gennaio 2014 a Johannesburg.

Il supporto ai gruppi eversivi ruandesi in esilio, abbinato a quello offerto alle FDLR, ha reso il Sudafrica un Paese nemico per il Rwanda. L’appoggio ai gruppi ribelli ruandesi è dettato dalla necessità delle multinazionali boere sudafricane di limitare l’influenza del Rwanda a livello regionale.  L’imperialismo continentale sudafricano risulta velleitario e fragile in quanto il Paese è ben lontano da possedere una stabilità sociale interna. Le masse nere vivono in condizioni peggiori di quelle dell’era razziale, la borghesia nera stenta ad affermarsi mentre quella boera sta subendo il processo involutivo che ha innescato un processo di proletarizzazione. L’autorità della direzione del ANC è ai minimi storici e sta sorgendo un fronte popolare tra correnti marxiste e grande capitale nel tentativo di sconfiggere il ANC e instaurare una società social democratica evitando la rivoluzione.

La Nigeria si presenta come una potenza autoctona che intende egemonizzare l’Africa Occidentale e il Continente attraverso una politica tutta africana non influenzata da interferenze occidentali o asiatiche. La sua sfera di influenza è limitata a causa delle problematiche interne che da venti anni stanno mettendo a rischio la sopravvivenza della Federazione. Il gigante africano è immerso in una situazione di eterna emergenza uscendo da una crisi entrando in una nuova. Scongiurata la ribellione del Delta, il governo federale è stato costretto a combattere il gruppo terroristico islamico Boko Haram. Proprio quando si stanno registrando successi militari e intravvedendo la sconfitta dei terroristi grazie agli sforzi militari congiunti con Niger, Camerun e Ciad, riprendono le spinte indipedentistica del Biafra che potrebbero far riesplodere la guerra civile vinta dal governo centrale 1967 – 1970.

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