sabato, Ottobre 23

Nigeria, il Clero si ribella a Papa Francesco

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Papa Francesco ha lanciato un ultimatum al clero nigeriano richiamato a rispettare le decisioni della Santa Sede o a ricorrere alla revoca delle nomine ecclesiali. La grave decisione presa dal Pontefice è tesa a risolvere una ribellione del clero della diocesi di Ahiara, sud est della Nigeria dopo l’incontro infruttuoso con una delegazione di preti nigeriani avvenuto lo scorso 8 giugno.

La diocesi di Ahiara è composta da 128 preti e serve 520.000 fedeli su una popolazione totale del distretto di 675.000 persone. La diocesi nei decenni ha assunto una funzione strategica per il cattolicesimo in Nigeria e una importanza nazionale agli occhi del Vaticano. La ribellione espressa dal clero di Ahiara riguarda la nomina di Ebere Okpaleke a Vescovo della diocesi ordinata da Papa Benedetto XVI nel 2012. Il clero e la comunità di fedeli si era all’epoca opposta alla nomina in quanto Okpaleke non appartiene alla etnia maggioritaria dell’area: i Mbaise. Il clero di Ahiara aveva intravisto nella nomina del Vescovo un tentativo da parte della Santa Sede di diminuire l’influenza etnica Mbaise sulla diocesi. Nonostante le proteste, Papa Benedetto XVI aveva confermato la nomina, creando forti rancori che hanno portato ad una mancata collaborazione tra clero locale e il Vescovo Okpaleke.

L’etnia Mbaise è nota per i suoi sentimenti anticlericali e anti cattolici espressi fin dai tempi dei primi missionari in Nigeria. Culturalmente attaccati alle religioni locali ma costretti a convertirsi dalle baionette del Regno Britannico, i Mbaise hanno sempre imposto il controllo etnico sul clero delle zone appartenenti al loro antico regno. Gli storici nazionali fanno notare che questa conversione forzata fu appoggiata dal Vaticano e dalla Gran Bretagna nel periodo coloniale ma richiesta dalla locali autorità nigeriane per sottomettere l’etnia Mbaise. Per controllare la ribellione nata dalla nomina del Vescovo Okpaleke, il Vaticano aveva nominato  nel luglio 2013 amministratore della diocesi di Ahiara il Cardinale di Abuja (capitale della Nigeria) John Onaiyekan. A distanza di 5 anni Okpaleke e Onaiyekan non sono riusciti a domare la rivolta del clero Mbaise e l’intervento del Santo Padre si è reso inevitabile.

Il rifiuto del vescovo Okpaleke in quanto non appartenente alla etnia Mbaise è un diretto attacco alla dottrina cattolica che individua nel Papa la più alta autorità nel nominare i Vescovi. Secondo quanto previsto dalla dottrina al Papa spetta l’ultima parola sulla dignità e idoneità di un candidato episcopale. Il ruolo della Chiesa locale è limitato al compito di esprimere le raccomandazioni della Conferenza Episcopale locale. La Chiesa locale è chiamata al rispetto della decisione papale anche se le raccomandazioni fatte non state parzialmente prese in considerazione o sono state ritenute non pertinenti.

Il comunicato redatto dalla Santa Chiesa relativo alla situazione vigente nella diocesi di Ahiara riconferma la nomina del Vescovo Okpaleke e chiede ai preti ribelli immediata obbedienza al Papa, minacciando la revoca delle nomine ecclesiali che corrisponderebbe all’allontanamento dalla Chiesa. La decisione presa da Papa Francesco è stata giudicata dall’Osservatore Romano come un «duro ma necessario provvedimento» I preti ribelli hanno tempo fino al prossimo 9 luglio per accettare il Vescovo da loro contestato. In caso contrario verranno allontanati.

La decisione papale ha suscitato perplessità e simpatie rivolte al clero ribelle all’interno della Santa Sede e della Chiesa Cattolica. Particolarmente critica è la piattaforma di informazione cattolica Crux Now. «A livello popolare Papa Francesco è percepito come un uomo di dialogo e pace. Nonostante ciò nei momenti difficili affiora la classica mentalità del superiore gesuita. La decisione presa da Santo Padre conferma che quando parte del clero mette in discussione le sue decisioni, Papa Francesco le impone tramite il voto di obbedienza», spiega Crux Now.

Secondo questa piattaforma cattolica di informazione, il Vaticano è stato storicamente attento a non compromettere o alterare la composizione etnica del clero africano ed estero in generale. Nel Quebec, i vescovi nominati appartengono tutti alla maggioranza francofona. In Belgio i vescovi fiamminghi e valloni vengono nominati nelle zone dominate dalle rispettive etnie. In Africa l’appartenenza del Vescovo allo stesso gruppo etnico della diocesi è difesa ad oltranza. Una difesa che porta anche a drammatici regolamenti di conti interni. Negli anni Novanta la diocesi di Bukavu (capoluogo della provincia del Sud Kivu, est del Congo) fu teatro di un duro scontro tra il clero appartenente al gruppo etnico dominante a Bukavu, Shi, e il Vescovo Kataliko (originario della etnia Nande del Nord Kivu). Lo scontro terminò con la misteriosa morte di Kataliko avvenuta per avvelenamento. L’assassinio fu addossato alle truppe di occupazione ruandesi presenti durante la seconda guerra pan africana in Congo (1998 – 2004) ma forti sono i sospetti che i mandanti si nascondevano tra le fila del clero Shi della diocesi di Bukavu. Dopo la morte di Kataliko e un lungo periodo di limbo amministrativo fu nominato un nuovo Vescovo appartenente all’etnia Shi che mise termine allo scontro etnico interno alla diocesi.

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