domenica, Luglio 25

Nigeria. Chibok Girls: Un’operazione mediatica?

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Il Governo nigeriano ha annunciato la liberazione di 82 ragazze tenute schiave dal gruppo terroristico Boko Haram affermando che appartengono al gruppo di 300 ragazze rapite il 15 aprile 2014 presso la scuola media superiore di Chibok, nord est della Nigeria: un rapimento di massa che scatenò l’indignazione internazionale. Le ragazze liberate sono al momento custodite presso la località di Banki, vicino al confine con il Camerun, in attesa di essere trasferite ad Abuja, la capitale. La notizia della liberazione delle ragazze è stata diffusa dal Governo a tutte le agenzie stampa internazionali, fornendo foto e video delle studentesse ora sotto la custodia delle forze dell’ordine e di un team di supporto medico e psicologico.  

La liberazione delle ragazze è stata salutata con entusiasmo dai media internazionali. Finalmente una buona notizia dalla Nigeria, Paese africano noto alla cronaca per la devastante guerra contro il gruppo salafista Boko Haram (ora affiliato al DAESH), pogrom contro la comunità cattolica nel centro sud che rischiano di far scoppiare una guerra religiosa, i motti indipendentistici nel Biafra, la corruzione endemica che favorisce multinazionali come SHELL ed ENI, inauditi disastri ambientali e l’intollerabile divario tra ricchi e poveri.

Se l’opinione pubblica mondiale ha festeggiato alla notizia, quella interna rimane scettica. Troppi elementi contraddittori e atteggiamenti incomprensibili del governo ruoterebbero attorno a questa liberazione. Lo scetticismo prevale tra la maggioranza della popolazione. Le ragazze liberate sono state tenute lontane dai media nazionali che non hanno potuto accedere al luogo di raccolta per intervistarle. Non è stato permesso ai partenti di visitarle. La spiegazione fornita dal governo è che le ragazze si troverebbero in stato di shock che non permette di supportare situazioni emozionanti come i flash dei fotografi o il ricongiungimento con i  loro cari. Dopo le prime cure mediche e supporto psicologico saranno trasferite nella capitale dove si ricongiungeranno con le loro famiglie, libere di rilasciare interviste se lo desiderano.

Una spiegazione plausibile. Queste ragazze sono state tenute in cattività per tre anni costrette a diventare schiave sessuali dei jahaidisti di Boko Haram. Eppure le foto e i filmati rilasciati dal governo ai media mondiali mostrano ragazze composte, pulite e, sopratutto, senza segni evidenti di traumi psicologici. Secondo fughe di notizie le ragazze si esprimerebbero male in Inglese. Un fattore strano visto che le ragazze di Chibok sono state rapite prima dell’esame di Fisica che prevede una avanzata conoscenza della lingua inglese. Che in tre anni abbiano tutte dimenticate l’inglese studiato per anni, lingua coloniale usata normalmente in Nigeria?

Anche la tempistica fa rimanere perplessi. Il rilascio sarebbe avvenuto qualche giorno dopo che il leader di Boko Haram, Abubakar Shekau, si è fatto beffe e ha insultato il Presidente Buhari promettendo una escalation di violenze su tutto il territorio nazionale e chiarendo che non può esistere nessun compromesso che risolva il conflitto in atto nel nord dal 2011. Cosa ha fatto cambiare idea a Shekau per spingerlo a fare un simile gesto di distensione e apertura al dialogo, rilasciando 82 ragazze diventate ormai mogli di miliziani?

«Nessun familiare è riuscito a contattare le ragazze liberate per la semplice ragione che il governo non ha ancora reso noto la loro identità per motivi inspiegabili. I parenti delle ragazze di Chibok rapite tre anni fa non sanno se tra questo gruppo vi siano anche le proprie figlie. Il Governo impedisce ogni informazione ed è impossibile contattare le ragazze . Sembra una cospirazione da film. Queste ragazze sono diventate proprietà del governo? Se si in quali termini e per quale ragione?» si domanda Aisha Yusuf una delle leader della campagna nigeriana Bring Back Our Girls  (riprendiamoci le nostre ragazze) in una dichiarazione rilasciata nella serata del 7 maggio scorso. Madame Yusuf rivela che le precedenti 21 ragazze di Chibok liberate qualche mese fa non hanno ancora raggiunto i loro familiari e comunità. Dove sono?

Un domanda che l’opinione pubblica nigeriana pone con insistenza senza trovare convincenti risposte dal governo. Bring Back Our Girls afferma che fino ad ora nessuna ragazza di Chibok ha potuto ricongiungersi con la famiglia. Vengono tenute in custodia in una località vicino alla capitale dove frequenterebbero la scuola. Alcuni parenti sono riusciti ad incontrare le ragazze solo per pochi minuti e sotto sorveglianza della polizia. Vietate le conversazioni telefoniche e social media tra le ragazze i loro parenti. Nessuna ragazza è autorizzata a rendere visita alle famiglie o di parlare con i genitori in assenza di un poliziotto. Perché tutta questa protezione di ragazze che va contro ogni pratica di reinserimento sociale delle vittime del terrorismo? Cosa si nasconde dietro alle necessità di proteggere le ragazze liberate e la sicurezza nazionale? Molti pensano che la spiegazione sia molto dolorosa. In questi anni di periodiche ed mediatiche liberazioni di ostaggi tenuti da Boko Haram, poche sono state le ragazze di Chibok liberate. La maggioranza dei casi potrebbero essere una disgustosa messa in scena.

Non avendo accesso alle ragazze e ricevendo dal governo informazioni contraddittorie i media nigeriani hanno analizzato tutte le ipotesi e formulato inquietanti domande di cui l’opinione pubblica nazionale esige risposte. Il governo non fornisce spiegazioni credibili e continua per la sua strada nel rafforzare l’impatto politico della liberazione delle ragazze attraverso una campagna mediatica condotta da propri esperti di comunicazione. Una campagna che sembra più rivolta ai media internazionali che a quelli nazionali.

L’annuncio della liberazione delle 82 ragazze è avvenuto due giorni prima la partenza del Presidente Buhari per Londra. Era ritornato nella capitale dopo un ricovero di sei mesi per curare una malattia coperta da segreto di Stato. Nonostante le cure ricevute in una struttura ospedaliera specializzata a Londra, le condizioni di salute del Presidente sono così precarie da costringerlo a restare chiuso presso la sua residenza ad Abuja. Solo un ristretto gruppo di fidati lo può avvicinare. Buhari riuscirebbe a garantire solo gli affari di Stato urgenti. Nel Paese e sui social network circolano rumori che il Presidente sia già morto ma che il governo nasconda il tutto per trovare una soluzione politica che permetta di restare al potere senza indire nuove elezioni.

Per smentire questi pettegolezzi venerdì scorso il Presidente Buhari è apparso alla Grande Moschea di Abuja durante la preghiera. L’evento era stato preparato nei minimi dettagli con la piena partecipazione dei media nazionali, foto e video del Presidente mentre pregava. Il giorno dopo la sua comparsa pubblica è partito per ritornare a Londra. Il governo assicura che si tratta della necessità di ricevere le ultime cure mediche. Il Presidente presto ritornerà nel Paese in piena forma.

Le foto e video della sua comparsa alla moschea rivelano un volto assente, e un uomo consumato dalla malattia. Si mormora che Buhari soffra di demenza. Durante la preghiera alla moschea i suoi movimenti sembravano non coordinati e si è notata la sua difficoltà a parlare coerentemente. Nessuno in Nigeria crede al suo ritorno. Al contrario tutti stanno assistendo le mosse del governo per garantire il controllo del Paese. Forti le probabilità che il Vice Presidente Yemi Osinbajo riceva l’incarico della Presidenza Ad Interim per il periodo di assenza di Buhari. Questo incarico permette di assolvere a tutte le funzioni presidenziali in accordo e collaborazione con la maggioranza di governo. In molti pensano che se il Vice Presidente riceverà tale incarico, questo sarà il segnale che il governo (mussulmano) si sta preparando al dopo Buhari per mantenere il potere e non indire nuove elezioni.

Se gli verrà offerto l’incarico Ad Interim, Osimbajo potrebbe gradualmente aumentare il controllo sulla Presidenza a secondo dell’evoluzione della malattia di Buhari e diventare Presidente in caso di decesso. Un presidente eletto da nessuno che riceverebbe l’incarico di gestire il Paese fino allo scadere del mandato di Buhari. Un tempo sufficiente per riprendersi dalla scomparsa del leader, rafforzare le alleanze politiche ed economiche, preparare la campagna elettorale. Secondo sondaggi informali le elezioni anticipate favorirebbero i partiti di opposizione cristiani. In Nigeria è sempre stato una questione di sicurezza nazionale garantire la Presidenza a cattolici e mussulmani.

«La verità sulla liberazione delle 82 ragazze di Chibok è unica e terribile. Una operazione di marketing attuata per distrarre l’opinione pubblica nigeriana dalle gravi situazioni del Presidente e dalla precarietà politica del Governo» afferma il giornalista Fani-Kayode Femi in un suo articolo pubblicato su Vanguard uno dei principali quotidiani d’opposizione, molto popolare nel Paese.

Il Presidente Buhari non è ancora morto, ma il suo stato di salute non promette nulla di buono. Il Governo sembra lottare per evitare elezioni anticipate. Una situazione assai delicata che potrebbe compromettere la capacità di governo e forze armate di gestire il Paese, distruggere la minaccia terroristica di Boko Haram e impedire che il movimento indipendentistico del Biafra: Indigenousnous People of Biafra IPOB (guidato da Nnamdi Kanu ancora detenuto in carcere per attentato alla integrità territoriale della Nigeria) si radicalizzi fino a creare le basi per una rivolta armata che potrebbe scoppiare in un qualsiasi momento.

Il rilascio delle 82 ragazze di Chibok si tratta per molti di una messa in scena per coprire la malattia di Buhari e la delicata situazione in cui si trova il Paese. È il pensiero comune della popolazione e della maggioranza dei media che considerano la notizia come un puro atto di propaganda. «Il governo sta vendendo un show a basso costo per distrarre la popolazione» si sente dire presso le strade di Abuja e delle principali città. L’opinione pubblica non sembra dimostrare gioia nella lieta notizia della liberazione di un così alto numero di ragazze ostaggio di Boko Haram. Tra il popolo è più forte la preoccupazione sul futuro della Nazione.

Fonti locali degne di fiducia si fanno interpreti dei dubbi popolari rivelandoci le due versioni alternative sulla liberazione delle ragazze che circolano in Nigeria. La prima versione sospetta che queste 82 ragazze facciano parte di prigionieri liberati in precedenti operazioni militari o pagamento di riscatti avvenuti nel 2016. Le forze dell’ordine le avrebbero raggruppate per poter creare una campagna mediatica a favore del governo. La seconda sospetta che le 82 ragazze siano veramente state liberate in queste settimane ma sotto pagamento di un riscatto che ammonterebbe a quasi un milione di dollari, pagato in segreto ai terroristi di Boko Haram.

Secondo le fonti locali la verità risiederebbe nel mezzo.  Il governo avrebbe pagato un riscatto per alcune decine di ragazze tenute prigioniere (il riscatto sarebbe inferiore al milione di dollari) e avrebbe aggiunto altre ragazze precedentemente liberate per ottenere un numero ad effetto.

Le fonti di informazione fanno notare che una settimana prima del rilascio delle 82 ragazze il governo aveva informato che erano in corso delle trattative con Boko Haram per il rilascio delle ragazze di Chibok. Questa dichiarazione era stata fatta anche lo scorso marzo. I media sospettano che le trattative ruotassero sulla contrattazione del riscatto richiesto dal gruppo terroristico. Un riscatto che servirà per compare altri armi e munizioni per combattere la forza regionale africana e trucidare altri civili inermi.

È parere di queste fonti che la liberazione delle 82 ragazze sia strettamente legata alla copertura della malattia del Presidente ma che sia servita anche per diminuire le tensioni e la rabbia per il caso specifico delle Chibok Girls. Il rapimento di 300 ragazze e l’incapacità di liberarle dimostrata dal governo in questi 3 anni sono un argomento molto scottante in Nigeria. La popolazione individua nelle sorti di queste ragazze l’incapacità del governo di proteggere i propri cittadini. La prima settimana di maggio il gruppo Bring Back Our Girls aveva indetto manifestazioni e giornate di sensibilizzazione su tutto il territorio nazionale accusando il governo di non essere in grado di mantenere le promesse relative alla liberazione delle ragazze. Queste iniziative avevano aumentato la rabbia e il malcontento popolare.

Difficile conoscere la realtà. L’unico dato certo è che la popolazione rifiuta la versione governativa della liberazione delle ragazze, evento osannato a livello mondiale ma messo in serio dubbio dai nigeriani che si dimostrano più interessati a conoscere la verità sulle condizioni di salute del loro Presidente. Il segreto di stato sulla sua malattia e gli intrighi di Palazzo evidenti e noti a tutti non fanno altro che esasperare la popolazione. L’Amministrazione Buhari è contestata sia dai cattolici che dai mussulmani. Questi ultimi lo accusano di favorire l’etnia nomade Fulani e di non difendere adeguatamente la comunità mussulmana nel nord, continuamente sotto attacco da Boko Haram.

Il gruppo terroristico ha subito molto perdite e vari territori occupati sono stati liberati grazie all’intervento della coalizione militare regionale assicurata da Ciad, Camerun e Niger. Nonostante questi successi Boko Haram non è stato debellata, la sua capacità offensiva ridotta ma non annullata. Al contrario le forze dell’ordine dimostrano tutta la loro debolezza nel contrastare l’ondata di attacchi terroristici che Boko Haram ha scatenato a seguito delle sconfitte militari subite. Attacchi che vengono attuati senza pietà utilizzando bambine kamikaze di 12 anni. Dal 2014 Boko Haram ha compiuto 117 attacchi terroristici utilizzando minori tra cui le ragazze di Chibok.

La comunità cristiana accusa Buhari e il governo di sostenere  ed incoraggiare bande criminali Fulani che dal 2015 stanno compiendo dei deliberati e premeditati pogrom contro i cattolici per occupare le loro terre ed impossessarsi delle loro proprietà. Nel Biafra tutti accusano il governo di aver ucciso a sangue freddo centinaia di manifestanti indipendentistici e di aver organizzato una campagna di esecuzioni extra giudiziarie. 

I dati oggettivi della attuale situazione socio politica in Nigeria sono sfavorevoli alle versioni ufficiali fornite dal governo sulle ragazze liberate e la malattia del Presidente. Con Buhari in fin di vita, la lotta contro Boko Haram che continua, i primi focolai di guerre religiose contro le comunità cattoliche nel centro sud del Paese e la corruzione che ha superato ogni livello ‘accettabile” il governo centrale necessitava disperatamente di una notizia positiva di impatto internazionale. Con la liberazione delle 82 ragazze di Chibok l’ha ottenuta.

Molti tra la popolazione sono ormai convinti che sia una operazione mediatica creata ad hoc per nascondere una verità a portata di mano ma costantemente tenuta nascosta. Tra le ragazze di Chibok rapite tre anni fa poche sono state veramente liberate. Varie sono morte di parto non assistito, si sono tolte la vita per liberasi dalla condizione di schiavitù sessuale o rimaste vittime degli scontri armati con l’esercito. Altre si sono immedesimati nei loro rapitori, per poter sopravvivere, accettando il processo di radicalizzazione religiosa che, una volta innescato, difficilmente prevede un ritorno alla normalità.

Secondo le testimonianze di miliziani di Boko Haram catturati le ragazze di Chibok sono state divise in vari campi terroristici. Sono tenute isolate da altri prigionieri in attesa di riscatto o fatti prigionieri per ottenere manodopera gratuita. Ricevono ottimo cibo e continuo indottrinamento religioso. Queste ragazze, ora votate alla causa grazie ad un crudele lavaggio di cervello e allo spirito di sopravvivenza, possono ora essere più interessate a partecipare alla Jihad contro gli infedeli facendosi esplodere nei mercati e stazioni di autobus che di essere liberate e rivedere i propri familiari.

Il governo nigeriano sembra non curarsi dei dubbi che imperversano sulla stampa nazionale. L’associazione Bring Back Our Girls in uno dei suoi ultimi post su Facebook informa che i media continuano a chiedere maggiori dettagli sulla liberazione delle ragazze senza ricevere risposte dal governo che in questo caso sta violando la sua stessa legge sulla informazione: il Freedom of Information Law.

 Il governo ha eretto un muro di silenzio invalicabile. Per evitare importanti fughe di notizie custodisce le Chibok Girls in luoghi segreti isolandole dalle loro famiglie e comunità d’origine. Le uniche informazioni rilasciate sono tese a glorificare le azioni di polizia, esercito e del Presidente Buhari nella lotta contro il terrorismo. Ieri il Ministro della Informazione: Lai Mohammed ha dichiarato che la liberazione delle 82 ragazze è solo la prima fase per la liberazione di tutte le studentesse rapite a Chibok nel 2014, progetto inserito all’interno di imminenti operazioni militari per liberare da Boko Haram tutto il nord est del Paese.

Per l’occasione si è ricordato l’impegno del 27 aprile scorso da parte della Banca Africana per lo Sviluppo di stanziare 1 milione di dollari per ricostruire l’istituto scolastico Government Girls Secondary School di Chibok, Stato del Borno. Una volta ricevuti, i fondi i lavori saranno affidati al genio militare. Una notizia che rasenta l’inverosimile. Come si può giustificare che una nazione di petrodollari come la Nigeria non sia in grado per tre anni di ricostruire una scuola superiore di distretto e debba attendere un prestito della Banca Africana? Dove vanno a finire i proventi del petrolio? Altra domanda che il governo rifiuta di offrire risposte…

Notizia dell’ultima ora: le 82 ragazze sono state trasferite ieri in una località segreta vicino alla capitale grazie ad un volo organizzato dall’Aviazione Militare nigeriana. Nessun contatto con media e familiari è al momento previsto.

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