sabato, Ottobre 23

Niger: interessi francesi sulla rotta della Jihad

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Il Paese, di fatto, presenta le stesse caratteristiche del Mali: dalle forti presenze di Aqim situate nel desertico Nord, fino ad avere un Governo non molto forte a Niamey, la Capitale, a Sud, nella savana. La condotta politica nazionale, come quella maliana, è fortemente influenzata dalle vicine Nigeria e Ciad, mentre si riconosce ancora nella cultura la forte impronta colonizzatrice francese del XIX secolo. Aqim, che sebbene sia alleata con lo Stato Islamico di Daesh e lo appoggi in Libia, non ne condivide le scelte tattiche; essa non mira a destabilizzare e a conquistare il Niger, bensì a mantenerlo in pace al fine di utilizzarlo in maniera indisturbata per i traffici illeciti e non consentendo alla comunità internazionale un intervento legittimo per sradicare il terrorismo dal Paese.

Questa pace nigerina, irreale se si confronta al caos bellico dilagante nell’area, è destinata a durare fintantoché il Paese continuerà ad essere un corridoio per i trafficanti, dei quali gli interessi coincidono con quelli di bande locali, interessate molto più al profitto che alla guerra.

Con questo la Francia, ancora impegnata a combattere Aqim in Mali e a pianificare la guerra contro Daesh in Libia, può comunque esercitare una certa influenza sul Niger, attraverso accordi militari ed economici. Essendo il Paese povero e non completamente in grado di fronteggiare una minaccia terroristica, la Francia potrebbe offrire al Governo locale un rafforzamento del suo potere, attraverso la fornitura di mezzi di sussistenza, armi e soldati dell’Armata Francese, al fine di rendere i capi dello Stato nigerino filo-francese, giustificando anche così l’intervento armato agli occhi della Comunità Internazionale.

Il Niger costituisce un grande crocevia africano: sui suoi territori si intersecano le rotte migratorie dirette in Libia e in Algeria, mentre trafficanti di armi e di droga percorrono la linea di confine del deserto (indifesa e difficilmente pattugliabile) per transitare indisturbati nelle aree appartenenti ai due Stati che mantengono la loro sovranità territoriale: Algeria e Niger.

Questa mancata sicurezza dei confini desertici non dipende da una totale assenza di controllo, bensì dalla natura stessa del Sahara, nonché da una certa politica applicata dal Niger. Mentre, infatti, la Libia e l’Algeria effettuano dei tentativi per respingere le ondate migratorie e bloccare i trafficanti di droga e armi (sebbene la Libia non sia nelle condizioni politiche necessarie ad arrestare totalmente il flusso), il Niger concentra i suoi sforzi esclusivamente nel mantenere in pace il suo territorio, senza dichiarare apertamente guerra al terrorismo jihadista oppure di favorirlo. Le forze di polizia nigerina sequestrano i carichi di armi destinate ad Aqim, tuttavia non ritengono le loro risorse sufficienti ad ingaggiare uno scontro con il jihadismo magrebino.

Il Niger, dunque, non è veramente in pace, come non si può asserire che i suoi territori siano sicuri; ciononostante, lo Stato africano mantiene il suo status quo, anche se nessuno può dire per quanto tempo tale precario equilibrio possa reggere. Sulla base di ciò si potrebbe muovere la Francia, la quale, appunto, potrebbe garantire la sopravvivenza dello Stato e la sua sovranità impegnandosi al posto suo in quella guerra al terrore che si sta combattendo in Africa.

Con un efficace intervento, Parigi potrebbe assicurarsi il completo e finale controllo della rotta percorsa da circa due terzi del traffico di armi e droga in Africa, oltre a poter ridurre il flusso migratorio attraverso la costituzione di centri di assistenza e di un corridoio umanitario, trasformando così la via dei traffici illeciti in uno strategico centro di assistenza ai profughi.
Facendo tutto questo, il flusso di migranti calerebbe sensibilmente e il terrorismo nordafricano non avrebbe più una rotta di rifornimenti. Il tutto attraverso il passaggio obbligato del Niger.

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