martedì, Settembre 28

Niger: interessi francesi sulla rotta della Jihad

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Il Continente africano, dilaniato dai conflitti interni, dalla povertà e dalle guerre, si trova tristemente protagonista delle vicende geopolitiche attuali.
Si è parlato molto della Libia ultimamente: l’Occidente, in particolare, sembra aver preso molto a cuore il rafforzamento e la sopravvivenza del fragile Governo di Unità Nazionale libica, che sta proprio in questi giorni emettendo i primi vagiti.
Mentre i media mondiali concentrano la loro attenzione sulle coste settentrionali del continente, vicinissime all’Occidente europeo, l’Africa Occidentale rivela ancora una volta il suo ruolo da protagonista negli equilibri mondiali.

Non è un mistero che l’area sub-sahariana rappresenti la vera fonte di introiti della Jihad africana, una dispensa di denaro fatto di contrabbando, narcotraffico, masse di migranti e armi. I jihadisti hanno tutto l’interesse di controllare le rotte che dall’Africa Centrale, attraverso tre differenti itinerari, conducono al mare. Questi tre percorsi, calcati per lo più dagli esuli, attraversano (oltre che il deserto) grandi città e territori strategicamente importantissimi: tra questi il Niger, del quale si è iniziato parlare la scorsa settimana in relazione alla ‘guerra segreta francese’ in Libia.

Il Niger è un Paese che non ha sofferto ingenti danni politici dallo stato di  semi-anarchia che sta imperversando negli Stati limitrofi, sebbene non possa vantare delle istituzioni stabili. La popolazione nigerina (da non confondere con i nigeriani, abitanti della vicina Nigeria) non è affatto numerosa, inoltre la vastità di zone desertiche (specialmente a Nord) e l’assenza di megalopoli fanno del Niger uno Stato africano povero, nel quale l’agricoltura e la pastorizia costituiscono la forma di introito principale.
Da queste prime valutazioni verrebbe da pensare che il Niger non sia affatto un Paese strategico, parte di quell’Heartland africano il cui controllo sarebbe decisivo per ottenere la vittoria contro il jihadismo internazionale, tuttavia è proprio la posizione geografica a fare del Niger un obiettivo appetibile per diverse fazioni in campo.

Aqim, Al-Quaeda nel Maghreb islamico, non si limita ad essere una organizzazione terroristica finalizzata a colpire gli ‘infedeli’ e gli ‘apostati’ nel Centro Africa, ma controlla una serie di basi dislocate ai confini di Mauritania, Algeria, Mali, Tunisia, Libia e Niger, dalle quali conduce numerose azioni per il dominio dei territori più rurali di questi Paesi (basti pensare che in Libia le principali basi di Aqim sono situate nel remoto Fezzan, nel deserto).

Il Niger collega il Mali con la Libia: è proprio attraverso il Niger che le guerre dal 2011 ad oggi si sono spostate con tanta facilità dal Nord al Centro Africa, con le sue milizie jihadiste, i suoi mercenari e i suoi combattenti regolari. L’unico modo per raggiungere efficacemente la costa settentrionale del continente è il passaggio del Niger, più sicuro e meno controllato della rotta algerina; tutto ciò si denota dai percorsi intrapresi dagli emigranti, respinti indietro sistematicamente dalle forze di Algeri e invece con meno forza da quelle nigerine e libiche.

Alla luce di questo la Francia, attore protagonista della guerra al terrorismo in Mali e desiderosa di inviare forze in Libia, al fine di non permettere ancora al jiahdismo internazionale di oltrepassare il mare e di colpire ancora una volta Parigi, guarda con interesse il Niger, tanto vicino e simile al Mali, eppure non ancora sconvolto dal conflitto.

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