martedì, Ottobre 19

Niger: al voto all'ombra dell'IS

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I sauditi, attraverso il wahhabismo, sono riusciti a emarginare la corrente laica degli universitari nigerini rappresentata dalla Unione degli Studenti Nigerini della Università di Nyamey. Il loro leader, Inoussaa Abdouramane, riuscì, nel 2014, a creare un movimento studentesco di pericolose dimensioni contro lo strapotere della multinazionale Areva, a cui furono associate le pessime condizioni di studio, la corruzione della classe politica nigerina e la politica imperialista della Francia. Il movimento fu distrutto sia dalla repressione del generale Issoufou, sia dal isolamento dalla massa degli studenti universitari vittime del lavaggio del cervello del wahhabismo saudita.

Secondo il giornalista Olivier Monnier, esperto in questioni arabe, la penetrazione della Arabia Saudita non sarebbe iniziata cinque anni fa ma negli anni Novanta. «La monarchia saudita ha iniziato a finanziare la penetrazione del wahhabismo in Niger e nell’Africa Occidentale in generale agli inizi degli anni Novanta. A suon di milioni di dollari gli Imam della corrente più fondamentalista del Islam hanno aperto mosche e scuole coraniche in ogni angolo del paese, imponendo  una stretta interpretazione del Islam in contrapposizione  alle correnti religiose aderenti al Islam moderato», spiega Monnier. «La società nigerina sta diventando sempre più conservativa. Quasi tutti gli edifici pubblici ospitano una moschea, le donne sono costrette a coprirsi integralmente e ogni raduno, sia esso politico, culturale o sportivo, si apre con la preghiera. Pratiche religiose ossessive e aliene alla cultura mussulmana del Niger», avverte l’antropologo francese Jean-Pierre Olivier de Sardan che lavora e vive a Nyamey capitale del Niger.  Risentimento sociale contro un regime fantoccio dei francesi, disoccupazione di massa e mancata istruzione pubblica sono elementi base per lo sviluppo del wahhabismo nel Paese. Anche molti politici locali si affidano alla protezione degli Imam estremisti finanziati dai sauditi per ottenere i voti necessari per la loro carriera.

L’espansione del wahhabismo in Niger rappresenta il più evidente paradosso della alleanza tra Francia e Arabia Saudita. Una alleanza dettata da interessi petroliferi francesi e oscure quanto incontrollabili logiche imperialiste nella regione mediorientale. Parigi è convinta di poter controllare la monarchia saudita utilizzando i suoi petrodollari e le sue truppe per eliminare l’anomalia del regime laico di Bashar al-Assad in Siria, cerare un caos politico e instabilità regionale permanenti a favore degli interessi occidentali e di Israele, e allo stesso tempo contenere l’espansionismo iraniano in previsione di comprendere la miglior tattica per provocare il crollo del regime sciita di Teheran.
L’Eliseo sembra non comprendere che la pedina saudita è, in realtà, la regina della scacchiera.

 

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