venerdì, Maggio 14

Niger: al voto all'ombra dell'IS

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Il Presidente Mahamadou Issoufou non è riuscito ad ottenere la maggioranza necessaria per evitare il secondo turno delle elezioni. I risultati delle elezioni del 21 febbraio (48,4%) lo obbligano affrontare il suo rivale, l’ex Primo Ministro Hama Amadou (17,8%). La sconfitta subìta da Issoufou ha sorpreso la comunità internazionale, sopratutto il ‘padrino’ nigerino, Parigi. La Francia considera il Generale Issoufou il Presidente ideale per la salvaguardia degli interessi della multinazionale Areva, leader dell’energia atomica. Una multinazionale che controlla di fatto l’economia e la vita politica del Paese africano, tra i più poveri del continente ma detentore di importanti riserve di uranio, seconde solo a quelle della Repubblica Democratica del Congo.

La Francia non ha protestato quando il Generale Issoufou ha ‘giocato sporco’ per ottenere il secondo mandato incarcerando il leader dell’opposizione con la falsa accusa di traffico di minori. Amadou, palese vittima della repressione del regime, non si è arreso e ha condotto la campagna elettorale dal carcere. Una scelta, quella francese, coerente con il passato. Dietro alle condanne ufficiali dettate da esigenze di protocollo diplomatico, Parigi salutò con entusiasmo il colpo di Stato del Generale Issoufou del 2010 e mise a disposizione esperti di marketing per garantire la vittoria alle elezioni presidenziali del 2011. Operazione necessaria per assicurare a loro uomo una parvenza di legittimità democratica.

Il secondo turno delle elezioni presidenziali, fissato per il 20 marzo, sarà un dura prova per il generale golpista. Il suo rivale è riuscito ad aggregare una coalizione di quattro partiti di cui i candidati (presentatesi in liste singole) hanno ottenuto al primo turno un totale di preferenze pari al 38%. A questo si potrebbero aggiungere molti voti di cittadini che hanno scelto di astenersi. Incoraggiati dalla possibilità di un reale cambiamento democratico, per la prima volta non dettato dalla ex potenza coloniale, questi cittadini (33% del elettorato) potrebbero decidere di recarsi in massa alle urne per sostenere il leader della opposizione. La possibilità che Amadou possa ottenere la vittoria inquieta la multinazionale Areva, in quanto il leader della opposizione è noto per le sue idee nazionalistiche. Si teme una revisione dei contratti siglati e scandalosamente a favore della multinazionale francese.

Il Generale Issoufou sta impostando la campagna per il secondo turno sulla difesa dello Paese dal pericolo islamico rappresentato dal gruppo terroristico nigeriano Boko Haram. Negli ultimi mesi Boko Haram ha attuato una serie di incursioni e attentati terroristici nella regione di Diffa, al confine con la Nigeria, costringendo il Governo nigerino a dichiarare lo stato di emergenza. Il Niger partecipa alla coalizione di truppe africane che stanno combattendo Boko Haram in Nigeria, ottenendo ottimi successi militari grazie sopratutto alle truppe scelte inviate dal Presidente ciadiano Idris Deby Itno. La coalizione è sostenuta a livello logistico dalla Francia. Una collaborazione militare fragile. Camerun, Nigeria e Ciad accusano ormai apertamente la Francia di fornire armi e munizioni ai terroristi nigeriani.

In realtà, il pericolo rappresentato da Boko Haram è uno specchietto per le allodole necessario per nascondere all’opinione pubblica interna e internazionale la vera minaccia del estremismo islamico in Niger: l’ascesa del wahhabismo, la corrente sunnita più radicale del Islam strettamente legata al ISIL DAESH promossa da un alleato francese nel Medio Oriente, l’Arabia Saudita. Tenendo presente come il Niger sia il crocevia naturale di una rotta vitale per i jihadisti africani. La monarchia feudale saudita sta investendo milioni di dollari per convertire la popolazione nigerina al wahhabismo. L’indottrinamento è concentrato sulla fascia più debole e pericolosa della società nigerina: gli studenti universitari.

Questi giovani intellettuali sono frustrati dalla mancanza di prospettive occupazionali dopo la laurea e nutrono forti rancori verso la Francia accusata di essere alla radice della mancata indipendenza e del mancato sviluppo della Nazione. Un terreno fertile per i piani sauditi di egemonia regionale portati avanti sotto la bandiera della purezza religiosa. In meno di cinque anni sono sorte 12 moschee all’interno dei campus universitari che predicano l’estremismo islamico. Gli Imam, osteggiati dal clero mussulmano nigerino tradizionalmente moderato, sono sospettati di avere stretti contatti con il ISIL-DAESH, gruppo terroristico finanziato dalla Arabia Saudita nella sua storica lotta contro l’espansionismo sciita del Iran. Si sospetta che queste moschee abbiano iniziato ad arruolare giovani universitari per ingrossare le milizie DAESH impegnate sul fronte libico.

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