sabato, Maggio 15

Niente scuse al Cavaliere

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Ah, come si stava bene. Invece no, l’assoluzione in Cassazione di Silvio Berlusconi nel cosiddetto caso Ruby ci  riporta, in un battibaleno, nel clima che tutti avevamo frettolosamente dimenticato/rimosso, fatto di discussioni faziose, dichiarazioni sopra le righe,  grande caciara mediatica di pronto impiego politico.

Dico subito una cosa:  nessuno deve scuse all’ex Cavaliere. Egli è stato semplicemente assolto in un processo, come capita a tanti. Processo dal quale sono emersi fatti di enorme squallore, comportamenti  che hanno contribuito  a mettere a fuoco le abitudini personali dell’uomo che è stato padrone assoluto del nostro paese per decenni. Non è stato dimostrata, nonostante pesanti indizi e riscontri, la colpevolezza del nostro riguardo al reato di istigazione e sfruttamento della prostituzione minorile, e ce ne rallegriamo quantomeno per l’immagine formale dell’Italia all’estero, ammesso che questa ne risenta positivamente.

Come abbia reagito l’opinione pubblica alla notizia della sentenza non è facile da capire. L’impressione è che nel profondo ci sia una diffusa stanchezza per l’argomento, nonostante il risalto mediatico che accompagna avventure e disavventure del califfo di Arcore, fonte inesauribile di storie a tinte forti da vendere agli appassionati consumatori del genere, indipendentemente dalla loro posizione politica.

I sodali politici di Berlusconi gridano alla santificazione postuma del capo vilipeso, cavalcando la prima buona notizia da un annetto a questa parte, e già parlano di vittima sacrificale del solito complotto rosso.

Qualche voce anarchicamente libertaria si è levata applaudendo e interpretando la sentenza come fosse un baluardo anti censorio e un punto a favore della libertà sessuale incondizionata. A questi ricorderei solo l’evidente disprezzo emerso, da parte dell’imputato, nei confronti della donna, gestita come puro oggetto di sollazzo e piacere dietro pagamento di compensi elevatissimi. Libero lui di elargirli, libere le prostitute maggiorenni di accettarli. Liberi tutti di pensarne ciò che si crede, affrontando però con onestà intellettuale e, perché no, morale, tutti gli aspetti che la questione pone da migliaia di anni alla nostra specie. Immaginando per esempio di essere il genitore di un’olgettina e non solo un avido lettore di  storielle boccaccesche.

I più garantisti infine, obiettano che gli inquirenti si sarebbero mossi con eccessive forzature e faziosità, indegne delle istituzioni, nell’istruzione del processo.

Questo tipo di valutazioni è inevitabilmente carente di un numero enorme di elementi, raccolti dagli inquirenti stessi nello svolgimento di un lavoro che si ha il dovere di presumere alieno da influenze di qualunque tipo, pena il decadere delle basi su cui si fonda l’ordinamento giuridico.

L’augurio è che si archivino finalmente in modo definitivo sia la vicenda per quello che è stata, un penoso dibattimento giudiziario in cui la difesa ha portato a casa il risultato sperato, sia il leader politico che ne è stato protagonista, dimostratosi al di là di tutto non all’altezza di rappresentare degnamente l’Italia nel mondo civile.

 

 

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