sabato, Maggio 8

Niente Maratona di Betlemme per Masri Niente corsa per un ex corridore olimpionico, per via di un blocco imposto dalle autorità israeliane

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Maratona di Betlemme per Masri

Giorno dopo giorno, le costanti tensioni tra israeliani e palestinesi sembrano allontanare sempre di più le possibilità per un accordo tra le due parti, mentre si avvicina rapidamente il termine del 29 aprile, posto come scadenza ultima per il raggiungimento di un accordo framework tra rappresentanti di Israele e Autorità Nazionale Palestinese. Rabbia e risentimento continuano ad avvelenare le relazioni, rendendo sempre più complesso individuare un terreno su cui costruire le possibilità di una convivenza pacifica. Un possibile rinvio dei termini per il raggiungimento dell’accordo su cui poi costruire i successivi negoziati di pace non serve a ripristinare il lieve ottimismo che è trasparso all’avvio dei negoziati nello scorso ottobre.

Nei giorni scorsi, è giunta notizia della decisione israeliana di impedire a 30 atleti palestinesi di abbandonare la Striscia di Gaza per partecipare a una maratona. Tra questi è presente Nader Masri, corridore che ha partecipato alle Olimpiadi di Pechino del 2008. La decisione israeliana ha sollevato nuove polemiche riguardanti i poteri di cui dispongono le autorità di Tel Aviv nei confronti degli abitanti della Striscia, libere di imporre restrizioni e accusate di effettuare discriminazioni arbitrarie e spesso immotivate.

«Il Comitato Olimpico Palestinese ha affermato di aver chiesto a Israele dei permessi per i 30 atleti affinchè questi potessero lasciare Gaza e prender parte alla seconda maratona annuale internazionale nella cittadina del West Bank Betlemme, lo scorso venerdì» riportano gli inviati di Associated Press. Le autorità hanno però negato qualsiasi visto agli atleti, impedendo loro di prender parte alla competizione che riunirà oltre un migliaio di atleti locali e provenienti dall’Europa. «Il divieto limita indubbiamente le mie possibilità di affrontare altri campioni provenienti da altre parti del mondo» ha commentato Masri. Le autorità israeliane avevano consentito in passato a Masri di lasciare la Striscia per gareggiare in competizioni analoghe.

Secondo quanto riportato dal quotidiano israeliano Haaretz, Masri avrebbe effettuato una petizione all’Alta Corte di Giustizia israeliana per ottenere una sospensione del divieto di spostamento verso Betlemme. Le autorità israeliane hanno affermato che la loro decisione di negare il visto è legata a motivazioni di politica interna, in base al desiderio di consentire agli abitanti della Striscia di transitare su territorio israeliano solo per ragioni umanitarie. Secondo Israele, la Maratona Palestinese, cui avrebbe dovuto prendere parte Masri, è parzialmente politica, tendente a coinvolgere al proprio interno organizzazioni di attivisti filopalestinesi e a effettuare richieste lesive delle politiche dello Stato israeliano.

«L’organizzazione per i diritti umani Gisha, che lavora per garantire libertà di movimento ai palestinesi, ha sostenuto la petizione di Masri presso l’Alta Corte Israeliana chiedendo che l’Esercito israeliano garantisca la libertà di movimento di Masri tra la Striscia e il West Bank» riportaMiddle East Monitor. «Il procuratore ha però rifiutato finora, citando “considerazioni politiche e di relazioni straniere”, affermando che dietro la decisione si trova il Ministro della Difesa israeliano Moshe Ya’alon».

La vicenda di Masri è emblematica delle difficoltà delle autorità israeliane di tenersi in equilibrio tra la necessità di garantire il rispetto dei diritti degli abitanti della Striscia e quella di prevenire minacce alla propria sicurezza. Il blocco di Gaza rappresenta a tutt’oggi uno dei maggiori elementi di complessità e discordia, ostacolo all’eliminazione delle tensioni che dilaniano l’area. L’8 aprile, James Rowley, coordinatore per l’assistenza umanitaria ai Territori Palestinesi dell’ONU, ha rilasciato dichiarazioni sulla questione, invitando Israele a sollevare il blocco e a consentire il transito sulle vie regolari che collegano Gaza a Israele. Rowley si è rivolto anche alle autorità egiziane, chiedendo loro di consentire il transito al passaggio di Rafah e non impedire a organizzazioni che portano materiale medico di entrare nella Striscia: da quando in Egitto è stato rimosso dal potere Mohamed Morsi, che aveva fortemente sostenuto il Governo di Hamas nella Striscia, per gli abitanti di Gaza è molto più difficile far entrare nei loro territori beni di prima necessità, carburanti e materiali edili.

Martedì 8, la Wataniya, compagnia telefonica palestinese, ha reso noto che Israele ha bloccato un carico di materiali diretto alla Striscia, necessari per lo sviluppo delle infrastrutture telefoniche all’interno di Gaza. «I carichi che erano destinati a entrare nella Striscia sono stati bloccati. Stiamo aspettando di capire se questa è la posizione definitiva presa dal Governo di Israele» ha detto Fayez Husseini, CEO della compagnia palestinese. Il blocco potrebbe essere letto come ritorsione da parte del Governo israeliano alla decisione di Mahmoud Abbas e dell’ANP di firmare 14 trattati internazionali, tra cui le Convenzioni di Ginevra sulla Condotta delle Guerre e delle Occupazioni, che ha fortemente infastidito Israele. Gli israeliani hanno definito la mossa “unilaterale”, fortemente infastiditi dalla ricerca di appoggio da parte dell’ANP al di fuori dei trattati di pace.

«Quando i palestinesi hanno firmato i documenti per entrare nei trattati e nelle istituzioni ONU, lo abbiamo visto come una grave violazione degli accordi che erano stati raggiunti» ha affermato un anonimo ufficiale israeliano al ‘Financial Times’. «I passi compiuti fino a oggi sono iniziali e modesti, e speriamo sia possibile tornare a prendere parte ai negoziati».

 

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