sabato, Settembre 18

Niente allarmismi per Pompei! field_506ffb1d3dbe2

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Lo scorso 20 marzo si è verificato, nell’area archeologica di Pompei, l’ennesimo crollo di una piccola porzione di muro in una ‘domus’ della Regio V, insula 2, civico E.

La notizia è stata resa nota dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, ma a ruota è seguita la segnalazione della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia, che indicava come l’area fosse già interessata da interventi di messa in sicurezza nell’ambito del ‘Grande Progetto Pompei’, che si concluderanno entro il 2015. Puntualizzazione che ritorna ogni volta che crolla qualche parte all’interno del sito.

I fatti sono avvenuti nell’ordine che segue: nel 2010 il grande crollo della ‘Schola Armaturarum’, poi quello del muro nel Teatro Piccolo, quindi quelli numerosi tra la Necropoli e il Tempio di Venere, infine quello sopra ricordato. Ci sono stati anche dei furti, come quello scoperto da un custode durante una ricognizione casuale il 12 marzo scorso, della figura di Artemide, raffigurata di fronte ad un Apollo, asportata da un affresco nel cubicolo della Casa di Nettuno, una ‘domus’ chiusa al pubblico e priva di telecamera di sorveglianza,. Il furto della decorazione potrebbe, però, essere precedente anche alla data di rilevazione. È da ricordare che nel 2009 era avvenuto un altro furto relativo ad un frammento di cm 15 x 13 di un motivo a festone vegetale con foglie di edera dalla Casa dei Cubicoli floreali, comunemente chiamata domus del Frutteto, che fu rispedito in maniera anonima alla Soprintendenza in un pacchetto con timbro postale di Firenze.

Intanto è decollato il ‘Grande Progetto Pompei che nasce da un’azione del Governo italiano che, attraverso la legge 34 del 2011 (art.2), ha inteso rafforzare l’efficacia delle azioni e degli interventi di tutela dell’area archeologica mediante l’elaborazione di un Programma straordinario ed urgente di interventi conservativi, di prevenzione, di restauro e di manutenzione. È una decisione che si avvale delle risorse del Programma Operativo Interregionale Attrattori culturali, naturali e turismo’ di erogazione europea e dell’Intesa Interistituzionale Legalità e Sicurezza del 20 gennaio 2012 tra il Ministro della Coesione Territoriale, quello dei Beni e delle Attività Culturali, quello dell’Interno, quello dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e il Presidente dell’Autorità di Vigilanza sui contratti pubblici per la sicurezza degli appalti, con la firma del Protocollo di Legalità del 5 aprile 2012.

Le linee fondamentali del progetto sono: la riduzione del rischio idrogeologico nel sito, con la messa in sicurezza dei terrapieni non scavati, delle insulae, il consolidamento e restauro delle murature, quello delle superfici decorate, la protezione degli edifici dalle intemperie con conseguente aumento delle aree visitabili, il potenziamento del sistema di videosorveglianza. Esso prevede un intervento rilevante e impegnativo pari a 105 milioni di euro, tra fondi Fesr e altri nazionali, che mira alla riqualificazione del sito di Pompei entro il dicembre 2015. Il progetto è sostenuto e accompagnato da un adeguato piano di studio tecnico e scientifico finalizzato alla diagnosi, all’approfondimento della conoscenza scientifica e all’indirizzamento delle scelte operative.

Il 19 marzo scorso, a seguito del furto del giorno 12, il Ministro del MiBACT Dario Franceschini ha inoltre convocato una riunione presso il Collegio Romano a cui hanno partecipato il Soprintendente, Massimo Osanna, il direttore generale del ‘Grande Progetto Pompei’, Giovanni Nistri, il vice direttore generale dello stesso progetto, Fabrizio Magani, il direttore generale per le antichità, Luigi Malnati, il segretario generale del MiBACT, Antonia Pasqua Recchia, il capo di gabinetto, Giampaolo D’Andrea, il comandante dei carabinieri del nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale, Mariano Ignazio Mossa. In questa occasione sono state stabilite le misure straordinarie di sicurezza relative a: rafforzamento degli standard di sicurezza del sito archeologico, anche col ricorso ad istituti di vigilanza specializzata; sottoscrizione della convenzione con la società Ales per l’acquisizione di 30 nuove unità di personale per l’accoglienza e supporto alla vigilanza; sollecito all’espletamento delle gare per la videosorveglianza all’interno dell’area archeologica, per la recinzione e l’illuminazione; consulenza specializzata sulle misure di protezione interna da parte del Comando Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale (CCTPC); utilizzo delle competenze tecnico-scientifiche dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro (ISCR) al fine di verificare lo stato delle aree danneggiate dal furto.

Entro Pasqua saranno riaperte anche duedomus’ di rilievo: quella del rilievo di Telefo, una casa la cui particolarità era il gran numero di statue, tutte di scuola neoattica, presenti al suo interno e quella di Marco Lucrezio Frontone, famosa per la ricchezza dei suoi affreschi.

Ecco come ricorda Pompei Goëthe (1739-1832) nel suo ‘Viaggio in Italia’ del 1816: «Credo sia difficile vedere qualcosa di più interessante. Le case sono piccole e anguste, ma tutte contengono all’interno elegantissime pitture. Notevole è la porta cittadina, con l’attiguo sepolcreto; la tomba di una sacerdotessa è a forma di panca circolare, con una spalliera di pietra dov’è incisa un’iscrizione in lettere capitali. Guardando oltre la spalliera si vede il mare e il sole al tramonto. Un posto mirabile, degno di sereni pensieri».

Effettivamente Pompei è il secondo sito archeologico per numero di visitatori, preceduto solo dal complesso museale romano che comprende Colosseo, Foro Romano e Palatino, ed è una delle migliori testimonianze rimaste della vita nel mondo antico e la città meglio conservata di epoca romana. È entrata a far parte, insieme ad Oplontis ed Ercolano, della lista dei siti patrimonio dell’umanità dell’UNESCO.

La storia degli scavi in questo sito risale all’inizio del 1748 durante il regno di Carlo III di Borbone, Re delle Due Sicilie, con l’intento di conferire prestigio alla casa reale, ma continuò intensificandosi per tutto l’Ottocento e i primi del Novecento, fino al periodo compreso fra 1924-61, in cui l’area di scavo si estese fino a raggiungere la configurazione attuale. In questi ultimi decenni l’attività di scavo si è progressivamente ridotta, dal momento che si è ritenuto opportuno concentrare le risorse disponibili sul restauro e sulla manutenzione degli edifici già portati alla luce.

 

L’archeologo Massimo Osanna è l’attuale responsabile della Soprintendenza speciale per i Beni Archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia.

Soprintendente, dopo il crollo della Domus dei Gladiatori si sono verificati altri cedimenti a Pompei. Come avete pensato di risolvere la situazione?
Innanzitutto c’è una inesattezza: non si tratta della ‘Domus dei Gladiatori’, immagino infatti che Lei alluda al grande crollo avvenuto qualche anno fa nella ‘Schola Armaturarum’, la scuola dove si formavano i gladiatori. La ‘Domus dei Gladiatori’ è un’altra e non è crollata, grazie a Dio!  Ci sono stati dei piccoli crolli che riguardano sostanzialmente dei muretti, in alcuni casi senza fondazioni e in altri casi di restauro moderno, come per gli archi del tempio di Venere. Ovviamente quello che si pensa di fare, o si sta già facendo, è accelerare da un lato la messa a gara, dall’altro la fine della progettazione di tutte le opere di messa in sicurezza nell’intera area archeologica. Nel ‘Grande Progetto Pompei’ sono previste infatti opere di messa in sicurezza di tutta l’area archeologica che devono essere concluse entro la fine del 2015. Questo vuol dire che alla fine del 2015 tutte le aree saranno messe in sicurezza e non dovrebbero esserci più i cedimenti ai quali alludeva.

In una sua intervista alla stampa nazionale Lei afferma che per molte segnalazioni dei crolli crescono i sospetti legati alla tempistica, in quanto tali segnalazioni verrebbero fatte quando il danno è già avvenuto da tempo. Ci può spiegare meglio questa sua affermazione?
Sì, per esempio il crollo di giovedì 20 marzo è stato segnalato in quella data perché un custode lo ha notato. Io credo che quel crollo fosse avvenuto da tempo e quindi non risaliva a questi ultimi giorni. Per questo io ho chiesto alla stampa di verificare prima, anche parlando con il sottoscritto o con il mio ufficio stampa, anziché divulgare delle notizie poco attendibili che non fanno altro che accrescere questa prospettiva, dando un’immagine catastrofica della situazione di Pompei.

Pensa che il furto dell’affresco di Artemide trafugato dalla casa di Nettuno sia avvenuto su commissione? E se sì, chi potrebbe essere interessato a tale pezzo, o per quale motivo l’avrebbe rubato?
Escludo che sia stato un furto su commissione perché, in base al sopralluogo fatto da me e dal dottor Magani, Vicedirettore generale del ‘Grande Progetto Pompei’, e tra l’altro anche da quanto ho saputo dagli esperti dell’ISCR (Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro), è evidentemente un’asportazione alquanto maldestra, che non può essere assolutamente attribuita ad un furto su commissione. Le diverse forze dell’ordine stanno facendo chiarezza sulla cosa.

Il Governo ha varato delle misure straordinarie in merito alla situazione di Pompei dopo il recente furto. Cosa prevedono?
Insieme al Ministero si è deciso di accentuare la sorveglianza del sito, anche ricorrendo ad una collaborazione con la società Ales che appunto prevede di impiegare un ristretto numero di persone legate alla vigilanza. Contemporaneamente, il ‘Grande Progetto Pompei’ è in corso per la salvaguardia dai danni con un programma di videosorveglianza e di protezione. La videosorveglianza prevede un’azione ampia all’interno del sito per un’attività capillare di una serie di videocamere e questo consente la vigilanza relativa alle zone interessate dal circuito nell’area archeologica.

Ci sono state due recenti riunioni al MiBACT per esaminare il caso Pompei. Ci può dire cosa si è deciso in merito?
Le cose decise sono state quelle relative al ‘Grande Progetto Pompei’, già dette, e all’area archeologica per normalizzare la situazione crolli e la protezione del sito.

Cosa prevede e quando entrerà in vigore questo ‘Grande Progetto’?
Il ‘Grande Progetto Pompei’ è già stato avviato da tempo e da dicembre c’è già una nuova struttura che prevede un direttore di progetto, Nistri, un vicedirettore, Magani e un ampio staff che è in funzione tutti i giorni e che renderà pienamente operativo il grande progetto.

Crede che l’immagine del sito archeologico di Pompei sia stata danneggiata dai crolli avvenuti e dal recente furto, o è l’immagine dell’Italia ad uscirne male?
Io credo che sia un po’ esagerato creare una situazione generale di allarme. È chiaro che il problema è il sito con le problematiche che si creano in una città già di per sé fatta di rovine e di strutture che sono state scavate. Essa è estesa su 44 ettari ed è quasi naturale che questi fenomeni, come piccoli crolli, ci siano stati e possano ripetersi. Mi sembra che questo eccessivo distribuire allarmismi, che non sono sempre attendibili, non abbia giovato all’immagine del sito e anche in questo caso dell’Italia. Faccio un esempio: per quanto riguarda ciò che si è detto, anche su quotidiani nazionali, le notizie erano in gran parte di natura non attendibile e su questo bisognerebbe che da parte della stampa sia fatta molta attenzione.

I commissari dell’Unione Europea hanno mostrato apprezzamento per l’impegno dell’Italia nella tutela del sito archeologico di Pompei. Secondo Lei cosa c’è ancora da fare per rendere più curato il sito archeologico?
C’è ancora moltissimo da fare, ed è quello che stiamo facendo nel portare avanti il ‘Grande Progetto Pompei’, insieme al generale Nistri: oltre alla messa in sicurezza di tutte le opere murarie e al restauro del dissesto idrogeologico, quello in cui stiamo mettendo le nostre forze è dare (ieri c’è stata una riunione a riguardo) una accelerata al piano della fruizione, della conoscenza e della comunicazione, che permetterà a fine 2015 di rendere fruibile il sito archeologico e permetterà ai turisti di orientarsi meglio, avere maggiori informazioni e dare inizialmente al visitatore che arriva un’immagine di Pompei nuova e accattivante, finalmente adeguata agli standard internazionali.

Come pensa di attuare il suo ruolo di Soprintendente in relazione agli altri commissari dell’area?
Bisogna precisare non si tratta di commissariamento. Non sono commissari, ma è una situazione completamente diversa dal passato. La figura del ‘Grande Progetto Pompei’ ha un direttore, che è il generale Nistri, che lavora non con mezzi speciali, ma seguendo negli appalti l’iter normativo dei lavori pubblici e quindi in grande sintonia con la Soprintendenza. Io penso di attuare il mio ruolo nell’impegno quotidiano che passa dal lavoro in grande sintonia con gli altri funzionari , archeologi e tecnici che operano nella zona. Mi piacerebbe inoltre dar via ad un monitoraggio del corretto svolgimento di tutte le opere, che sono quelle a me più care, ossia la corretta sicurezza del patrimonio archeologico che è uno dei punti sensibili, senza il quale non si può attuare una corretta tutela, e vorrei rilanciare la ricerca interna, ma anche quella di tutti i ricercatori internazionali che operano su Pompei, cosa di grande apertura da parte di questa Soprintendenza che è molto ben intenzionata non solo a continuare, ma anche a fornire un ricco programma di spunti per nuove indagini.

 

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