domenica, Giugno 13

Nicolini e il suo archivio Intervista a Vincenzo Frustaci sul fondo documentale di Renato Nicolini acquisito dall’Archivio Storico Capitolino

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Renato Nicolini

A due anni di distanza dalla scomparsa di Renato Nicolini, indimenticato uomo politico e intellettuale romano, l’Archivio Storico Capitolino dedica alla sua memoria una sala del complesso, che raccoglierà la donazione delle sue carte e dei suoi libri, entrambi già dichiarati di interesse culturale dalla Soprintendenza Archivistica del Lazio. L’ambiente si trasforma così in un luogo di studio e fornirà anche lo spunto per l’analisi di quel fenomeno culturale passato alla storia come Estate Romana, da lui ideata nel 1976, quando poco più che trentenne era Assessore alla Cultura della giunta guidata da Giulio Carlo Argan. L’Estate Romana era da lui concepita come una nuova forma delle politiche culturali urbane volta a restituire la possibilità ai cittadini e ai turisti di vivere la città negli anni bui del terrorismo.

Il 7 agosto scorso questo spazio è stato inaugurato alla presenza dell’attuale Assessore alla Cultura di Roma Capitale Giovanna Marinelli e della figlia di Nicolini, Ottavia. All’inaugurazione è stato proiettato il film ‘Ciao Renato’, recuperato dalle teche Rai con spezzoni delle sue apparizioni tv. È stato inoltre letto uno stralcio dello spettacolo ‘La fondazione della città’ scritto da Nicolini e messo in scena con la regia di Marilù Prati e un passo del libro ‘L’effimero teatrale’ in cui l’intellettuale romano teorizzava il ‘meraviglioso urbano’, ossia la città casa di tutti che va dal centro alle periferie alla scoperta del meraviglioso.

Lo scorso 16 gennaio la Giunta di Roma Capitale ha deliberato l’accettazione del conferimento in comodato d’uso dell’archivio e della biblioteca di Renato Nicolini all’Archivio Storico Capitolino, mentre una parte del fondo è stata oggetto di donazione all’istituzione dalla prima moglie di Nicolini, Vanna Fraticelli e dall’ultima compagna dell’intellettuale romano, Marilù Prati. Queste acquisizioni da parte dell’Archivio Storico Capitolino erano state preannunciate nel giugno dello scorso anno nel corso di una giornata dedicata a Nicolini a Montecitorio, ma già il 4 agosto 2012 dopo la scomparsa di Nicolini la figlia aveva diffuso l’idea di un archivio dove conservare l’eredità del padre.

Il Fondo Nicolini, ora acquisito dall’Archivio Storico Capitolino, spazia dall’architettura sperimentale ai fumetti, dalla fantascienza alla filosofia, dal cinema al teatro, ma conserva anche volumi che sono dettati dalla passioni trasversali e poliedriche del personaggio, che vanno dagli scritti di Mao Tse Tung, ai film di Lubitsch, ai fumetti di Marvel. Vi sono anche gli schizzi e i progetti dello studio di architettura che egli conduceva, insieme alla moglie Vanna Fraticelli e a Gianni Accasto, a Largo Fontanella Borghese, oltre ad una delle poche copie di ‘Roma Capitale, il volume curato da loro tre in cui si ripercorre l’architettura della Capitale partendo dall’Unità di Italia e alla tesi di laurea di Nicolini, scritta insieme a Vanna, in cui si immagina una piazza Venezia coperta da una cupola di metallo e vetro

Ne abbiamo parlato con Vincenzo Frustaci, responsabile della Biblioteca Romana dell’Archivio Storico Capitolino.

Quale la modernità della figura di Nicolini?
La modernità di questo personaggio sta nel fatto che negli anni Settanta, nei cosiddetti anni di piombo, con la sua creatività e le sue iniziative culturali ha permesso ai cittadini romani di superare la crisi, di rincontrarsi nelle piazze e nelle strade con tranquillità, senza timori, per godere della cultura e dell’arte o semplicemente della città. Questo è il messaggio che ci ha lasciato Nicolini con la sua attività di Assessore alla Cultura del Comune di Roma, che è stato un momento importante nella vita di questa città.

Cosa resta della Roma di Nicolini?
Aver acquisito questo Fondo per i cittadini romani può forse rinverdire quell’epoca, ma di più non saprei dire perché Roma è molto cambiata da allora, è una città diversa. Certi fenomeni che allora erano innovativi, ora lo sono molto meno, c’è l’informatizzazione della società, tanti fattori sociali e tecnoligici hanno portato questa città ad essere differente da quella era. Non so cosa c’è oggi di quella Roma però di sicuro il messaggio di Nicolini è rimasto, perché l’Estate Romana continua, certo molto diversa, adeguandosi ai tempi. E poi c’è da sottolineare che l’idea nicoliniana si è diffusa non soltanto a Roma, ma anche in altre città in Italia e all’estero.

E l’eredita di Nicolini nella Roma di oggi?
Come detto, la Roma di oggi è molto diversa da quella di Nicolini. Io comunque credo che il suo messaggio sia un modo democratico di andare verso la cultura, di utilizzare lo spettacolo per coinvolgere le periferie e altri strati della società e ciò è quanto rimasto e resta importante. Di sicuro Roma è molto cambiata da quella degli anni Settanta e Ottanta, ma Nicolini ha fatto molto, non solo nella sua città, ma anche altrove, a Napoli, in Calabria, nell’università. È stato comunque un uomo singolare, dalla personalità complessa e poliedrica, che ha lasciato un’impronta tutta sua nella società, e riuscire a portare la sua raccolta di documenti, le sue carte all’attenzione di tutti i cittadini (anche se ancora siamo all’inizio del nostro lavoro) può essere utile per contribuire a mantenere vivo il ricordo della sua personalità, in modo che venga ripresa e studiata.

La Pubblica Amministrazione romana ha tradito Nicolini?
Questa è una domanda di taglio politico a cui non so rispondere, ma certo posso rievocare le elezioni del 1985, quando la Sinistra perse il Comune e quindi Nicolini il suo ruolo; oppure quando successivamente egli si presentò candidato Sindaco a Roma con altre regole elettorali e fu sconfitto. Io ho vissuto tutta la parabola nicoliniana perché sono entrato a lavorare nel Comune di Roma quando Nicolini era Assessore alla Cultura e certo va detto che egli ha saputo rendere l’Amministrazione pubblica più duttile, più utile e rivolta al servizio del cittadino, lavorando al suo interno.

Come è nata e si è concretizzata l’idea di donare i documenti di Renato Nicolini all’Archivio Storico Capitolino?
L’idea nasce da una necessità di Nicolini stesso, dai libri che egli ha raccolto con tanta passione e competenza lungo tutto l’arco della sua vita, dalle carte che bisognava non andassero perdute, e così la figlia ha pensato che tutto questo patrimonio andasse tenuto insieme presso un’istituzione pubblica che lo potesse valorizzare per quello che era. Secondo me, da persona che è stata coinvolta in questa vicenda, nessuna istituzione migliore di questa poteva raccogliere questa eredità di Nicolini, perché questo è l’archivio della memoria della città e chi più di lui ha rappresentato questa città nella seconda metà del secolo scorso? Giocoforza, quindi, questo patrimonio bibliografico e documentario ha trovato la sua giusta sede, la sua collocazione nel nostro Istituto.

Il Fondo è in comodato d’uso a Roma Capitale: cosa significa?
Significa che Roma Capitale lo può utilizzare, ma resta di proprietà della famiglia. Sarà ad uso pubblico comunque. Una parte del Fondo, quella donata dalla prima moglie di Nicolini e dall’ultima compagna, sono donazioni vere e proprie.

Come mai il Fondo Nicolini è stato sottoposto a vincolo di interesse culturale dalla Soprintendenza Archivistica del Lazio?
Perché lo ha ritenuto degno dopo una valutazione di tale riconoscimento. Lo stesso procedimento è in corso per la Biblioteca dell’Archivio. A settembre dovrebbe essere realizzato, attraverso varie relazioni, un iter che porterà alla decretazione di notifica anche per la parte libraria. Questo significa che il fondo non può essere più disunito e deve rimanere un tutt’uno.

In che consiste questo Fondo?
Il Fondo Nicolini consiste all’incirca tra i 15 e i 18 mila volumi, è difficile contarli perché ci sono oltre 500 casse di libri, e di svariati faldoni di carte che contengono ritagli, proposte di legge di quando Nicolini era deputato, insomma tutta una serie di testimonianze della sua attività lungo tutta la sua carriera politica. La parte libraria è una bellissima raccolta di libri propria di un personaggio che è nato negli anni Quaranta e che è vissuto fino al 2012 in una temperie culturale di quel tipo. Scorrendo i suoi libri si può capire perfettamente quell’epoca: dai classici del marxismo a libri di Nietzsche, di cinema, teatro, tantissima letteratura di tutto il mondo fino ai fumetti, ovvero tutta la complessa articolazione della cultura che si concentra tra gli anni Sessanta e Ottanta. Questa è la ricchezza della raccolta di Nicolini.

Come emerge la figura di Renato Nicolini attraverso questa documentazione d’archivio?
La grandezza del personaggio sta nel fatto di aver determinato questa raccolta, come ciascuno di noi compra i libri e si crea una sua storia attraverso i libri, allo stesso modo la personalità Nicolini emerge attraverso i suoi libri e rispecchia tutti gli aspetti del suo carattere dei quali si parlava prima: la poliedricità di un intellettuale che è vissuto nella politica, nel teatro e nel cinema che ha saputo essere creativo, ma anche allo stesso tempo saper partecipare della vita amministrativa. Dai documenti emerge quindi un personaggio molto complesso e positivo.

L’allestimento della Sala dedicata a Nicolini presso l’archivio prevede alcune locandine dell’Estate Romana e fa riflettere su una manifestazione oggi molto ridimensionata. Ci parla di questa parte dell’allestimento?
Nell’allestimento si è cercato di accompagnare questa inaugurazione della Sala con del materiale che è presente nell’archivio e rievoca la storia che, più da vicino come Comune di Roma, ci ha riguardato, ossia l’Estate Romana, ma che è presente anche ai cittadini e alle persone che hanno utilizzato quelle manifestazioni per partecipare della vita della città. Questo è stato lo scopo essenziale legare a questa inaugurazione qualcosa che fosse proprio dell’Archivio stesso. Oltre alle locandine dell’Estate Romana ci sono altre immagini che sono diverse perché sono rappresentazioni differenti dell’attività di Nicolini nel corso della sua carriera.

Come pensate di avviare la catalogazione del materiale del Fondo Nicolini?
Pensiamo di avviarla intanto con i nostri mezzi con i bibliotecari della Biblioteca Romana da tanti anni e che possono cominciare ad organizzare il materiale. Speriamo poi di avere dei finanziamenti ad hoc, per esempio dalla Regione Lazio, come abbiamo in parte chiesto. Lo stesso varrà per i carteggi del Fondo Archivistico.

Come verrà valorizzato il Fondo Nicolini per i cittadini di Roma e gli studiosi interessati?
Penso che il primo essenziale passo sia quello di metterlo a disposizione dei cittadini, degli studiosi e di chi vorrà consultarlo, dopo di che le cose crescono e sviluppano anche per conto loro.

 

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