domenica, Settembre 19

Nicaragua nel nome di Ortega ad oltranza

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Domani (4 giugno) si renderà noto chi all’interno del partito Frente Sandinista de Liberación Nacional (FSLN) concorrerà alle elezioni presidenziali del prossimo 6 novembre. Elezioni che serviranno anche a nominare il vicepresidente e 90 deputati locali. Scontata la nomina dell’attuale presidente nicaraguense Daniel Ortega quale massima figura politica destinata a riconfermare la sua leadership. Alla guida del paese ininterrottamente dal 2006 e con una precedente nomina alla presidenza 1985-1990, Daniel Ortega appare l’indiscussa guida di un movimento che dagli anni 70 ad oggi è riuscito ad evolvere dalla connotazione di guerriglia clandestina a quella di vero e proprio partito politico di maggioranza. Un processo lungo che ha visto anche importanti momenti di criticità come la decisione, all’inizio degli anni ’80, della conformazione interna del partito, Un fattore non di poco conto che ha posto al vaglio differenti sistemi di gestione interna fino alla decisione per più caraibico modello del partito comunista cubano. Ma se il dibattito per creare e dare solidità alla propria struttura politica è indispensabile e dovuto, di maggior criticità è stato il periodo successivo alla sconfitta elettorale del 1990. In tale occasione il FSLN ne usci con un’immagine ridimensionata e compromessa a causa dell’amnistia concessa ai contras fedeli alla dinastia Somoza ed a causa dello scandalo della piñada ossia l’acquisizione di ricchezze pubbliche da parte dei massimi dirigenti sandinisti. Difficile destarsi da tali ‘intoppi’ e soprattutto riqualificare la propria immagine quale unica formazione politica rivolta al popolo e al suo benessere. Difficile, ma non impossibile ed è così che nel 2006 il FSLN riconquista la leadership con lo stesso uomo che ne aveva contraddistinto l’ultimo governo: Daniel Ortega. Il presidente ha inteso fondare la propria legittimità nella classe più povera andando allo stesso tempo a creare un compromesso con il settore privato garantendosi l’immunità da eventuali interferenze esterne. Nemmeno l’opposizione ha affrontato duramente il proprio rivale evitando il ripetersi di teatri ben più accesi e violenti oggi in scena a Caracas. Astuzia che non ha precluso al presidente nicaraguense la possibilità di approfondire i propri legami con i paesi meno allineati alle politiche della Casa Bianca: nella regione il Venezuela e Cuba restano strategici alleati per un’insubordinazione costante all’egemonia statunitense, mentre tra gli interlocutori d’oltre oceano non si può fare a meno di notare i forti legami che vi furono tra il Nicaragua e la Libia di Gheddafi. Piccolo paese il Nicaragua, che tuttavia ambisce a costruirsi un posto ben determinato e di rilievo nella geopolitica globale partendo da una semplice e fondamentale necessità interna: la creazione di nuovi posti di lavoro per assorbire la povertà ed elevare il benessere sociale. Difficile trovare un connubio tra l’ascesa regionale (e non solo) e la creazione di nuovi posti di lavoro soprattutto per un paese così piccolo, ma la risposta viene da un progetto ancor oggi in fase di valutazione, ma che ha tutte le carte in regola in caso di realizzazione, di elevare il paese ad attore di primissimo livello mondiale soprattutto in termini commerciali. Parliamo della realizzazione di un canale bioceanico che andrebbe a competere in modo diretto con quello realizzato a Panama oltre 100 anni fa. La differenza è che il progetto nicaraguense nasce da una partnership con Pechino e che quindi finirebbe con l’assorbire i flussi commerciali (oggi) più redditizi ossia da e verso il continente asiatico.

Progetto da 40 mila milioni di dollari e da migliaia di nuovi posti di lavoro, ma che non può prescindere da un accurato studio di fattibilità ambientale. Staremo a vedere, ma intanto nuove opportunità occupazionali arrivano dalle Zona Franca Las Mercedes dove crescono gli investimenti esteri in entrata. Facile pensare come vi sia oggi unità sulla candidatura di Ortega, uomo visto dai più come l’unico in grado di fare grande il paese centroamericano. Conferma che arrivava già il 29 aprile da Gustavo Porras, segretario generale Frente Nacional de los Trabajadores (FNT) che affidava il consenso del movimento operaio al presidente sandinista. Conferma che trovava valore statistico in un sondaggio fatto da M&R Consultores e reso pubblico lo scorso 13 maggio, che attesta la popolarità di Ortega al 77,6%. Tale dato sembrerebbe dimostrare come sia Ortega il futuro presidente desiderato dal popolo, ma a creare dibattito è il proseguo del sondaggio che identifica quale secondo personaggio di rilievo nazionale Rosario Murillo (71,9%) insegnate, scrittrice, attivista nicaraguense e soprattutto moglie di Daniel Ortega. Nulla di sconvolgente si potrebbe dire, se non il fatto che i rumors più recenti vogliono la candidatura di Murillo alla vicepresidenza sandinista. Voci di corridoio che troveranno conferma o smentita domani, ma che se così fosse aprirebbero un forte malumore in seno al partito sandinista. Parliamo di una compagine in realtà molto ampia e variegata e che Ortega riesce con maestria a tenere compatta sotto la propria direzione. Tuttavia la possibile nomina della moglie a vicepresidente potrebbe finire con l’acuire le rivalità interne al partito con alcune fazioni che guarderebbero a tale nomina come ad un percorso dinastico targato Ortega e che quindi escluderebbe altri soggetti dalla leadership futura. Dissidi intestini quindi che potrebbero assopirsi o accendersi all’indomani della nomina dei candidati ufficiali del Frente Sandinista de Liberación Nacional per le elezioni del 6 novembre. Di sicuro c’è che a guidare FSLN ci sarà nuovamente Ortega e lo stesso sembra destinato a confermarsi presidente del Nicaragua.

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