venerdì, Dicembre 3

Nicaragua: elezioni, la democrazia avrà la peggio e Ortega sarà rieletto Presidente Alle elezioni di domenica Daniel Ortega sarà riconfermato presidente per la quarta volta, non ha oppositori perchè il regime li ha arrestati tutti. Ne parliamo con un esiliato politico, Pedro Fonseca, Coordinatore politico dell’Observatorio Ciudadano Electoral Urnas Abiertas

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4,3 milioni di nicaraguensi, domenica 7 novembre, si recheranno alle urne per scegliere il Presidente della Repubblica, il vicepresidente, i 90 deputati della Asamblea Nacional e i 20 del Parlamento centramericano.

In Nicaragua il Presidente della Repubblica dal 2007 ad oggi ha sempre lo stesso nome: Daniel Ortega. L’uomo di 75 anni che da ben 14 anni è alla guida del Paese centroamericano e che domenica è destinato essere riconfermato alla presidenza della Repubblica, portandolo ad avviare così il suo quarto mandato consecutivo, che per la cronaca corrisponderebbe al quinto dato che Ortega, sandinista convinto, è stato eletto Presidente anche nel 1985.

Il suo successo elettorale stavolta segna una grave sconfitta per la democrazia, perché Ortega sta costruendo il suo ennesimo trionfo facendo passare leggi e norme ad hoc che, oltre ad autorizzare indefinitamente la sua candidatura, gli hanno anche permesso di eliminare dalle elezioni i candidati più temibili, tra questi, Cristiana Chamorro, 67 anni, figlia dell’ex Presidente Violeta Barrios de Chamorro e di Pedro Joaquín Chamorro, eroe nazionale assassinato dalla dittatura di Somoza.. Violeta aveva sconfitto Ortega nel 1990, e per questa tornata elettorale Cristina era la favorita, secondo alcuni sondaggi, domenica avrebbe potuto ottenere la vittoria.

Ma Cristiana Chamorro il 7 novembre non sarà presente sulla scheda elettorale, perché a giugno è stata accusata di riciclaggio ed è stata arrestata. Come lei altre decine di oppositori politici sono stati arrestati o impediti in un modo o nell’altro a partecipare a quello che ancora alcuni si ostinano a chiamare processo elettorale.

La Polizia ha arrestato finora 37 oppositori tra politici, attivisti e imprenditori, tra cui 7 candidati alla presidenza. La maggior parte è stata accusata di cospirazione, riciclaggio o tradimento grazie alla controversa legge 1055 per ‘la difesa dei diritti del popolo all’indipendenza, la sovranità e l’autodeterminazione per la pace’.

Dopo un viaggio negli Stati Uniti è stato arrestato l’ex ambasciatore Arturo Cruz, poi Félix Maradiaga, Miguel Mora, il leader campesino Medardo Mairena, Noel Vidaurre e uno dei favoriti nei sondaggi, Juan Sebastián Chamorro. María Asunción Moreno e l’ex comandante dei contras, i controrivoluzionari sostenuti dalla Cia durante la guerra civile, Luis Fley, hanno abbandonato il Paese.
Escluso dalle elezioni anche il partito Alianza Ciudadanos por la Libertad (AcxL).
Il cammino di Ortega e del suo partito, il Frente Sandinista de Liberación Nacional, è spianato. Anche se proprio in queste ore la Corte interamericana dei diritti dell’uomo ha ordinato al Nicaragua il rilascio di Cristiana Chamorro e di altri 13 prigionieri. Si tratta della terza risoluzione delle misure provvisorie emanate dalla Corte interamericana dallo scorso giugno per ordinare la liberazione degli oppositori incarcerati.La Corte interamericana ha spiegato che quanto accaduto alle 14 persone incluse nella risoluzione si inquadra in un contesto di vessazione nei confronti di coloro che manifestano contro le politiche dell’attuale governo nicaraguense, dei suoi più stretti collaboratori e lavoratori, che ha stato esacerbato quest’anno a causa dell’imminenza delle elezioni generali.

Il Nicaragua affronta uno dei suoi peggiori momenti e a nulla sono valse le proteste dei cittadini, represse, anzi, nel sangue e nella violenza . Durante le ormai emblematiche proteste del 2018, a causa della riforma della legge del lavoro, in Nicaragua sono morti almeno 300 manifestanti, mentre migliaia sono rimasti feriti o sono stati arrestati. E per di più, rimane l’ombra delle torture e dei desaparecidos. 

L’Indro‘ ha cercato di contattare una rappresentante del Governo ed uno del Consiglio Elettorale, ma purtroppo non abbiamo ottenuto alcuna risposta. Chi invece è stato disposto a parlare, dall’esilio, sono i cittadini sfuggiti al regime di Ortega come per esempio Pedro Fonseca, Coordinatore politico dell’Observatorio Ciudadano Electoral Urnas Abiertas, organizzazione che denuncia da tempo i presunti reati messi in atto dal governo e dal suo Presidente.

Lei, signor Fonseca, vive in esilio, giusto?

Si, io ormai non vivo in Nicaragua come la maggior parte di coloro che fanno parte dell’Osservatorio civico a causa delle pressioni politiche che non ci permettono di fare il nostro lavoro nel Paese.

Quante persone sono dovute fuggire?

Posso dire che, dal 2018 ad oggi, parliamo di almeno 50.000 esiliati, ed i numeri sono in aumento. Si tratta di una situazione molo dura.

Le elezioni di domenica saranno vinte da Ortega o possiamo aspettarci un colpo di scena?

Innanzitutto dobbiamo far capire che parlare di elezioni in Nicaragua è quantomeno ingenuo. Infatti non si tratta di elezioni, bensì di un processo voluto dal regime per legittimare il proprio potere politico. In realtà Daniel Ortega è l’unico candidato, l’ unico Presidente e capo di Stato che abbiamo in Nicaragua e lo sarà da domenica in avanti, perché questo è l’obiettivo per il quale il regime ha lavorato. Il piano è continuare a controllare tutte le istituzioni dello Stato e la società nicaraguense.

Dice che Ortega è l’unico candidato ma sulla carta deve affrontare ben cinque rivali?

Per capire bene il panorama elettorale in Nicaragua bisogna considerare che esistono due grandi gruppi politici. Da una parte abbiamo l’opposizione reale, figlia delle proteste del 2018, che è composta da attori politici e sociali che hanno deciso di allearsi. Tra loro possiamo elencare Cristiana Chamorro, suo fratello Juan Sebastian Chamorro, Arturo Cruz, Miguel Mora e altri. Dall’altro lato abbiamo invece una ‘opposizione illegittima’ composta da uomini vicini al regime di Ortega con l’obiettivo di dare la parvenza di un processo elettorale valido. Sono raggruppamenti, non partiti politici, finanziati dal regime. Non si tratta, dunque, di partiti politici e non rappresentano affatto i cittadini. Non hanno nemmeno un progetto politico o un piano di governo.

Il Ncaragua sta vivendo in una dittatura?

Fino ad un certo punto potevamo affermare che in Nicaragua fosse vigente un sistema ‘ibrido’ che alternava metodi democratici a metodi che erano viziati da forti indizi di autoritarismo. Oggi non abbiamo più dubbi che stiamo vivendo un regime autoritario composto da un struttura familiare, con un partito, un governo che controlla tutti i settori sociali, tanto pubblici quanto privati, grazie all’uso della forza esercitata dalle Forze dell’ordine e da gruppi paramilitari.

Quali sarebbero i delitti commessi dallo Stato?

Dal 2018 il Nicaragua è responsabile di almeno 300 morti e innumerevoli delitti di lesa umanità che sono stati denunciati persino dalla commissione interamericana per i diritti umani. E poi ci sono i desaparecidos, oltre agli arresti arbitrari.

Cosa succederà in Nicaragua nei prossimi mesi?

Intanto sappiamo che Ortega vincerà le elezioni che sono fraudolenti sin dall’inizio e non potremo contare su un cambio di regime che riporti la democrazia e la giustizia di cui ha bisogno il Paese. Speriamo che la comunità internazionale intervenga e possa esercitare pressioni sul governo. Noi intanto continuiamo a lottare e speriamo che il Paese possa unirsi contro la dittatura.

Lei crede che in Nicaragua la situazione possa sfociare in una guerra civile?

Secondo me il Nicaragua ha toccato i picchi piú alti di violenza durante le proteste del 2018, quindi non credo che ci siano gli elementi per poter parlare di una probabile guerra civile o del sorgere di gruppi armati contro il regime. Il Nicaragua ripudia la violenza dato che l’abbiamo già vissuta sulla nostra pelle il secolo scorso. La società nicaraguense vuole una soluzione che sia assolutamente pacifica e negoziata.

Chi sostiene Ortega?

Il fronte sandinista, il partito al governo, ha creato una rete di corruzione a tutti i livelli e che comprende settori pubblici e privati. In più il governo conta ancora su un sostegno popolare importante che si aggira sul 15% o 18%, gente che nutre ancora simpatie nei confronti del regime nonostante le ripetute violazioni ai diritti umani commesse dall’esecutivo. E poi ci sono attori internazionali che hanno interesse a sostenere il regime. Per esempio Cuba, Venezuela, Russia. Infine ci sono i gruppi criminali e appartenenti al narcotraffico. D’altra parte, noi siamo testimoni degli sforzi fatti dagli Usa o dalla Ue. Per esempio, in Usa da poco è stata approvata la legge ‘renacer’, che permette di adottare numerose sanzioni nei confronti di tutti coloro che fanno parte del regime di Ortega. E poi anche dall’Europa arrivano segnali incoraggianti. La cosa più importante è che la comunità internazionale non riconosca il risultato elettorale di domenica e che si esiga la scarcerazione di tutti i prigionieri politici che in questo momento sono circa 150 e che infine cessi la repressione nel Paese. Non ci resta che sperare che domenica in Nicaragua insieme ad al nuovo Presidente trionfi il buonsenso.

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