mercoledì, Giugno 23

Ngozi Okonjo-Iweala, la donna per i tempi disperati e pericolosi del WTO Il suo acume politico e le sue ampie capacità di negoziazione potrebbero contribuire a ripristinare l'agenda commerciale multilaterale

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L’Africa rappresenta un blocco chiave all’interno l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO). Rappresenta quasi il 27% dei membri e il 35% dei membri dei Paesi in via di sviluppo. Eppure, dalla sua creazione, nel 1995, non è mai stato guidato da un africano, né tanto meno da una donna. Da ieri è ufficiale: sarà per la prima volta una donna, e per la prima volta un leader africano, a guidare l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) in veste di Direttore Generale. A guidare l’organizzazione, infatti, è stata chiamata Ngozi Okonjo-Iweala. Una candidatura che, insieme ad altre sette, era sul tavolo della discussione da tempo, e alla quale si era opposto Donald Trump. Nei giorni scorsi è arrivato l’endorsement di Joe Biden e a quel punto è stato chiaro che Okonjo-Iweala sarebbe stata chiamata a succedere a Roberto Azevedo. Okonjo-Iweala entrerà in carica a marzo, e molte aspettative si stanno appuntando su di lei.

Okonjo-Iweala è attualmente a capo del Gavi, the Vaccine Alliance, e supervisiona le vaccinazioni annuali di milioni di bambini. Da direttore operativo della Banca Mondiale ha gestito operazioni per 81 miliardi di dollari. Come Ministro delle Finanze della Nigeria ha affrontato il debito da 30 miliardi di dollari del Paese. Fa parte di 20 organizzazioni no-profit, ha 10 lauree ad honorem che si aggiungono al suo dottorato e 20 premi di vario genere. Inoltre, la 66enne economista nigeriana, ha al suo attivo diversi posizionamenti nella classifica delle 100 donne più potenti al mondo e delle 100 persone più influenti e delle 10 donne più influenti in Africa. Tutto questo è l’oggi, il suo passato è stato assai più critico.

Quando aveva sei anni, la Nigeria è diventata indipendente dalla Gran Bretagna, era il 1960. Lei è cresciuta in un piccolo Paese nello stato del Delta. I genitori, entrambi accademici, studiavano in Europa quando lei era bambina e quindi è stata cresciuta dalla nonna insieme ai fratelli. A nove anni aveva già imparato a cucinare, tagliare la legna e fare i lavori domestici. La brutale guerra civile con i separtisti del Biafra che dilaniò la Nigeria, mise a repentaglio anche la sua istruzione.  «Mangiavo un pasto al giorno e i bambini morivano. Ho imparato a vivere in maniera molto frugale. Dico spesso che posso dormire altrettanto bene su un pavimento di fango o su un letto fatto su misura. Questo mi ha reso una persona che può andare avanti senza alcune cose nella vita, a causa di quello che ho vissuto», ha raccontato l’anno scorso a ‘Forbes’ magazine.
Quando la sorella più piccola di tre anni si ammalò di malattia cronica, era Okonjo-Iweala a portarla per tre miglia dal dottore superando folle di centinaia di persone e facendola passare per una finestra per curarla. Alla fine della guerra, Okonjo-Iweala si trasferì negli Stati Uniti per studiare economia ad Harvard e al MIT (Massachusetts Institute of Technology). Si sposò con l’amore della sua infanzia all’età di 25 anni e iniziò a lavorare per la Banca Mondiale. Scalò la gerarchia e lasciò soltanto quando divenne ministro delle Finanze in Nigeria, nel 2003.

Il Wto, come arbitro del commercio internazionale, ha molte sfide che lo attendono in questa fase, dalla pandemia al protezionismo e relativa inversione di rotta che sta tentando di attuare la nuova amministrazione americana.
L’istituzione, con un budget di 220 milioni di dollari e uno staff di 650 persone, affronta un momento critico e deve essere sottoposto a una necessaria riforma. Secondo molti osservatori e leader internazionali,  Okonjo-Iweala potrebbe essere il Direttore Generale giusto al momento giusto.

Dopo il fallimento dei negoziati commerciali del ciclo di Doha , il sistema commerciale multilaterale si è bloccato e deve essere rilanciato. Lanciato nel 2001, il ciclo di Doha non è riuscito a rispondere agli interessi di sviluppo dei Paesi poveri, la maggior parte dei quali africani.
Ci sono divisioni profonde sul trattamento dei Paesi poveri e quelli più ricchi rispetto alle regole del commercio mondiale. Cresce il consenso sul fatto che l’Organizzazione mondiale del commercio abbia fallito nel contrastare alcune politiche commerciali cinesi, in particolare negli Usa. Okonjo-Iweala dovrà contrastare le proteste contro le conseguenze della globalizzazione e del capitalismo da una parte, e dall’altra le richieste dei Paesi meno sviluppati, anche quelli della ‘sua’ Africa, per il disequilibrio rispetto alla mancanza di peso nelle decisioni in particolare sui sussidi agricoli.
Il Wto non firma accordi commerciali multilaterali da anni e la speranza è che ci possa essere qualche patto sulla pesca o sulla giungla dell’e-commerce.

L’organizzazione è stata anche oggetto di attacchi persistenti da parte dell’amministrazione Trump, che l’ha accusata di non aver protetto gli interessi americani. Ciò è stato aggravato dalle guerre commerciali tra Stati Uniti e Cina. E il sistema di risoluzione delle controversie dell’organizzazione è stato paralizzato dal rifiuto degli Stati Uniti di approvare la nomina di giudici al proprio organo di appello.

Preoccupazioni sono state espresse anche da Stati Uniti, Giappone e Unione europea (UE) riguardo alle regole dell’organizzazione. C’è una forte lobby per modernizzarli per tenere conto dell’impatto dell’aumento dei Paesi in via di sviluppo e dei sussidi industriali cinesi. L’UE, in particolare, ha protestato contro l’uso eccessivo delle regole di ‘trattamento speciale e differenziato’ progettate per offrire alle Nazioni povere condizioni commerciali più favorevoli, considerandolo come una creazione di un livello di adesione di secondo livello .
Inoltre, Washington, Bruxelles e Tokyo hanno formulato proposte congiunte per ridurre il sostegno statale alle imprese e alle industrie .
Il WTO ha dovuto fare i conti con enormi sconvolgimenti nel commercio internazionale causati dalla pandemia globale del coronavirus.

La natura dell’istituzione richiede un leader con un peso politico significativo e che richieda il rispetto di tutti i Paesi membri, ricchi e poveri.
Il direttore generale e il segretariato dell’OMC esercitano un potere esecutivo molto limitato . Possono informare, gestire, persuadere e supervisionare. Ma non possono decidere. Il processo decisionale dell’OMC è guidato dal consenso e qualsiasi Paese membro può far fallire un accordo commerciale. Per questo è importante il carisma e la credibilità di chi lo guida.
Okonjo-Iweala è adeguatamente qualificata per questo ruolo secondo molti economisti e leader politic.

Mills Soko e Mzukisi Qobo, economisti e docenti della University of the Witwatersrand, sottolineano come la ex Ministro delle Finanze nigeriana sia una «sostenitrice della politica appresa  ad Harvard con l’abilità e l’esperienza per lusingare, battere le teste e rompere gli ostacoli. È considerata una creatrice di consenso che gode della fiducia di governi, imprese e istituzioni multilaterali. Come ministro delle finanze della Nigeria, ha guidato con successo la negoziazione di una cancellazione del debito di 18 miliardi di dollari per il Paese con le Nazioni creditrici del Club di Parigi.
Il suo acume politico e le sue ampie capacità di negoziazione potrebbero contribuire a ripristinare l’agenda commerciale multilaterale», crollato sotto i colpi di Trump.

Le sue origini da un Paese in via di sviluppo neutrale la rendono adatta per mediare una tregua tra Stati Uniti e Cina e porre fine al loro conflitto commerciale, che ha portato al collasso istituzionale.
Okonjo-Iweala vanta anche una credibile esperienza di riforme economiche e influenza politica». Si è occupata di riformare il sistema oramai corrotto di sovvenzioni per il carburante,  «la creazione di un fondo petrolifero per stabilizzare l’economia, l’aumento della trasparenza pubblicando le finanze mensili del governo e l’introduzione di un sistema fiscale elettronico che frenasse la deviazione illegale di fondi.
Okonjo-Iweala non ha esperienza con l’OMC. Ma conosce e comprende il funzionamento delle istituzioni multilaterali, affinate nel corso di molti anni come funzionario pubblico internazionale. È esperta di finanza globale, economista e professionista dello sviluppo con decenni di esperienza internazionale».

L’OMC è a un bivio, concludono i due docenti.  «Dal lancio dell’agenda di sviluppo di Doha, è stata scossa da una crisi dopo l’altra. Ciò è avvenuto in un momento in cui i motori del commercio mondiale hanno subito trasformazioni sismiche, derivanti dall’ascesa di nuovi attori, in particolare la Cina, l’avvento di nuove tecnologie e metodi di produzione e cambiamenti nella demografia globale. Ad aggravare la sclerosi istituzionale è stata la crescente rivalità tra Stati Uniti e Cina, che ha arrestato l’istituzione. In assenza di un’architettura multilaterale per governare il commercio, c’è stata un’impennata nelle politiche economiche tit-for-tat, che hanno interrotto le catene di approvvigionamento e soffocato i flussi commerciali e di investimento.
Questi sono tempi disperati e pericolosi per il WTO e richiedono un leader credibile ed efficace che sia qualificato per guidare l’istituzione in questo punto critico della sua storia». Okonjo-Iweala è sembrata adatta al ruolo.

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