lunedì, Agosto 2

New Deal tra la Grecia e i creditori

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Il nuovo accordo sulla Grecia è stato siglato dopo lunghi ed estenuanti negoziati tra i leader dell’Eurozona e i ministri delle finanze. Tale accordo fornirà alla Grecia l’ultima chance di mantenere l’euro come moneta nazionale o la porterà nuovamente nel vicolo cieco dell’austerità?

 

Malgrado l’austerità in Grecia sia diventata un male necessario, questa ha messo a dura prova la politica polarizzata del Paese e la società ormai fortemente vessata. Le misure più restrittive e i tagli più severi in un’economia già depressa minacciano la fragile stabilità politica, mentre le elezioni lasciano fortemente perplessi i funzionari europei e gli economisti sulla possibilità che Atene possa rispettare il piano economico. Tutti i governi greci fino a oggi, attaccandosi alla sovratassazione, hanno fallito nell’attuazione delle riforme strutturali e nella limitazione delle spese pubbliche, rispettando i desideri della società.

Dopo cinque anni di Memorandum, la Grecia rimane una piccola economia prevalentemente agricola incapace di rispettare i controlli finanziari e allergica alle riforme e al settore privato.

 

Konstantinos Yfantis, docente di Relazioni Internazionali, ha risposto alle nostre domande sul nuovo accordo tra la Grecia e i suoi creditori.

 

Quali sono i punti deboli e quelli forti del New Deal tra la Grecia e i suoi creditori?

Posto che la Grecia è ritornata agli standard del 2011 e che le banche stanno affrontando ingenti problemi, il programma, che segue la classica ricetta di tagli alle spese e aumento delle tasse, mira a controllare il deficit e a ricapitalizzare le banche. Lo scenario più probabile vede ancora una volta il governo greco negare la limitazione dei tagli alla spesa pubblica per evitare l’aumento delle tasse. La perdita maggiore avverrà nel settore delle pensioni e delle assicurazioni.

Un aspetto positivo è rappresentato dall’attuazione, a novembre o dicembre, di un programma più rigido in tema di sostenibilità del debito. Questo specifico programma deriva da una gestione dell’economia che negli ultimi sei mesi ha reso il debito quasi totalmente insostenibile.

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