lunedì, Ottobre 18

Onda gravitazionale dalla collisione di due stelle di neutroni L'eccezionale scoperta ha visto l'Italia in prima linea, ancora una volta

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Le onde gravitazionali tornano al centro dell’attenzione della comunità scientifica. Con una conferenza stampa congiunta tra Italia e Stati Uniti, è stato annunciato che l’onda gravitazionale registrata lo scorso 17 agosto denominata GW170817, non è stata originata dalla collisione e fusione di due buchi neri ma dalla collisione di due stelle di neutroni.

Una grandissima scoperta, perché per la prima volta si è scoperto che le onde gravitazionali (sottili increspature del tessuto dello spazio-tempo, che per essere generate hanno bisogno di energie enormi) sono prodotte anche da strutture visibili e osservabili con i normali strumenti che abbiamo a disposizione.

La scoperta è stata realizzata grazie alla sinergia tra i due Ligo (Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory) negli Stati Uniti insieme al rivelatore Virgo, presso Pisa, abbinata alle osservazioni e alle indagini nella banda elettromagnetica ottenute da 70 telescopi a terra e da osservatori spaziali come Fermi e Integral, Swift, Chandra, Hubble.

L’evento è avvenuto a una distanza di 130 milioni di anni luce dalla Terra (e quindi 130 milioni di anni fa) alla periferia della galassia NGC4993, in direzione della costellazione dell’Idra. Le due stelle di neutroni hanno orbitato a spirale una intorno all’altra, emettendo onde gravitazionali che sono state osservate per circa 100 secondi. Quando si sono scontrate, hanno emesso un lampo di luce sotto forma di raggi gamma, osservato nello spazio circa due secondi dopo l’emissione delle onde gravitazionali dal satellite Fermi della Nasa e quindi confermato dal satellite Integral dell’Esa (Agenzia spaziale europea).

In una sola volta, teorie sviluppate a fatica negli ultimi 80 anni hanno trovato una clamorosa conferma. Fra le altre cose finalmente questa scoperta ha permesso di capire come mai l’oro e il platino siano così abbondanti nell’universo, compresa la nostra Terra.

Nichi d’Amico, presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, parla della massiccia e «autorevole presenza delle nostre ricercatrici e dei nostri ricercatori nel torrente di articoli che straripano oggi nelle più prestigiose riviste scientifiche internazionali», molti degli articoli in questione hanno infatti come primo nome degli italiani.

(video tratto dal canale Youtube di Usa Today)

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