giovedì, Luglio 29

Netflix punta all'Oscar field_506ffb1d3dbe2

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Con l’avvento del 2015, l’Italia ha imparato che Netflix non è solo una parola dall’eco anglosassone o un concetto astratto dai tratti mistici che promette fantastiche esperienze audiovisive solo a inglesi e americani. No, Netflix, con l’avvento del 2015, è diventato una realtà che, finalmente, riguarda anche il nostro Paese.

Certo, non tutto è così chiaro e definito. A più di tre mesi di distanza dall’attesissima conferma ufficiale dello sbarco in Italia, una data precisa non è stata annunciata, né sono ancora stati confermati i prezzi, sebbene si parli di tre pacchetti allineati con il resto dei Paesi europei: 7,99 euro al mese, per la qualità standard e un solo accesso; 9,99 euro, per il Full HD e l’uso simultaneo da parte di due utenti; e 11,99 euro, per il 4K accessibile a 4 persone contemporaneamente.

Tecnicismi a parte, Netflix è destinato senz’altro a modificare il nostro modo di concepire l’esperienza di fruizione del prodotto mediale, esperienza che per la verità ormai abbiamo inconsciamente imparato a costruire e ricostruire, immersi come siamo in un tempo di rivoluzioni tecnologiche che viaggiano a velocità incredibili.

Ma non si tratta più solamente di confrontarsi con un catalogo di film idealmente illimitato, o della possibilità di correre dietro alla serie televisiva fino a quel momento snobbata con maratone che durino fino alle prime luci dell’alba. Oggi, a tutto questo, si aggiunge una nuova strada che Netflix tenta di tracciare verso l’esperienza cinematografica.

La prima produzione dedicata al grande schermo di casa Netflix si chiama ‘Beasts of no nation‘, interamente prodotta e distribuita dalla piattaforma di streaming. Diretto da Cary Fukunaga, già produttore esecutivo della serie HBO ‘True detective, il film riprende la sceneggiatura dall’omonimo romanzo dell’autore statunitense di origine nigeriana Uzodinma Iweala che racconta la storia di un bambino soldato in un Paese dell’Africa occidentale, tragedia che ancora oggi secondo l’Unicef riguarda oltre 250.000 bambini in tutto il mondo. Sullo schermo, il piccolo Agu, interpretato dall’esordiente Abraham Attah, viene strappato alla famiglia e reclutato come soldato per combattere una guerra civile in un Paese africano. Tra il cast spicca il nome Idris Elba, che veste i panni del comandante generale della NDF a capo di un esercito di bambini-soldato.

Già proiettato a Venezia il 3 settembre, durante la 72ª edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica, e al Toronto International Film Festival, il film sembra puntare direttamente e senza tanti giri di parole agli Oscar del 2016. Infatti il 16 ottobre allo streaming on demand si affiancherà l’uscita nei cinema, requisito fondamentale per essere presi in considerazione dall’Academy.

Ed è qui che è sorta la polemica. Non in tutti i cinema, infatti, sarà possibile vedere la fatica di Fukunaga poiché alcune grandi catene americane si sono rifiutate di proiettare la pellicola, considerando la scelta di affiancare lo streaming alla prima proiezione una sorta di violazione della regola non scritta che richiede novanta giorni di programmazione nelle sale prima della distribuzione su altre piattaforme.

Fukunaga stesso ha preso la parola criticando la decisione dei cinema americani, sostenendo che i tempi cambiano e bisogna adeguarsi, riportando però in primo piano l’esperienza cinematografica: «Nessuno può dire che l’esperienza di guardare un film al cinema non sia superiore al guardarlo a casa».

Questa scelta potrebbe essere vista come un tentativo di livellare ogni esperienza mediale, paragonando di fatto senza riserve lo streaming casalingo alla sala cinematografica. Un po’ come se bastasse la sola possibilità di fruizione ad annullare di diritto, o a soverchiare, qualunque primato che finora il cinema avesse creduto di detenere nei confronti della televisione.

Vero è che Netflix confeziona per la tv titoli di qualità da diverso tempo, basti pensare ad ‘House of Cards‘, serie televisiva che ha portato sul piccolo schermo il premio Oscar Kevin Spacey nei panni di uno dei personaggi meglio scritti degli ultimi anni. E’ inoltre indubbio che abbia alzato vertiginosamente l’asticella della ricchezza dei prodotti televisivi, arrivati a un livello di sofisticheria forse mai raggiunto prima. Che questo tentativo segni l’abbattimento dell’ultima barriera che separa televisione e cinema?

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