lunedì, Ottobre 18

Netanyahu, dalla sedia di Primo Ministro al carcere? Continuano le accuse contro il Governo israeliano, ne parliamo con l’analista politico Nicolai Due-Gundersen e il giornalista Eric Salerno

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Ma, la sinistra sta sfruttando questo risveglio della base? Oppure è anch’essa ‘malata’ della stessa malattia che sta emergendo a destra? A questa domanda Salerno risponde che in realtà a volte lui stesso fatica a trovare una vera sinistra.“Netanyahu è stato un bravo Primo Ministro, è riuscito a migliorare la situazione economica del Paese, la situazione sociale è migliorata, Israele oggi è riconosciuto nel mondo molto più di quello che non era 10-20 anni fa, anche se non ha fatto la pace con i palestinesi. Perciò molti sostengono che Netanyahu è un bravo Primo Ministro e ha fatto un sacco di cose buone”, spiega Salerno. “Ad alcuni non interessa che il Presidente sia stato corrotto, altri, invece, sentono la necessità di trovare un personaggio diverso per il futuro”, continua Salerno. “All’interno di questi stessi movimenti di sinistra si ammette che non c’è attualmente una figura che possa oggi colmare il vuoto presentandosi come Primo Ministro e attuare una serie di riforme che interessano la sinistra”, commenta Salerno.

Il problema della corruzione, dei conflitti d’interesse, del clientelismo in Israele a giudicare dalle inchieste che ogni giorno oramai segnano la politica interna israeliana, sembra essersi ampliato notevolmente. “Sicuramente guardando le cronache di questi anni abbiamo visto che la corruzione è un fatto endemico a tutti i livelli”, commenta Salerno. “Bisogna ricordare che prima di Netanyahu che per adesso non è stato incriminato, è stato accusato Olmert, che ha ammesso i reati ed è finito in carcere. Questo è valso anche per qualche militare di rango inferiore ed alcuni politici militari che sono finiti in carcere per degli abusi sessuali”, afferma Salerno.

Ma, la corruzione che sta emergendo sta intaccando davvero gangli importanti delle istituzioni? E’ a rischio l’immagine dell’unica democrazia del Medioriente che il Paese in tutta la sua storia ha cercato di costruire? Secondo Due-Gundersen è stato Israele e Netanyahu in particolare ad enfatizzare l’immagine del Paese come l’unico Stato democratico in Medio Oriente. ‘’Le accuse di corruzione non aiutano a rafforzare questa immagine. Israele ha avuto una storia di Primi Ministri che sono stati accusati di corruzione, da Yitzhak Rabin (1977) a Netanyahu stesso”, afferma Due-Gundersen. “I cittadini israeliani (ebrei) hanno un livello di fiducia nelle loro istituzioni che è maggiore di quello sperimentato nei Paesi limitrofi. La fiducia nella leadership senior può essere limitata, tuttavia, e se le accuse di corruzione nei confronti di Netanyahu si diffondessero iniziando a coinvolgere più figure, ad esempio il partito del Likud, allora i timori di corruzione potrebbero diventare abbastanza gravi da erodere la fiducia istituzionale”, commenta Due-Gundersen.

Secondo Salerno, Israele è l’unico Paese democratico del Medioriente per quanto riguarda una parte della popolazione che controlla. “Ovviamente i palestinesi nei territori occupati non godono della generosità della democrazia israeliana”, specifica Salerno e aggiunge: “l’immagine del Paese dall’altra parte tutto sommato ci guadagna perché appare all’esterno la figura di uno Stato che è disposto ad attaccare, criticare e incarcerare le personalità più importanti dello Stato stesso, sia civili che militari”.

Il malessere scoppiato causa la corruzione in realtà potrebbe esprimere un malessere più complesso di natura socio-economica, lo spettro etnico-religioso che incombe e il divario sempre più ampio tra ricchi e poveri. “In ogni movimento di protesta che ottiene abbastanza aggressività per sfidare i leader, l’economia è al centro della causa. La corruzione, sia reale che percepita, è spesso provocatoria in quanto simboleggia il divario socio-economico e fornisce alle classi più povere una semplice spiegazione della loro povertà”, afferma Due-Gundersen. “Spesso la realtà è molto più complessa, tuttavia la popolazione israeliana e il trattamento dei palestinesi fanno sì ci sia tensione religiosa. Netanyahu lo sa e può tentare di manipolare la paura di Israele di diventare una minoranza con l’aumento della popolazione palestinese. Questo è particolarmente vero se si considerano le tensioni regionali riguardanti il ​​riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele”, afferma Due-Gundersen.

Un altro fattore che influisce sull’opinione pubblica è certamente il rischio di uno scontro con il Libano e dunque con l’Iran. “La tensione di Israele con il Libano e l’Iran è un’altra paura che i leader possono manipolare”, dichiara Due-Gundersen. “Qualsiasi leadership in Medio Oriente sa che la paura dei vicini può essere usata come distrazione dalle carenze socioeconomiche e da altre questioni interne. Resta da vedere se le rivendicazioni pubbliche di Netanyahu contro l’Iran saranno più forti delle accuse di corruzione contro di lui e faranno si che il popolo possa appoggiarlo”, afferma Due-Gundersen.

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