venerdì, Settembre 17

Netanyahu, dalla sedia di Primo Ministro al carcere? Continuano le accuse contro il Governo israeliano, ne parliamo con l’analista politico Nicolai Due-Gundersen e il giornalista Eric Salerno

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«Una campagna di persecuzione contro di me e la mia famiglia che va avanti da anni ». Benyamin Netanyahu bolla con queste parole la valanga di accuse per corruzione che negli ultimi mesi ha travolto la sua famiglia e i suoi collaboratori. Nir Hefetz, ex portavoce della famiglia Netanyahu, e Shlomo Filber, direttore generale del Ministero delle Comunicazioni, sono stati arrestati insieme all’imprenditore Shaul Elovitch, accusato di aver accordato una serie di favori in cambio di una copertura positiva dell’operato di Netanyahu da parte di ‘Walla‘, uno dei siti di informazione più importanti del Paese di proprietà del gruppo.

Shlomo Filber, ha accettato di testimoniare contro il Primo Ministro israeliano proprio qualche giorno fa. L’inchiesta, ribattezzata ‘caso 4000’, ha portato fin ora a sette arresti, tra loro c’è anche la moglie di Elovitch, Iris, suo figlio Or e due alti responsabili di Bezeq. Tuttavia, attualmente la più grande minaccia che Netanyahu deve affrontare sembrerebbe essere di natura politica e venire da un crescente movimento di protesta di base. Le recenti manifestazioni, contro la corruzione della quale è accusato Netanyahu e il suo Governo sono iniziate a novembre 2016 come piccole manifestazioni settimanali. Gli attivisti, guidati da Meni Naftali e Eldad Yaniv, hanno chiesto alla magistratura di aprire un’indagine penale contro Netanyahu. Verso la fine del 2017, il Likud e Netanyahu si sono mossi per approvare una legge volta a impedire alla polizia di rendere pubbliche le proprie scoperte e le indagini in corso. Gli attivisti hanno descritto la legge come un tentativo velleitario di scagionare Netanyahu e un assalto allo Stato di diritto. Le proteste sono cresciute e si sono trasferite a Tel Aviv, il centro culturale israeliano. Il 2 dicembre, la marcia della vergognaattirò circa 20.000 manifestanti, i quali chiedevano che la Knesset non approvasse la cosiddetta ‘Legge sulle Raccomandazioni’ e che Netanyahu fosse processato. Il 23 dicembre, il movimento ha preso una svolta importante. Yoaz Hendel, storico di destra e Presidente dell’Istituto per le strategie sioniste, ha iniziato una protesta simile a Gerusalemme, in parallelo con quella più grande di Tel Aviv. Si gridava: «Ci meritiamo una politica pulita» e «Sii modesto» e a questi manifestanti si è aggiunto un ex Ministro della Difesa del Likud, Moshe Ya’alon, che ha dichiarato che «la corruzione israeliana è più pericolosa dell’Iran».

Già nell’estate del 2011, il Governo di Netanyahu aveva affrontato quella che divenne nota come ‘Housing Protest’ (la protesta degli alloggi), una protesta dei giovani israeliani contro l’aumento dei costi delle abitazioni. “L’Housing Protest era considerata più una protesta socio-economica e orientata alla gioventù. Tuttavia, la protesta degli alloggi era indirettamente legata alle accuse del clientelismo di Netanyahu e alla convinzione che fosse più interessato a proteggersi dagli effetti delle proteste che ad affrontare le richieste dei giovani”, ci dice Nicolai Due-Gundersen, analista politico presso la Kingston University.

Noa Cnaan-On, ricercatrice presso la Stanford University, la quale ha studiato come i movimenti sociali e religiosi israeliani cercano di influenzare le politiche del Governo, suggerisce che i movimenti che hanno una chiara leadership e che sono organizzati gerarchicamente riescono a portare avanti la loro agenda e hanno una maggiore probabilità di influenzare le decisioni governative e l’allocazione delle risorse. Due esempi di tali movimenti di successo sono stati il ​​movimento Four Mothers, fondato nel 1997 da quattro donne con l’obiettivo di portare ad un ritiro israeliano dal Libano meridionale, e Shas, un movimento religioso sefardita fondato nel 1984, sotto la guida del rabbino Ovadia Yosef.

«Il successo del movimento anti-corruzione si basa sulla sua capacità di rimanere unito e attingere energia da tutto lo spettro politico. Un’alleanza di sinistra e il diritto di opposizione potrebbero avere una forza sufficiente per lanciare un serio attacco alla corruzione politica», scrive Cnaan-On nel suo articolo pubblicato sul ‘The Washington post’.

Eric Salerno, esperto di questioni africane e mediorientali ci dice: “Oggi l’opposizione al Governo è condotta dal centro-sinistra ad altri partiti a sinistra e da forze che non sono riuscite ad includersi nella grande coalizione di centro-destra”, commenta Salerno. Secondo Salerno, fino ad ora non sono emersi personaggi politici che sembrano convincere l’elettorato di essere al di fuori dello stesso sistema che ha portato Netanyahu e prima di lui Ehud Olmert, al potere. “Il problema per Israele in questo momento è identificare, quando ci saranno le elezioni, dei personaggi che possano sostituire l’attuale classe dirigente con una moralità diversa. Direi che pochi in Israele, son convinti che esistano dei politici in grado oggi di non cadere nella trappola della corruzione”, afferma Salerno.

Contro il Governo di Netanyahu lavorano, in questo momento, persone del centro-sinistra, che appartenevano allo stesso partito del premier, persone che appartenevano al partito laburista, persone che sono uscite da vari partiti e confluite per motivi vari nei partiti della sinistra. Secondo Salerno, è vero che vi sono alcuni elementi religiosi che contestano questo Governo,ma storicamente i partiti religiosi hanno sempre fatto una politica fiancheggiatrice di chi aveva il potere e che era disposto a dare ai partiti religiosi quello che chiedevano, come risorse per costruire scuole, la possibilità di non fare il servizio militare, concessioni di altro genere sulla costruzione di case, di quartieri”, precisa Salerno.

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