venerdì, Luglio 1

Netanyahu, bufera per dichiarazioni su Hitler e Shoah

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In Sudafrica, furiosi scontri sono scoppiati in giornata a Città del Capo davanti alla sede del Parlamento tra poliziotti in assetto antisommossa e studenti, da giorni in rivolta contro l’aumento delle tasse universitarie. Centinaia di giovani hanno fatto irruzione attraverso i varchi della recinzione che circonda il complesso, e si sono ammassati davanti all’ingresso principale mentre gli agenti tentavano invano di respingerli. Alla fine hanno dovuto fare ricorso ai gas lacrimogeni e alle granate stordenti. Obiettivo dei dimostranti era impedire al ministro della Finanze, Nhlanhla Nene dell’African National Congress, di illustrare il bilancio provvisorio dello Stato: Nene ha però continuato a parlare imperterrito, anche se in precedenza era stato costretto a ritardare di tre quarti d’ora il proprio intervento per il fuoco di fila di domande e contestazioni da parte dei deputati del partito di opposizione degli Economic Freedom Fighters, d’ispirazione marxista: costoro alla fine sono stati trascinati fuori dall’aula a forza dal servizio d’ordine. Nel frattempo in tutto il Paese prosegue l’occupazione di diversi atenei in segno di protesta, con manifestazioni che sono spesso sfociate in violenze.

In Iran, a oltre tre mesi dall’accordo nucleare del 14 luglio con le Potenze del cosiddetto ‘5+1’, l’ayatollah Ali Khamenei ha finalmente dato il proprio imprimatur allo storico documento approvandolo a tutti gli effetti, pur senza lesinare i distinguo, e ordinandone l’attuazione, sebbene a certe condizioni.

Secondo quanto riferito sul sito ufficiale online della Suprema Guida Spirituale della Rivoluzione Islamica, che finora aveva evitato di prendere apertamente posizione sul tema, Khamenei ha scritto al presidente Hassan Rohani una lettera nella quale gli comunica che appoggia l’intesa raggiunta con i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite più la Germania, malgrado sottolinei che il testo contiene «varie ambiguità» e «parecchi punti strutturali deboli». Avverte poi che Stati Uniti e Unione Europea debbono revocare in maniera inequivocabile le sanzioni imposte a suo tempo contro la Repubblica Islamica proprio a causa del suo programma nucleare. io vaso di nuove misure punitive, puntualizza la massima personalità istituzionale e religiosa iraniana, Teheran dovrà cessare di applicare l’accordo.

Non manca poi una duplice stoccata contro gli Usa, sebbene Khamenei ammetta di aver ricevuto due messaggi da Barack Obama nei quali il presidente americano assicurava che la propria amministrazione non ha alcuna intenzione di rovesciare l’attuale ordinamento iraniano. Nondimeno, secondo l’ayatollah, l’atteggiamento mantenuto dagli Stati Uniti durante i colloqui che hanno condotto al patto nucleare ne ha smascherato «l’inimicizia» nei confronti della Repubblica Islamica. Inoltre, il sostegno accordato dagli Usa ai «sovversivi» in Iran «confuta» le rassicurazioni di Obama.

In Afghanistan, intensi combattimenti sono in corso da giorni alle porte di Lashkargah, capoluogo della provincia meridionale di Helmand, dove i talebani sono riusciti per qualche tempo ieri a conquistare il distretto di Baba Jee che però stamani le forze di sicurezza governative hanno recuperato. Gli scontri armati interessano oltre a Baba Jee, che si trova a soli 18 chilometri da Lashkargah, anche i distretti di Nad Ali e Gremhk. Al riguardo il portavoce del governo provinciale, Omar Zwak, ha confermato all’agenzia di stampa Pajhwok che l’obiettivo degli insorti era aprirsi una strada verso il capoluogo, ma che questo piano è fallito per l’arrivo in Helmand di rinforzi militari. La durezza degli scontri è confermata dall’alto numero delle vittime che sarebbero quasi 130: 66, fra cui cinque comandanti, nelle file dei talebani e 60 (40 agenti e 20 soldati) fra quelle delle forze di sicurezza. Helmand è una delle province più ‘calde’ dell’Afghanistan dove sempre sono stati intensi gli scontri con gli insorti che controllano l’intero distretto di Nawzad e parzialmente quello di Musa Qala.

 

 

Due notizie dal Brasile. Deputati dell’opposizione al governo brasiliano hanno consegnato stamani al presidente della Camera di Brasilia una nuova richiesta di impeachment contro la presidente della Repubblica, Dilma Rousseff. Il documento, di 65 pagine, è stato elaborato ai giuristi Helio Bicudo (fondatore del Partito dei lavoratori di Lula e della stessa Dilma) e Miguel Reale Jr. (ex ministro della Giustizia nel governo di Fernando Henrique Cardoso). Nella mozione viene citata la recente bocciatura da parte della Corte dei conti federale (Tcu) del bilancio dello Stato del 2014 e si sostiene che il governo Rousseff continuerebbe a violare la Legge di responsabilità fiscale. Si tratta della 27esime richiesta d’impeachment presentata alla Camera nel 2015, ma è considerata la principale e più completa di tutte dai politici e dai movimenti sociali di opposizione.

Sempre oggi, il Tribunale Supremo del Brasile ha autorizzato l’estradizione dello storico capo camorrista Pasquale Scotti. Dopo 31 anni di latitanza era stato arrestato nel maggio scorso nella città di Recife, nello stato di Pernambuco, in Brasile. La decisione della Corte, che deve essere ratificata dalla presidente brasiliana Dilma Rousseff, è condizionata al fatto che il governo italiano accetti che la condanna non superi i 30 anni di carcere, il massimo previsto dal codice penale del Brasile. Scotti era stato condannato all’ergastolo in Italia nel 1991, per il coinvolgimento in 22 omicidi compiuti tra il 1982 e il 1983. Scotti, viveva a Recife con i suoi due bambini sotto il falso nome di Francisco de Castro Visconti. La sua difesa aveva cercato di evitare l’estradizione definendolo un ‘perseguitato politico’.

 

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