venerdì, Luglio 30

Nessuna marcia indietro sull'Italicum

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Arrivano le prime reazioni del Partito Democratico alla proposta avanzata da Pierluigi Bersani di rivedere l’Italicum con il vicepresidente Lorenzo Guerini che dall’Assemblea di Confindustria a Roma precisa: «Non ci sono le condizioni per aprire una discussione diversa. Non abbiamo la legge elettorale all’ordine del giorno». Dello stesso avviso anche la collega Debora Serracchiani che commenta:«Noi abbiamo detto che la legge elettorale è già stata fatta e approvata. Adesso stiamo parlando di un referendum sulla riforma costituzionale, chiederemo agli italiani se sono d’accordo, e io mi auguro davvero di sì, per avere un’Italia più semplice, più efficiente e anche più competitiva rispetto alle sfide che stiamo affrontando» e prosegue: «Siamo assolutamente convinti che sia importante la riduzione dei costi della politica, ma soprattutto dare stabilità ai governi: dal 1946 l’Italia ha avuto 63 governi, non credo questo ci abbia aiutato; l’Italicum non sarà una legge elettorale perfetta ma è sicuramente migliore di quella che ci ha preceduto e ci darà stabilità. Questo è fondamentale anche per la crescita del Paese». Dal Giappone arriva anche la replica del Presidente del Consiglio Matteo Renzi che associandosi alle dichiarazioni rilasciate da Guerini spiega: «La riforma costituzionale non dà alcun potere in più al presidente del Consiglio e al governo, men che meno di sciogliere le camere, che spetta al presidente della Repubblica». Sulla stessa linea anche il Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini che si dice molto dispiaciuto dei dissensi espressi sulla riforma costituzionale: «Mi fa tanta tristezza vedere tante persone in tutti i partiti, anche nel mio, che dopo aver chiesto per anni questa riforma oggi per ragioni solo personali e di lotta politica sono diventati improvvisamente contrari». Da Confindustria arriva anche l’appoggio del nuovo presidente Vincenzo Boccia che annuncia: «Confindustria si batte fin dal 2010 per superare il bicameralismo perfetto e riformare il Titolo V della Costituzione. Con soddisfazione, oggi, vediamo che questo traguardo è a portata di mano» aggiungendo che: «La nostra posizione e le conseguenti azioni sul referendum verranno decise nel Consiglio generale convocato per il 23 giugno». Ma Bersani non ci sta e controbatte fermamente alle critiche attraverso il suo profilo Ufficiale di Facebook scrivendo: «Mentre cerco di proporre soluzioni che evitino una drammatica spaccatura nel campo democratico e costituzionale, leggo che metterei paletti e alzerei asticelle. Naturalmente si può anche fingere di non capire» e aggiunge: «Propongo che il sì abbandoni toni aggressivi e divisivi e che ristabilisca la fondamentale distinzione tra sfera costituzionale e funzione di governo. Propongo che il sì si rivolga al no cogliendo almeno alcune delle preoccupazioni non infondate che il no esprime. Suggerisco a questo proposito che i gruppi parlamentari del Pd presentino un progetto di legge per l’elezione diretta dei senatori avvalendosi del testo già elaborato dalla sinistra Pd. Suggerisco inoltre che venga dichiarata la disponibilità, una volta approvata la riforma, a rivedere l’Italicum. Su come modificarlo non ho ‘pretese. (…)Ho semplicemente le mie idee finché non è vietato averne». 

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