sabato, Ottobre 23

Nessun danno dal cinese venuto dal cielo “Il razzo è entrato in atmosfera presumibilmente all’altezza del basso Mediterraneo tra il Mar Egeo e Israele. A questo punto abbiamo capito che il punto di impatto sarebbe avvenuto lontano dall’Europa”. Intervista a Filippo Gemma, titolare di GMSPAZIO

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E per stavolta ci è andata bene. Il primo stadio del razzo cinese Lunga Marcia 5B è rientrato nell’atmosfera tuffandosi nell’Oceano Indiano, a nord ovest delle isole Maldive. Non ha fatto danni e di questo dobbiamo considerarci molto fortunati dal momento che la fine vita del segmento alto oltre 32 metri e con una massa di 20 tonnellate è avvenuta senza nessuna possibilità di controllo.

La missione, lo ricordiamo, era iniziata lo scorso 29 aprile dalla base di Wenchang per il trasporto del modulo Tianhe della stazione spaziale Tiangong 3.

A dar la buona nuova è stato l’ufficio per il volo umano dell’Agenzia spaziale cinese Cnsa, che ha confermato i dati acquisiti del Comando di Difesa Aerospaziale del Nord-America.

Non è la prima volta che frammenti di un razzo tornano sulla Terra. Già i pezzi di un altro Lunga Marcia furono recuperati in Costa d’Avorio e Fobos-Grunt, una missione dell’Agenzia Spaziale Russa che prevedeva l’esecuzione di osservazioni dettagliate su uno dei due satelliti di Marte è fallita il 15 gennaio 2012, finendo nelle acque del Pacifico. Il 2 aprile 2018 la prima Tiangong terminò la sua vita con le sue otto tonnellate finite in acqua.

E ancora un altro esempio, sul finire di marzo: uno sciame di pezzi di un secondo stadio del Falcon 9 di SpaceX ha creato uno spettacolo osservato da molte persone nei cieli della costa est degli Stati Uniti, ma un serbatoio contenente elio ha resistito al rientro atmosferico ed è finito sulla superficie causando una buca profonda dieci centimetri.

Il fatto che ci sia una vasta letteratura al riguardo non deve nascondere che c’è stata forte preoccupazione nel mondo perché si è trattato di uno dei più grandi detriti spaziali a cadere senza nessuna possibilità di manovra.

Stabilire con esattezza la traiettoria di un oggetto di grandi dimensioni in caduta incontrollata avviene a mezzo di radar e sensori che permettono di seguire progressivamente le orbite e di raffinare i calcoli.

Quale sia la dinamica del monitoraggio dunque è un computo molto complesso che spetta a esperti raffinati.

Abbiamo chiesto a Filippo Gemma, titolare di GMSPAZIO come ha vissuto i momenti più importanti dell’intera fase di rientro; l’azienda da lui fondata attraverso i telescopi puntati molto in alto non ha perso di vista il relitto nei limiti consentiti dai sistemi di osservazione.

Siamo stati uno dei centri che ha contribuito a definire la posizione del razzo, con le nostre forze armate, assieme agli americani”, ci ha raccontato Gemma dopo una notte estenuante.

In Europa la sorveglianza è affidata al consorzio per la sorveglianza spaziale Eusst (EU Space Surveillance and Tracking), del quale fa parte l’Agenzia Spaziale Europea e a cui l’Italia partecipa con Agenzia Spaziale Italiana, l’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) e il centro Isoc (Italian Space Surveillance and Tracking Operation Center) dell’Aeronautica Militare a Pratica di Mare. Una volta elaborati, i dati vengono trasmessi alla Protezione Civile presso cui è attivo il tavolo tecnico che segue costantemente l’evento.

Fino a che resta al di fuori degli strati più estremi dell’atmosfera -ha continuato il tecnico- gli unici parametri a cui si fa riferimento sono la forza gravitazionale, la velocità e la posizione orbita.Dati in continua evoluzione che vengono confrontati con la metrica di una banca dati a cui si attinge attraverso un sistema di elaborazione dati. Ma poi l’impatto genera una serie di incertezze perché per prima cosa è necessario conoscere nei dettagli i piani costruttivi del veicolo che rientra sulla Terra. E purtroppo questi schemi non vengono mai divulgati, per comprensibili riservatezze industriali. Con la Cina poi non c’è un gran rapporto di confidenza, per cui la questione diventa più complicata.

Al momento del contatto con l’atmosfera terrestre, è l’attrito che determina tutti i fenomeni conseguenti. Il principale è la temperatura che provoca la frantumazione, ci spiega ancora Filippo Gemma. A questo punto, la posizione con cui si colloca il residuo metallico può determinare una planata o un’accelerazione.

Che è successo concretamente la notte tra sabato e domenica? È sempre Gemma a risponderci: “Il razzo è entrato in atmosfera presumibilmente all’altezza del basso Mediterraneo tra il Mar Egeo e Israele. A questo punto abbiamo capito che il punto di impatto sarebbe avvenuto lontano dall’Europa”.

Ora, permettiamoci una considerazione conclusiva: secondo alcuni tecnici, una volta portato in orbita il modulo principale della struttura da realizzare, si è trascurata un’ultima manovra di deorbitazione, probabilmente per risparmiare l’ultima frazione di propellente. Questo avrebbe causato la manovra casuale invece che guidata. Sono apprezzamenti gravi che potrebbero contenere una parte di verità. E per quanto la giurisprudenza internazionale abbia dato i suoi pareri, l’United Nations Guidelines on space debris e space sustainability non ha avuto poteri vincolanti e la maggior parte degli Stati non ascolta tutto quanto sancito. E fino a che il mondo non si parla, c’è veramente da preoccuparsi.

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