sabato, Luglio 24

Nero Wolfe: delitti e orchidee

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Con la fine della Prima Guerra mondiale alcuni equilibri di forza economica, culturale e politica cambiarono. Per gli Stati Uniti d’America, come ormai affermato anche dagli storici più avvertiti, il primo conflitto mondiale fu la vera occasione per farli diventare protagonisti negli scenari della politica e dell’economia internazionale, fino ai giorni nostri.
Superati periodi fortremente contraddittori quali il proibizionismo, culla del gangsterismo e il crollo di Wall Street del giovedì nero dell’ottobre del ’29, con tutte le nefaste conseguenze che comportò a livello economico e sociale, il Presidnte dell’epoca Franklin Delano Roosevelt varò un piano di riforme meglio note come New Deal (nuovo corso). Questo avvenne a partire dal 1933.
In pieno New Deal, quindi, si colloca la nascita, dalla penna dell’autore statunitense Rex Stout, del personaggio di Nero Wolfe, con il romanzo giallo ‘La traccia del Serpente‘ del 24 ottobre 1934. Personaggio in Italia notissimo per la proverbiale interpretazione che ne diede di esso Tino Buazzelli in una serie televisiva memorabile andata in onda sulla RAI nel 1969. Nero Wolfe è curiosamente pensato dal suo autore come di origine montenegrina, luogo in cui gli farà fare ritorno, nel romanzo ‘Nero Wolfe fa la spia‘ del 1954.

Nero Wolfe è un investigatore privato. La descrizione che ne dà l’autore è assolutamente in controtendenza con tutti gli stilemi del poliziesco americano che si stava affermando in quegli stessi anni, quello per intenderci alla Marlow a cui cinematograficamente hanno dato vita interpreti come Humphrey Bogart e Robert Mitchum. Già la fisicità di questi attori segna la distanza tra i due modelli di investigatore.

Richiamando nettamente atmosfere del più classico giallo inglese, Nero Wolfe, anche se collocato nelle crude realtà metropolitane Newyorkesi, presenta alcune evidenti analogie con Sherlock Holmes. Dalla scorbutica genialità del protagonista al fatto di evere entrambi il proprio assistente come io narrante delle rispettive avventure (Archie Goodwin e Jhon H. Watson) e quella certa condiscendenza con cui hanno l’abitidine di trattare i loro collaboratori.

In più reiterate occasioni Goodwin si esprime in maniera non particolarmente precisa, mantenendosi sui contorni di una vaghezza dettata soprattutto dall’affetto, sulla stazza del suo ‘sferico signore’. Nel romanzo breve ‘Nero Wolfe è in pericolo‘, ad esempio, pubblica un annuncio per trovarne una controfigura e fra i requisiti indica un peso di 120-125 kg). L’imponente mole di Wolfe cela un animo raffinato con fortissime passioni. Alla sua corpulenza è abbinata una proverbiale pigrizia. Entrambe non gli impediscono all’occorenza guizzi di una agilità di cui Goodwin non si capacita. Sulle altre caratteristiche di Wolfe, Archie Goodwin ha modo di evidenziare in più occasioni: «E’ pignolo, considera il lavoro alla stregua di un indispensabile fastidio che gli consente di tenere un alto tenore di vita; è moderatamente iroso, non parla di lavoro a tavola e, pur avendo una vasta clientela femminile, è fortemente misogino».

Situata al numero 918 della 35a strada ovest di New York l’abitazione di Wolfe è un elegante palazzo in arenaria rosso-bruna, nel cui attico ha creato una singolare e rigogliosa serra per la coltivazione e la cura delle sue amate e talvolta create orchidee. La sua vita quotidiana è scandita da orari rigidissimi da lui stesso predeterminati. Non dedica, infatti, alla sua professione un minuto in più di quanto da lui previsto, cosa che sottrarrebbe tempo alle sue vere passioni.

Tutti i casi affrontati da Nero Wolfe, salvo rare eccezioni, hanno delle caratteristiche costanti, risolve intricati casi di omicidio non abbandonando mai la sua abitazione. È quindi il suo assistente Archie Goodwin a recarsi sui luoghi del delitto, a interrogare i testimoni o i parenti della vittima a tenere sotto controllo e pedinare i sospetti, svolgendo quindi le classiche attività investigative.

Tempio della concentrazione per Wolfe sono la comoda poltrona del suo studio e la sua serra. E’ lì che prendono corpo le intuizioni che lo portano alla risoluzione di intricati casi. Data la stanzialità di Wolfe, il suo universo quotidiano è delimitato da tre vani ben distinti: la cucina, lo studio, e la serra. Meticolosamente descritti da Stout così come gli arredi e le suppellettili, le ferree abitudini e i rigidi orari, costituiscono caratteristiche fondamentali e comuni di tutti i romanzi di Wolfe. Rare eccezzioni alla regola della stanzialità sono descritte da Stout nei romanzi ‘Alta Cucina‘ e ‘La guardia al toro‘. Ma in entrambi i casi Wolfe rimane casualmente coinvolto in una inchiesta trovandosi lontano dalla sua casa per motivi diversi (un congresso di chef, un’esposizione floreale)

Sodali e coabitanti in casa Wolfe, oltre Archie Goodwin, sono i ‘conniventi’  Theodore Horstmann, giardiniere, e il fido cuoco svizzero Fritz Brenner.

Cuore pulsante della strategia letteraria di giallisti del livello di Georges Simenon e Rex Stout stesso è rappresentato dal profondo legame con i luoghi dove fanno vivere i loro personaggi. Sarebbe impensabile per ogni fedele lettore immaginare il Commissario Maigret camminare lungo scenari cittadini che non siano i familiari boulevard e il Lungo Senna di Parigi o Nero Wolfe distante da New York e soprattutto dalla sua casa nella 35° strada di Manhattan. Anche i più recenti eroi di questo genere, il poliziotto italo-francese Fabio Montale creato da Jean-Claude Izzo e il Commissario greco Kostas Charìtos descritto da Petros Markaris, hanno con le loro città, Marsiglia ed Atene, un rapporto che va oltre la semplice e banale familiarità con i luoghi; è un legame così viscerale di vera e profonda identificazione. La cucina e il cibo diventano per i detective europei e per il newyorkese Nero Wolfe occasioni di confronto e di piacere per la vita, ottimi supporti per affrontare con la dovuta lucidità misteri e inchieste all’apparenza inestricabili.
«Uno stomaco troppo vuoto a lungo rende anemici e porta sconcerto nel cervello» (Nero Wolfe)

 

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