venerdì, Aprile 23

Neri, negri, negrieri e bastardi field_506ffbaa4a8d4

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Siamo un Paese di gloriosi bastardi, che dovrebbe essere orgoglioso delle ultramillenarie mescolanze delle provenienze più diverse, niente affatto ultime quelle africane. Dove per ‘bastardaggine’ intendiamo proprio quella quasi miracolosa miscellanea di radici e cromosomi che ha creato se non l’Italia, almeno gli italiani. E che proprio in questa nazione percorsa anche dai più diversi eserciti, con annesse conseguenti inseminazioni naturali, ce la si possa prendere con chiunque solo perché diverso per pelle, religione o altro farebbe più ridere che piangere. Non fosse che qualcuno di quelli che ci finisce in mezzo piange davvero, ed ancor più son costretti a piangere familiari e amici se il soggetto in questione non ne è proprio più, tecnicamente, in grado causa sua fisica eliminazione. Variamente avvenuta. Se appena allunghiamo lo sguardo, giusto giusto di un settemila chilometri in linea d’aria, arriviamo alle coste orientali degli Stati Uniti d’America, e ne bastano grossomodo altri tremilacinquecento e si è a quelle opposte. In quelle terre le conseguenze di ben più gravi emigrazioni (forzate) si fanno risentire ora in ‘fuochi’ previsti, imprevisti nella loro clamorosa virulenza. Balzando quindi ancora più drammaticamente all’attenzione.

Questo nostro strapaese delle meraviglie è una parte dell’enorme ‘stramondo delle meraviglie’, non sempre necessariamente piacevoli. Ad essere precisi ci sono quasi esattamente novemila chilometri tra la nostra Fermo e l’’americana’ Dallas, tra l’omicidio del ‘nostro’ africano e quelli di una corposa manciata di poliziotti ai margini di una manifestazione generata dagli ‘scontri razziali’ delle due distinte eliminazioni poliziesche di neri americani. Gli eventi sono, purtroppo, in progress e non solo per qualche ora e qualche giorno. Là e qua. Da quelle parti la latente guerra razziale è diventata guerra vera, da queste parti ne vediamo forse i prodromi. E saremmo forse, almeno noi, ancora in una fase in cui si potrebbe tentare l’impresa di fermare la deriva, bloccare la valanga. Tra neri, negri e negrieri continuiamo a trastullarci nell’illusione che «In fondo siamo diversi, e buoni», insomma la fondamentalmente infondata leggenda degli «Italiani brava gente». Ne siamo, anche soggettivamente, proprio sicuri? Non ci giureremmo affatto, anzi, e l’accelerazione in corso nella penisola ne è quasi plastica riprova. Possiamo quasi toccare con mano come le cose stiano velocemente precipitando, in una superficialità ed irresponsabilità che tutto sembra comprendere e coprire.

Così, a un certo punto, si pensa che sia arrivato il fondo. Poi si comincia a scavare. E dopo ancora arriva Matteo Salvini. Seguito fervidamente a ruota, a volta addirittura anticipato, in questo osceno ‘campo dei miracoli’ dai vari Vittorio Feltri, Carlo Giovanardi, Vittorio Sgarbi, Maurizio Gasparri, Giuseppe Cruciani e da tanti altri volenterosi. Oltre che dalle ulteriori nuove leve di sicuro, autoinfamante, avvenire. (Segnaliamo anticipatamente l’effervescente Fabrizio Rondolino, che momentaneamente non ha detto nulla di male in materia, anzi. Ma Rondolino prima o poi qualche enormità, in qualsiasi campo e quindi non dubitiamo neppure in questo, la dice anche solo per dimostrare al mondo e soprattutto a se stesso di esistere. Così ci portiamo fiduciosamente avanti con il lavoro). Qualcuno di questi lo fa perché ci crede, qualcuno perché ci marcia. E questi ultimi sono quelli davvero imperdonabili, i più intelligenti, i migliori e quindi di gran lunga i peggiori, perché a furia di scherzare con il fuoco, va a finire che prima o poi ci si brucia. Magari dopo aver bruciato o fatto bruciare qualcun altro. Come succedeva oltreoceano, confidando per ora almeno che dalle nostre parti non si voglia prendere pessima ispirazione anche da questo. Ma non ci giureremmo troppo a lungo.

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