sabato, Agosto 13

Nepal: la crisi del petrolio continua

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Il piccolo Paese himalayano racchiuso tra due grandi potenze asiatiche, Cina (Tibet) e India, è incredibilmente dipendente da quest’ultima per quanto riguarda le importazioni di prodotti alimentari, beni di consumo, e petrolio (carburante per gli aerei, benzina, diesel e gas per cucinare); non solo, l’India svolge un ruolo determinante nelle questioni politiche nepalesi, fin dai tempi del Raj britannico.

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“Quando Narendra Modi venne eletto primo ministro indiano nel 2014, Delhi decise di fare un passo indietro e limitare l’ingerenza nelle questioni politiche del proprio vicino, e spinto da un moto solidale ha poi firmato un accordo di aiuti di 1 miliardo di dollari”, racconta Thomas Bell, corrispondente ed esperto del Nepal per ‘Aljazeera’ e prosegue: “Gli ultimi avvenimenti, però, non sembrano seguire la linea dichiarata. Nonostante l’India insista che non sia mai stato indetto un blocco ufficiale del confine, è chiaro che questa sia una mossa ben calcolata, dato che un ufficializzazione del blocco quasi sicuramente sarebbe ritenuto un atto illegale e in violazione di trattati internazionali. Se Delhi si fosse intromessa prima dell’approvazione della costituzione, forse questa crisi non avrebbe preso la piega che ha adesso, invece le problematiche e i disaccordi hanno iniziato a riaffiorare solo qualche giorno dopo l’entrata in vigore della nuova costituzione. Va anche specificato che proprio in questo periodo lo stato del Bihar, al confine con il Nepal, sta affrontando delle nuove elezioni, cruciali per il partito di Modi, BJP”.

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Le colpe però, secondo Bell, sono da entrambe le parti: “La velocità con cui la costituzione è stata approvata e pubblicata ha precipitato le cose inutilmente, e i segnali di New Delhi sono stati completamente mal interpretati. La classe politica di Kathmandu ha pensato che l’unica cosa che interessasse al governo Modi fosse un secolarismo diluito (la nuova costituzione ha reso il Nepal uno stato laico, ndr) e un accordo preliminare con i Madhesi, in cambio di promesse di futuri interessi commerciali, relativi, ad esempio, allo sviluppo idrico. La geografia del Nepal, circondato per tre lati dall’India, e a nord dalla catena montuosa dell’Himalaya e dalle remote regioni del Tibet, lo rende totalmente dipendente dall’India. Decenni di malgoverno, e di leader con poca lungimiranza, hanno rafforzato questa dipendenza. Intanto molti politici nepalesi cercano di stringere rapporti speciali con New Delhi per ambizione e tornaconto personali; molti si dice abbiano legami con l’intellighenzia indiana”.

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Intanto a Kathmandu si vedono poche macchine per la strada, e code interminabili di 3-4 giorni fuori dai principali distributori di benzina per assicurarsi una piccola razione di carburante. I prezzi sono alle stelle, e la situazione potrebbe peggiorare rapidamente. “Il Paese ha da poco, e malamente, iniziato a riprendersi dal terremoto del 25 aprile, e nonostante il governo abbia dichiarato concluse le operazioni di soccorso il 22 giugno, la verità è che ancora milioni di persone rimangono in disperato bisogno di aiuto e beni di prima necessità, come cibo e rifugi. Il governo non ha ancora speso un centesimo dei 4 miliardi di dollari che ha promesso per la ricostruzione. La crisi non farà altro che inasprire le condizioni di coloro già in difficoltà”, conclude Bell.

 

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