mercoledì, Aprile 14

Nepal: la crisi del petrolio continua

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Kathmandu – Da oltre un mese ormai il Nepal si trova ad affrontare una seconda preoccupante crisi (dopo quella umanitaria post terremoto del 25 aprile scorso), la crisi del petrolio, a causa di un blocco ufficioso della linea di confine con l’India, nato all’indomani dell’entrata in vigore della nuova costituzione del Paese.

Il Nepal ha accusato il proprio vicino di aver messo in atto un vero e proprio embargo sulle importazioni di carburante che da ormai un mese non riescono a superare il confine e raggiungere la capitale Kathmandu. L’India ha negato ripetutamente le insinuazioni, ribattendo che è a causa delle violenze e proteste da parte dei Madhesi, gruppo etnico nepalese, nella zona del Terai che i camion cisterna non sono in grado di varcare il confine ed entrare nel Paese. L’economia del Nepal viene così messa a dura prova per la seconda volta a distanza di mesi, dopo il colpo subito dal devastante terremoto di aprile.

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La crisi del petrolio è nata il 20 settembre scorso, quando il Nepal ha varato la sua nuova e tanto attesa costituzione e si è dichiarato uno stato federale. I gruppi etnici dei Madhesi e Tharu, abitanti delle regioni del sud e da tempo marginalizzati, hanno espresso il proprio disaccordo verso il nuovo disegno di legge, che secondo loro non lasciava spazio alla rappresentanza dei due gruppi etnici nel nuovo governo federale. Quando le loro richieste di emendamento sono state ignorate, la risposta è stata quella di bloccare il confine con l’India, creando disagi ai principali checkpoint. “Dopo il terremoto eravamo comunque positivi che la stagione turistica futura potesse prendere una piega diversa e aiutare il Paese a riprendersi, ma ora con questa crisi, politica, la situazione è tornata ad essere critica”, dice Matt Gardner della Heart and Tears Motorcycle Tours di Pokhara, seconda città principale a circa 200km da Kathmandu. Circa 50 persone tra Madhesi e poliziotti sono state uccise durante le dimostrazioni, e due delle principali attrazioni turistiche del paese, Chitwan National Park e Lumbini, la città natale di Buddha, rimangono chiuse al pubblico per motivi di sicurezza.

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Gas e petrolio sono diventati beni di lusso, acquistabili nel mercato nero a prezzi esorbitanti, che solo pochi possono permettersi. A Kathmandu, i turisti devo fare in conti con tariffe dei taxi alle stelle, mezzi pubblici estremamente sovraffolati, e menu nei ristoranti e bar dimezzati. I turisti cinesi sono stati i primi ad aver optato per destinazioni diverse, appena la Chinese Eastern Airlines ha deciso di cancellare i propri voli per il Nepal, a causa della poca disponibilità di carburante all’aeroporto della capitale.

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