giovedì, Agosto 5

Nepal: energia solare per una ricostruzione sostenibile field_506ffbaa4a8d4

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Secondo un report del ministero degli affari interni nepalese, il terremoto del 25 aprile scorso ha coinvolto quasi 3 milioni di persone, distrutto 500.000 case e causato 8.800 vittime. Oltre agli evidenti danni recati ad abitazioni, palazzi governativi, siti UNESCO e scuole, la catastrofe ha avuto serie ripercussioni sul già instabile settore energetico del Paese: numerosi sono stati i pali della luce sradicati, le centrali idroelettriche gravemente danneggiate o rase al suolo. Secondo una stima del governo, centrali elettriche responsabili della produzione di circa 80MW hanno sospeso temporaneamente la propria attività.
Ora che il Paese sta lentamente cercando di rialzarsi, nonostante le difficoltà aggravate dalla stagione dei monsoni che si verifica ogni anno da giugno a settembre, una delle necessità più grandi è quella di tornare a garantire energia alla popolazione. La grande emergenza iniziale, legata ai generi di prima necessità come cibo, acqua e rifugi temporanei, è stata superata nella maggior parte dei distretti colpiti e nei principali centri abitati; diverso è il caso dell’elettricità, che non è ancora stata ripristinata in molte delle aree in questione.
L’accesso al sistema elettrico nazionale in Nepal è sempre stato problematico e disomogeneo anche prima del terremoto; solo il 40% della popolazione, infatti, ha accesso all’elettricità, con una forte disparità tra le zone urbane e quelle rurali; nelle città circa il 90% degli abitanti beneficia di una qualche forma di energia, sulle colline o in montagna solo il 35%.

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