sabato, Luglio 24

Nepal dopo il sisma: tornerà il turismo?

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Il terremoto del 25 aprile in Nepal ha causato circa 7 miliardi di dollari di danni, e ha bruciato circa un terzo del prodotto interno lordo del paese. I morti sono stati oltre 8.800, 500.000 le case distrutte e quasi tre milioni le persone colpite; il turismo, che è una delle prime risorse per l’economia del paese si è interrotto e ora, a quasi 4 mesi dall’accaduto, ci si chiede come poter ripristinare questo settore, come veicolare le informazioni giuste e garantire la sicurezza nelle città e lungo le principali rotte turistiche, e, soprattutto, come il paese si stia mobilitando per accogliere i visitatori futuri.
L’industria del turismo in Nepal vale 1.6 miliardi di dollari, ed impiega circa mezzo milione di persone, metà del quale è rappresentato da donne. Il numero era destinato a crescere esponenzialmente nei prossimi dieci anni ma il colpo dato dal terremoto, per cui il numero di turisti è sceso del 90%, ha improvvisamente rallentato la crescita. Un recente report circa i danni post disastro divulgato dal Governo ha predetto che il settore del turismo si ridurrà del 40% rispetto ai livelli del 2014. Una delle paure più grandi che segue queste previsioni è quella che un numero sempre maggiore di giovani nepalesi sia costretto ad abbandonare il paese alla ricerca di un lavoro (spesso mal retribuito e dalle condizioni disumane) negli stati del Golfo Arabico.
“Ho perso la mia casa, la mia teahouse (rifugi Sherpa sull’Himalaya dove vengono ospitati i trekkers, ndr), quindi il mio lavoro, e il mio villaggio è quasi completamente distrutto. Io e la mia famiglia viviamo in una tenda di fortuna da mesi ormai. Non so che fare, l’unica cosa che mi viene in mente è lasciare il mio paese e cercare un lavoro in Australia, Canada o Polonia”, dice tristemente Dambar Salien, abitante del villaggio di Kinja, nella regione di Solu-Khumbu, fortemente colpita dal secondo forte sisma, del 12 maggio.

Ashok Pokharel, presidente dell’associazione dei tour operator NATO e direttore della Shangrila Tours Ltd, non sembra essere del tutto positivo quando riflette circa la stagione turistica autunnale ormai alle porte: “Lo scorso anno fiscale abbiamo avuto circa 1.75.000 turisti; quest’anno il numero è crollato totalmente, causando una perdita netta di circa 100 milioni di dollari. L’ente turistico nepalese ha raccomandato ai turisti di non cancellare le proprie vacanze prenotate per agosto o settembre, ma quale sorta di rassicurazione possiamo dare loro per il futuro? Fino a che siamo noi stessi a dormire per terra come possiamo pensare che i turisti vengano ad alloggiare in alberi da 5 o sei piani? Non siamo in grado, purtroppo, di prevedere quando si verificheranno il prossimo terremoto o la prossima scossa”. Il Direttore generale al ministero del turismo, della cultura e dell’aviazione civile Tulasi Prasad Gautam ricorda, però, che gli aeroporti sono funzionanti, gli alberghi sicuri, le principali autostrade operative, e solamente 5 delle 35 rotte turistiche per i trekking sono state danneggiate: “Stiamo cercando di ripristinare i pochi danni alle infrastrutture nelle note e trafficate zone dell’Annapurna ed Everest, contiamo di essere pronti per l’inizio di questa stagione”. Diverso è il caso della valle del Langtang, terza rotta turistica più trafficata del paese, dove il terremoto ha causato gravi danni alle infrastrutture e provocato la morte di 400 persone, tra cui 60 trekker.

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