venerdì, Ottobre 22

Nell’ottica di Leonardo Intervista a Pietro Cesare Marani sulla ventesima mostra del Codice Atlantico a Milano

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occhio di Leonardo

Si è inaugurata il 10 giugno scorso e rimarrà aperta fino al 7 settembre la mostra ‘L’occhio di Leonardo. Studi di ottica e prospettiva’ che propone 44 fogli di disegni autografi dell’artista su questi argomenti, mai esposti finora al pubblico, e provenienti dal Codice Atlantico, che costituisce la più vasta raccolta di disegni e scritti autografi del maestro. I fogli sono visibili in due sedi d’eccezione: la Sacrestia del Bramante, gioiello dell’architettura rinascimentale, all’interno del Convento di Santa Maria delle Grazie, dove si trova il Cenacolo e la suggestiva Sala Federiciana della Biblioteca Ambrosiana, aperta al pubblico per l’occasione. Questa è la ventesima di una serie di mostre, che dal 2009 fino al 2015, sono concepite per esporre porzioni del Codice Atlantico, al fine di presentarlo nella sua interezza, in attesa della esposizione che dal 15 aprile del prossimo anno Milano dedicherà all’artista in concomitanza con l’Expo 2015.

Nella mostra ‘L’occhio di Leonardo’ si indaga l’interesse del maestro per l’occhio, come organo umano della percezione visiva, e per gli studi di ottica, strettamente connessi a quello della geometria per la raffigurazione prospettica e per la definizione teorica di problemi inerenti la scienza ‘d’ombra e lume’. Quest’ultima è a sua volta parte integrante delle osservazioni confluite nel leonardesco ‘Trattato della pittura’.

Il Codice Atlantico è conservato sin dal 1637 presso la Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano, una delle prime biblioteche aperte al pubblico. Esso è composto da 1119 fogli, che si datano dal 1478 al 1519 abbracciano la vita intellettuale di Leonardo per oltre 40 annispaziando fra i temi più disparati, dagli schizzi e disegni preparatori per opere pittoriche a ricerche di matematica, astronomia e ottica, da meditazioni filosofiche a favole, ricette gastronomiche fino ai curiosi e avveniristici progetti di marchingegni come pompe idrauliche, paracaduti e macchine da guerra. Venne assemblato alla fine del Cinquecento dallo scultore Pompeo Leoni, che aveva recuperato una parte degli studi autografi di Leonardo dagli eredi di Francesco Melzi, il fedele allievo di Leonardo al quale il maestro aveva affidato gli scritti in punto di morte.

La curiosa denominazione di ‘Atlantico’ gli venne attribuito in realtà per la sue dimensioni, perché i fogli sui cui Leoni montò questi scritti leonardeschi erano del formato utilizzato all’epoca per realizzare gli atlanti geografici. Il codice fu poi ceduto da un erede del Leoni al marchese Galeazzo Arconatiche a sua volta lo donò nel 1637 alla Biblioteca Ambrosiana, garantendone la conservazione e la trasmissione alle generazioni future.

Nel 1796, dopo la conquista della città da parte di Napoleone, la preziosa raccolta venne requisita e trasferita al Louvre per 17 anni fino alla restituzione all’Italia, con altri beni artistici trafugati dall’imperatore, per decisione del Congresso di Vienna e grazie all’intervento dello scultore Antonio Canova. Nel 1968 il Codice venne sottoposto a restauro presso il Monastero di Grottaferrata nel Lazio e rilegato in dodici massicci volumi che però comportarono da subito problemi per gli studiosi, per le difficoltà inerenti le analisi comparative dei fogli conservati in diversi punti nello stesso volume o in volumi diversi. Nel 2008 ilCollegio dei Dottori dell’Ambrosiana, presieduto dal prefetto monsignor Franco Buzzi, in sinergia con la Fondazione Cardinale Federico Borromeodecise di avviare una operazione di sfascicolatura dei 12 volumi e il posizionamento dei singoli fogli all’interno di passepartout per garantirne la migliore conservazione e facilitarne l’esposizione.

Dal 2009 è in corso un grandioso progetto di esposizione dell’intero corpus della raccolta, a sostegno e promozione dei beni e dell’attività della Veneranda Biblioteca e Pinacoteca Ambrosiana, che durerà fino al 2015 con i fogli del Codice esposti a rotazione in mostre tematiche della durata di tre mesi.

Abbiamo intervistato Pietro Cesare Marani, storico dell’arte e professore al Politecnico di Milano, curatore della mostra ‘L’occhio di Leonardo. Studi di ottica e prospettiva’, e con Maria Teresa Fiorio di quella prevista in concomitanza con l’Expo 2015.

 

Questa è la ventesima mostra del Codice Atlantico. Come mai la scelta di esporre i fogli sull’ottica e sulla prospettiva di Leonardo?

È una delle tematiche individuate da tempo, fra quelle presenti nel Codice Atlantico: sono stati scelti degli argomenti che potessero essere rappresentativi di tutte le questioni là sviscerate e quindi stavolta toccava all’ottica, alla prospettiva, anzichè all’architettura, alla meccanica, agli strumenti musicali, nei quali Leonardo esprime le sue principali convinzioni. Abbiamo esposto 44 fogli, ma in realtà complessivamente nel codice ve ne sono molti di più e abbracciano diverse problematiche.

Quale era la conoscenza dell’ottica e della prospettiva che aveva Leonardo?

Aveva una conoscenza di fonti antiche medievali ed arabe, ma il suo orientamento non è sempre chiaro, perché egli oscilla tra credere che vi siano ‘razzi’ che escono dagli occhi, oppure in accordo ad altre teorie che siano gli oggetti ad emanare delle immagini come loro similitudini che raggiungono l’occhio. Leonardo è informato della tradizione classica, medievale ed araba, anche se pare che non sappia prendere una decisione perché si ripromette di ricontrollare la teoria facendo l’anatomia dell’occhio, per individuarne le componenti; ma alla fine sembra che questa verifica in campo anatomico e fisiologico in realtà non l’abbia fatta. Tant’è che i suoi disegni rappresentano degli schemi, derivanti da fonti teoriche arabe e medievali, che non corrispondono alla realtà. Le sue sezioni dell’occhio, soprattutto, rivelano dei corpi sferici concentrici, mentre nella realtà la pupilla è lenticolare e non esistono tutte queste sfere l’una nell’altra, da lui derivate appunto da una concezione astratta di epoca medievale.

Quanto è basilare per Leonardo lo studio dell’ottica ai fini della raffigurazione prospettica?

È basilare per lui come lo è per tutti gli artisti, nel senso che l’ottica è fondamentale per la visione e quindi serve sapere, o quanto meno il suo desiderio era quello di capire, quale fosse il meccanismo in base al quale si crea l’immagine, per poi utilizzarlo per la rappresentazione prospettica e per la pittura. Tutti questi studi che egli fa su luce, ombra, propagazione e rifrazione dei raggi sulle superfici concave e convesse, o su quelle degli specchi, servono poi per arrivare a rappresentare una realtà pittorica più vicina al vero, cioè a quelli che sono i fenomeni naturali.

E invece quanto questo è fondamentale per la definizione teorica di problemi inerenti la scienza ‘d’ombra e lume’?

Lo studio ‘d’ombra e lume’ è uno delle componenti dell’ ottica come scienza e costituisce una delle parti fondamentali di essa. Lo studio della propagazione e rifrazione dei raggi luminosi e la formazione delle ombre è essa pure una delle componenti dell’ottica.

Come mai la scelta delle due sedi diverse per l’esposizione dei fogli del Codice Atlantico?

Le due sedi sono state decise all’inizio nel 2009 da monsignor Buzzi per avvicinare anche il pubblico che va a visitare il Cenacolo e facendogli quindi trovare lì accanto, nella Sacrestia del Bramante, una selezione di disegni leonardeschi. Tutte le mostre sul Codice Atlantico sono comunque divise in due sedi.

I fogli del Codice Atlantico che riguardano l’ottica e la prospettiva a che periodo della vita intellettuale di Leonardo risalgono, degli oltre quarant’anni (dal 1478 al 1519) di realizzazione di questo codice?

A quasi tutta la vita: infatti è questo l’interesse che Leonardo ha per tutta l’esistenza. Il primo foglio in mostra è addirittura degli anni settanta del Quattrocento, realizzato nel periodo fiorentino e strettamente connesso con la nascita delle sue opere artistiche. L’ottica è già un interesse precoce per lui, che procede per tutta la sua carriera con diverse fasi. C’è un picco di interesse verso gli anni novanta del Quattrocento, poi si registra un altro momento di grande impulso, verso il 1508 e il 1510, connesso a studi molto più teorici, legati alla geometria euclidea, ossia alla propagazione proporzionale dei raggi. Non a caso questi due periodi corrispondono a quelli in cui Leonardo riceve le maggiori commissioni artistiche da realizzare: prima quella del Cenacolo e poi quella di Sant’Anna e della Gioconda. Gli studi di ottica sono intrecciati con quelli sulla pittura e sulla pratica della stessa.

I fogli del Codice Atlantico, sfascicolati nel 2008 dai dodici massicci volumi del restauro del 1968 e posizionati su fogli singoli all’interno di un passepartout, vengono esposti a rotazione in mostre tematiche per la durata di tre mesi, da settembre 2009. Quali sono gli accorgimenti tecnici che vengono presi nell’esposizione per preservare i fogli dei disegni stessi?

Gli accorgimenti sono tutti quelli possibili oggi, previsti dalle tecniche museali e conservative. I fogli sono tenuti dentro due sottili lastre di perspex con silicagel che li protegge dall’umidità. A sua volta il clima-box è sigillato in modo da non avere interferenze con la temperatura e gli sbalzi dell’ambiente di esposizione, che è a sua volta condizionato. Ci sono quindi tutte le garanzie, sia per quanto riguarda la temperatura, sia soprattutto per la luce. Ci sono faretti speciali a luce fredda che non riscaldano né l’aria, né il disegno, protetto dal perspex tenuto sotto costante controllo a 50-55 lux, che è quanto viene prescritto in genere per l’esposizione dei disegni.

L’esposizione ciclica dei fogli del Codice Atlantico continuerà fino al 2015 in occasione dell’Expo. Credete di unire questa esposizione al pacchetto previsto per l’Expo di Milano?

Non lo so se questo farà parte di un pacchetto, nel senso che l’Ambrosiana realizza autonomamente questa sua serie di esposizioni e le porta a compimento. Sarà sicuramente connessa all’esposizione che ci sarà a Palazzo Reale e siccome io sono il curatore di entrambe le mostre, saranno per forza in relazione l’una all’altra, ma non so se dal punto di vista burocratico e amministrativo ci sarà una correlazione pratica: probabilmente sarà proprio così.

Qual è stata la partecipazione di pubblico fin ora a questo ciclo di mostre?

Non è una cosa che mi riguarda: i dati non li conosco. Bisognerebbe chiedere a monsignor Buzzi, o forse alla Direzione dell’Ambrosiana, che afferma di aver avuto grande successo e che queste mostre hanno portato molto più pubblico a visitare il museo. Credo che si parli di 200 o 250 mila visitatori l’anno, che è un ottimo risultato.

Qual è l’idea di Leonardo scienziato che viene fuori dall’osservare i fogli del Codice Atlantico in questa ultima mostra?

L’idea è quella di un artista che guarda ai testi antichi e che cerca di mediare, o mettere in relazione, quello che legge o gli leggono i suoi amici, perché lui conosce con difficoltà il latino, e non legge affatto il greco. Si crea un compromesso tra osservazione visiva, che egli ha spiccata e grandissima, e l’eredità diciamo scientifica, per cui l’ottica non è esattamente il settore in cui Leonardo ha dato i suoi frutti migliori, salvo il fatto che egli studia gli occhiali, ovvero dei sistemi pratici per la rappresentazione prospettica. Il contributo di Leonardo è più su un versante pratico e di utilizzo, che non di messa a punto teorica dell’argomento.

 

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