giovedì, 9 Febbraio
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Nello spazio vicino il nostro futuro

Da circa sessant’anni i media mondiali ci stanno rappresentando le attività spaziali con la distanza con cui in tempi meno recenti il popolo osservava una casa regnante: un mondo fantastico, lontano e da cui poco o niente si può immaginare concretamente.
Abbiamo visto, così, scorrere il tempo delle grandi competizioni tra Unione Sovietica e Stati Uniti, poi la conquista della Luna a cui è seguito un assordante e disinteressato silenzio mediatico, appena risvegliato dai sussulti provocati dal proposito del 40° Presidente americano, Ronald Reagan di installare uno scudo spaziale a protezione del mondo libero e infine la Stazione Spaziale Internazionale, l’avamposto orbitante a 400 km. dalla Terra, con le esibizioni dei suoi astronauti provenienti da tutto il mondo (Cina esclusa, naturalmente!) che alla fine hanno dato un tocco di campanilismo alle attività scientifiche che si compiono lassù. Ma la ricerca spaziale è veramente così frivola?
In tutta onestà, non lo abbiamo mai pensato.
E oggi, piuttosto che soffermarci sui ragionamenti scientifici e tecnologici o sulla sua storia, vogliamo riflettere sul futuro dello spazio per l’uomo, il futuro immediato, quello che avverrà tra qualche decennio. Assai vicino, dunque. Perché potrà interessare i nostri figli forse, sicuramente i nostri nipoti e i certamente i loro e nostri discendenti.

E per questo abbiamo ascoltato uno scienziato ed un tecnico, che dello spazio ne ha fatto una ragion d’essere come ricercatore, dirigente d’impresa e da poco anche Direttore Generale del Center for Near Space. Il suo nome è Gennaro Russo. I suoi amici lo chiamano Rino.

 

Ingegner Russo, come sarebbe stata la vita senza la ricerca spaziale?

Forse non molto diversa da quella di adesso, eccezion fatta per tanti di quegli articoli e prodotti che usiamo così abitualmente da nemmeno immaginare che provengono dalla ricerca e dall’industria dell’aerospazio.

 

Vogliamo elencarne qualcuno?

Beh, intanto dovremmo sapere bene tutti che le telecomunicazioni, il broadcasting televisivo, il geo-posizionamento, l’osservazione della terra, il controllo del traffico aereo e marittimo, sono tutte applicazioni dei satelliti. Poi potremmo seguitare con il telefono cellulare e la pentola antiaderente e la piastra del ferro da stiro, per poi ancora i materiali del tutto innovativi quali il Gore-tex, il Kevlar, il Teflon e il velcro, ma anche il joystick per i computer e il microprocessore. Per non parlare di tante apparecchiature continuamente utilizzate nella medicina. Si tratta di tante, tantissime applicazioni. Sono più di 160.000 i brevetti registrati, originati dal programma Apollo, ad esempio, compresi i sistemi ad alta sensibilità per individuare fughe di gas tossici.

 

Un vero business. Ma torniamo a lei, cos’è il Center for Near Space?

Il Center for Near Space è il primo centro di competenza dell’associazione no-profit Italian Institute for the Future. Mi piace definire il CNS, una finestra sul futuro. Il suo obiettivo si condensa in una serie di punti programmatici: primo tra tutti è la voglia di contribuire alla diffusione della cultura spaziale tra le nuove generazioni colmando il gap oggettivamente esistente tra lo spazio ed il grande pubblico. In questo scopo si consolida l’opportunità di promuovere anche in Italia la nascita di una componente privata di investitori ed utilizzatori, capace di dar luogo all’astronautica civile, senza la quale lo spazio resterà limitato ai soli addetti ai lavori. In questo modo può essere alimentato anche l’interesse per incentivare il rientro di cervelli italiani.

 

Si tratta di obiettivi ambiziosi.

Certamente e sappiamo anche che non sono facili da realizzare. Consideriamo il grande interesse nell’avvicinare i cittadini allo spazio, da sempre fonte inesauribile di ispirazione e libertà di immaginazione. Stiamo guardando con particolare attenzione la stratosfera e le orbite basse, ovvero quelle quote attorno al globo terrestre comprese tra l’atmosfera e le fasce di van Allen, tra i 160 e 2.000 km. Un corpo che si muove in orbita bassa ha un periodo di rivoluzione di circa 90 minuti, quindi viaggia –grossomodo- a 27.400 km/h. Stimolare lo sviluppo del settore privato in questo ambito significa puntare fattivamente a quella parte dello spazio in cui per oltre 50 anni l’uomo ha operato maggiormente. Vogliamo cominciare ad usare con sistematicità e consuetudine ciò che definiamo il Quarto Ambiente.

 

Questa definizione ci è molto cara.

Sì. La coniò tanti anni fa Luigi Gerardo Napolitano, il nostro maestro. Fu quello che sulla strada tracciata da Umberto Nobile, mise in piedi una scuola a Napoli che rappresenta una bella fucina di ingegneri.

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