martedì, Agosto 3

Nelle tasche di EDF, i conti non tornano

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Per oltre quarant’anni, l’azienda Edf (Electricité de France) è stata il colosso mondiale dell’energia nucleare. Avendo dato il via fin dagli anni ’70 a una politica massiccia in favore della costruzioni di centrali atomiche, la Francia ha così goduto per anni non solo di energia a basso costo ma anche di un peso politico non indifferente grazie al suo ruolo di leader del settore. Ma, ultimamente, qualcosa è cambiato: progetti rinviati e sempre più costosi, società salvate dal fallimento solo per l’intervento dell’Eliseo, titolo in Borsa ai minimi storici e ora una crisi ai vertici dell’azienda che ha portato alle dimissioni del direttore finanziario, tra i manager pubblici più conosciuti del Paese.
Il colpo di grazia all’azienda è stato dato dalle dimissioni di Thomas Piquemal, numero due di Edf nonché uomo dei conti del gruppo transalpino. Piquemal si è schierato contro il Governo e contro la costruzione di due nuove centrali, che potrebbero costare fino a 22 miliardi di euro. Una spesa eccessiva secondo l’ex dirigente, soprattutto in un momento in cui Edf è impegnata nel salvataggio di Areva, la società che possiede i brevetti per la realizzazione delle centrali e da sempre fornisce la tecnologia ‘atomica’.

Il progetto ha ricevuto critiche non solo dal punto di vista dell’impatto ambientale, ma anche sotto il profilo strategico e tecnico. Il calo dei prezzi del petrolio e del gas di riflesso dell’energia elettrica in Europa ha compromesso le attività e le finanze dei maggiori gruppi del settore in Europa e Piquemal è del parere che EDF non possa permettersi uno sforzo economico di tale entità in questo momento di crisi.

La vicenda ha però risvolti non solo finanziari e tecnologici, ma anche di strategie geopolitiche. Il ‘colpo’ è stato avvertito anche nelle quotazioni del titolo, che nella gioranta di lunedì 7 marzo ha perso oltre sette punti percentuali, toccando un nuovo minimo storico.

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