lunedì, Luglio 26

Nelle carceri italiane, l’ ‘ordinaria’ emergenza Continuano le tragiche, definitive 'evasioni'. Il 33,4 per cento di detenuti è in attesa del primo processo

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Neppure un paio di righe, un “riempitivo” di fondo pagina. Muore, nell’ospedale di Belcolle a Viterbo, dopo una settimana di coma, un detenuto di 21; sette giorni fa il giovane aveva tentato di uccidersi. Doveva scontare, ancora, solo 40 giorni di pena, racconta il garante per i detenuti del Lazio Stefano Anastasia; si è impiccato un’ora dopo essere stato posto in isolamento.

E’ l’ennesima ‘evasione definitiva‘, come con macabro umorismo, nelle comunità penitenziarie, vengono chiamati i suicidi dei detenuti che in preda di insondabili disperazioni decidono di farla finita.

Prima di Viterbo, i casi di Poggioreale, a Napoli: un detenuto, una condanna in primo grado che avrebbe finito di scontare fra sei anni, piuttosto che attendere l’esito dell’appello, si è impiccato; episodio analogo, stesso carcere, qualche giorno prima.
Le cifre ufficiali sono inquietanti. Dal 1992 al 2017 i detenuti suicidi sono oltre 1300: in media uno la settimana; e sono solo quelli morti in carcere. Non sono compresi i detenuti trovati agonizzanti, e che muoiono in ospedale.

Uno dei sindacati della polizia penitenziaria, il Sappe, fornisce altre cifre che fanno pensare. Il solo primo semestre del 2018 registra 5.157 atti di autolesionismo in carcere, 24 suicidi, 585 tentati suicidi sventati dal personale di polizia penitenziaria.
Una situazione da codice rosso. Pensate: i sindacati della polizia penitenzia rivelano che tra il 2013 e il 2017 il mal di vivere, ha colpito anche 35 agenti; sintomo, commentano, di condizione di vita e di lavoro allo stremo delle possibilità.

Sono 58.759 i detenuti nelle carceri italiane, 672 in più negli ultimi cinque mesi. E’ il bilancio dell’Associazione Antigone che pubblica un aggiornamento sulle condizioni di detenzione nella prima metà dell’anno. Dai numeri emerge che ci sono 8.127 detenuti in più rispetto alla capienza regolamentare: al sovraffollamento, sottolinea Antigone, non si risponde con nuove costruzioni, ma «diversificando il sistema sanzionatorio e non puntando solo sul carcere quale unica pena». Il 33,4 per cento dei detenuti è in custodia cautelare. Di questi la metà, non ha avuto neanche un primo provvedimento di condanna. 21.807 i detenuti che devono scontare una pena inferiore ai 3 anni e che potrebbero, almeno in parte, beneficiare di una misura alternativa alla detenzione.

 Dal 2008 ad oggi, a fronte del raddoppio della presenza di stranieri in Italia (da 3 a 6 milioni tra regolari e irregolari), quelli detenuti sono calati da 21.562 a 19.868. «Non c’è un’emergenza stranieri» sostengono i curatori del rapporto, «e non c’è un’emergenza sicurezza connessa agli stranieri». Gli stranieri sono comunque il 33,8 per cento del totale dei detenuti e quelli non europei sono 13.490, il 22,9 per cento.
In numerose carceri si riscontrano carenze per adeguate condizioni di vita del detenuto. Nel 33 per cento, si legge nel rapporto, non funziona a norma il riscaldamento d’inverno e nel 26,7 per cento dei casi non vi è acqua calda in alcune celle. Nel 63,3 per cento delle carceri ci sono celle senza doccia, al contrario di quanto prevede la legge; nel 53,3 per cento vi sono celle in cui le finestre presentano schermature che riducono l’ingresso di aria luce naturale. Nel 75,9 per cento dei casi mancano luoghi di culto per i detenuti non cattolici, mentre “la radicalizzazione”, osserva Antigone, “si combatte riconoscendo i diritti religiosi”.

Della serie: “notizie” di cui nessuno parla. E’ in corso la raccolta di firme per otto propose di legge di iniziativa popolare. Occorre raccogliere, in sei mesi, almeno 50mila firme autenticate. Il Partito Radicale propone otto leggi che intendono essere altrettanti strumenti e proposte concrete per rendere più “giusta” la Giustizia italiana.

I titoli, in sintesi:

Modifica dell’articolo 79 della Costituzione in materia di concessione di amnistia e indulto. L’amnistia e l’indulto sono necessari per riportare l’Italia nella legalità della sua Costituzione e davanti all’Europa. Il quorum di 2/3 del Parlamento dal 1992 rende impossibili questi provvedimenti.

Revisione del sistema delle misure di prevenzione e delle informazioni interdittive antimafia di cui al D.lgs. n. 159 del 6 settembre 2011. Per impedire le infiltrazioni della criminalità organizzata nel sistema economico senza distruggerlo, per salvaguardare la continuità aziendale e i posti di lavoro, per prevenire il crimine senza distruggere le vite delle persone, per combattere la mafia senza minare i principi dello Stato di Diritto e i diritti umani fondamentali.

Abolizione della possibilità di assunzione di incarichi extragiudiziari da parte dei magistrati. Per impedire ai magistrati di assumere incarichi incompatibili con l’esercizio efficiente e imparziale delle loro funzioni principali e ordinarie, ovvero quello di amministrare la giustizia «in nome del popolo italiano».

Introduzione del sistema elettorale uninominale per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Elezione del parlamento italiano con il sistema elettorale uninominale secco come quello anglosassone: piccoli collegi per assicurare la relazione tra l’eletto e il territorio; chi prende più voti è eletto.

Disposizioni in materia di libertà e diritto di informazione e di servizio pubblico radiotelevisivo. Il servizio radiotelevisivo pubblico assicura il diritto alla conoscenza dei cittadini. Cancellazione del monopolio della Rai e sua messa all’asta con gare distinte nazionali e locali, anche per rilancio emittenza locale. Effettiva privatizzazione della RAI e abolizione della Commissione parlamentare di Vigilanza.

Revisione delle procedure di scioglimento dei Comuni per mafia previste dal T.U. delle leggi sull’ordinamento degli enti locali di cui al D.lgs. n.267/2000.
Per favorire una sana partecipazione popolare alla vita amministrativa delle comunità quale unico antidoto al controllo mafioso sui comuni, per sbarrare davvero le porte dei nostri comuni alle mafie, per una efficace politica antimafia.
Riforma del sistema di ergastolo ostativo, del regime del 4 bis e abolizione dell’isolamento diurno. Come diceva Leonardo Sciascia, la mafia non si combatte con la terribilità delle pene, ma con il diritto. E l’art. 27 della nostra Costituzione afferma che la pena non può essere contraria al senso di umanità e deve tendere alla rieducazione del condannato.

Riforma del sistema elettorale per l’elezione dei membri italiani al Parlamento europeo. Elezione del Parlamento europeo con un collegio unico nazionale con sistema proporzionale puro per garantire la rappresentanza di tutte le forze politiche e un dibattito nazionale sulle istituzioni e europee.

Si può firmare nei tavoli allestiti dal Partito Radicale o presso le segreterie comunali.

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