martedì, Agosto 3

Nella scelta degli pneumatici l’etichetta europea non basta Serve un organismo di controllo terzo e indipendente che certifichi quanto i produttori dichiarano

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Il nuovo tipo di etichetta europea ideata per i consumatori e finalizzata a garantire un risparmio in termini di benzina, non si sta rivelando un parametro molto attendibile. Molte sono le problematiche ancora da risolvere, più che altro riguardanti la mancanza, attualmente, di un organismo di controllo indipendente che possa monitorare le informazioni riportate dalle case produttrici.

L’esigenza di creare una sorta di lista per la classificazione degli pneumatici è sorta perchè si è visto come una serie di fattori accessori in una macchina possano influire notevolmente sul consumo globale di benzina. Il tipo di pneumatici e il loro stato manutentivo rientrano in questi parametri.
E’ stato calcolato che un’autovettura che viaggia con pneumatici logorati, non a pressione o con alta resistenza al rotolamento possono provocare un incremento del consumo in termini di carburante compreso tra il 10 e il 20% in più. A tal fine, la scelta di una buona marca e la costanza nella manutenzione può essere una valida alternativa per mantenere costanti i propri consumi. Per aiutare gli automobilisti in tal senso, quindi, da circa due anni è stata introdotta l’ etichetta europea, un sistema di monitoraggio in cui vengono ogni casa produttrice riporta alcuni dati circa le prestazioni degli pneumatici. La sua consultazione, quindi, può essere d’aiuto per una scelta consapevole.

 

Prestazioni riportate

In genere, i valori indicati sulle etichette europee riguardano, come prima indicazione, la classificazione di risparmio sul carburante, che è compresa tra A e G e vengono indicati con una variazione cromatica che oscilla dal verde (A), al giallo e al rosso (G). La fascia verde è la più conveniente, in quanto potrebbe portare a un risparmio di circa 6 litri di carburante ogni 1000 chilometri.

L’aderenza sul bagnato è il secondo parametro indicato nell’etichetta e si riferisce al tempo di frenata dell’autoveicolo su un suolo bagnato. Anche in questo caso, la scala di valori è indicata da lettere comprese dalla A (migliore aderenza) alla F (peggiore aderenza). L’importanza di questo parametro è fondamentale in termini di sicurezza del conducente in caso di guida con avverse condizioni meteo.

Le emissioni esterne di rumorosità rappresentano un ulteriore parametro di classificazione riportato e vengono rappresentate da onde nere che si propagano da una ruota: maggiore è il numero delle onde, meno silenzioso sarà lo pneumatico. I valori riscontrati, in genere, sono misurati in decibel e rapportati in scala logaritmica. Quest’ultimo valore è particolarmente importante in termini di inquinamento acustico come fonte di stress, soprattutto nei grandi centri abitati, dove la portata delle macchine circolanti è alta. Se tutte le autovetture avessero un indice di rumorosità minimo, la soglia di stress globale scenderebbe di molto.

 

Il caso: è stata un’iniziativa di successo?

Dopo un’anno circa dall’uscita della normativa riguardante la lettura dell’etichetta europea, sono cominciate le prime analisi statistiche per capirne l’andamento. Ciò che è emerso è che, effettivamente, la sua presenza risultava importante per il consumatore ma il valore dato cambiava molto a seconda del Paese considerato. Infatti, anche se la maggior parte di essi erano a conoscenza della legislatura che ne era alla base, solo per alcuni rappresentava un importante parametro di consultazione all’atto dell’acquisto. I valori a cui più veniva data importanza era la resistenza al rotolamento (il cui valore deve essere basso per poter portare a un risparmio), mentre l’aderenza al bagnato era il secondo parametro. La rumorosità non veniva praticamente considerata. In realtà, è emerso un quadro complessivo abbastanza limitato, in quanto, secondo il pubblico, l’etichetta è incompleta: sarebbe stato preferibile riportare anche altre indicazioni, come per esempio, la resa chilometrica dello pneumatico su strada.

E’ stato interessante anche notare come cambiassero le risposte degli interessati in funzione del luogo di appartenenza: gli inglesi hanno dichiarato di non utilizzare affatto l’etichetta come parametro per la propria scelta; risposta diametralmente opposta a quella rilasciata, per esempio, dai cittadini francesi. A livello nazionale, gli italiani hanno mostrato di darle la giusta importanza, dichiarando il costo chilometrico come parametro maggiormente considerato.

Fatto sta che, attualmente, si pone un problema diverso, che riguarda la veridicità delle informazioni riportate dalle case produttrici sull’etichetta europea. Infatti, sono stati effettuati in Germania, dall’Osservatorio per i Consumatori unitamente con l’Automobil Club Tedesco, una serie di appositi test sul bagnato, condotti con pneumatici sia appartenenti ai marchi più noti che meno conosciuti.
Tali test hanno messo in luce una serie di discrepanze notevoli tra quanto constatato a livello pratico e quanto dichiarato ufficialmente. I risultati discordanti, a onor di cronaca, riguardavano principalmente le aziende più piccole, ma ciò non toglie che un accadimento del genere inficia un’operazione globale studiata per fornire vantaggi ai consumatori, non ai produttori.

Il problema fondamentale, quindi, è che queste etichette europee, così come sono state formulate, consistono in autocertificazioni che ogni casa produttrice di pneumatici rilascia. Di conseguenza, in mancanza di un organismo di controllo terzo e indipendente, ognuna può scrivere con buona approssimazione i valori più convenienti.

 

Possibili soluzioni

Se da un lato, quindi, è encomiabile la volontà di regolamentare a livello legislativo la scelta dei parametri da considerare per gli pneumatici è, al tempo stesso, fondamentale sensibilizzare il consumatore verso una scelta consapevole, in primo luogo per garantire la propria sicurezza e poi per offrirgli anche un risparmio tangibile.
A tal fine, però, sia la Commissione Europea che la Comunità Europea, hanno necessità di predisporre appositi enti che controllino le informazioni rilasciate, dotati dell’autorità di rilasciare sanzioni se dovessero scoprire il falso. Un progetto del genere è stato già richiesto in via ufficiale dalle principali aziende leader su mercato. In questo modo si darebbe il giusto valore all’investimento fatto sull’etichetta europea, incentivando ulteriormente il consumatore a prendere sul serio la sua consultazione.

 

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