sabato, Aprile 17

Nella Moschea di Firenze si prega in italiano field_506ffbaa4a8d4

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Il “ Patto di cittadinanza” stipulato nel febbraio scorso davanti alla Costituzione italiana,  fra il Sindaco Dario Nardella  e l’Iman di Firenze, Izzedin Elzir,  che è anche  presidente dell’Ucoii, l’unione nazionale delle comunità islamiche, sta dando i suoi frutti. Il primo è stato, subito all’indomani della stipula di questo accordo, quello di tradurre in italiano il sermone nella preghiera del venerdì. L’altro, altrettanto importante, riguarda il percorso comune da fare verso la realizzazione della nuova Moschea. A tradurre il  primo sermone è stato lo stesso Izzedin Elzir, in una moschea affollatissima: “Non è la prima moschea in cui si parla italiano, però quello che è stato firmato in Palazzo Vecchio è il primo ‘patto di cittadinanza’ fra un Sindaco e il rappresentante della comunità islamica“  mi dice Izzedin Elzir “un patto di grande significato, che riguarda la civile convivenza e la costruzione di un rapporto per una migliore conoscenza reciproca e collaborazione su vari temi .Quanto all’uso della lingua italiana durante i sermoni dell’Iman nella Moschea, questa risponde non soltanto ad una necessità di  trasparenza di ciò che viene detto, ma anche ad una nostra stessa esigenza, per farci capire  dai tanti fedeli, direi più della metà,  che non sono arabi, ma  albanesi, filippini, italiani stessi. Per loro, la cerimonia nella nostra lingua sarebbe come ….parlare in arabo!”. 

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L’Iman si permette anche simili battute. Del resto, Izzedin Elzir, di origine palestinese (è  nativo di Hebron) , è arrivato a Firenze da studente  25 anni anni fa, è sposato e padre di tre figli. Parla perfettamente  italiano  conosce e apprezza la nostra cultura. Non è solo il capo religioso della comunità islamica della provincia di Firenze ma anche il presidente dell’Unione delle Comunità Islamiche in Italia (UCOII) alla quale aderiscono,  non meno di 150 centri su un totale di circa 200 centri sparsi nel nostro Paese. ‘E’ il mio secondo mandato questo, che dura 4 anni e che scade fra due’  e che lo porta in giuro per tutta Italia. Izzedin gode  infatti di  grande prestigio  tra i membri della sua comunità e  prezioso è il suo contributo allo sviluppo del dialogo  tra le diverse comunità religiose, le istituzioni, la città  ed il Paese nel quale  ha scelto di vivere. Anche per il Sindaco di Firenze questo ‘patto di solidarietà’  è un ‘atto significativo,  il primo del suo genere siglato in Italia: “Un patto  importante perché la tolleranza e il  mero rispetto delle leggi, non bastano. Con questa intesa ribadiamo di sentirci cittadini a tutti gli effetti, in base al principio del condividere i valori della nostra Costituzione e di vivere e attuare il principio delle liberta’ religiose, con i diritti e doveri previsti”.  Lo stesso Iman ribadisce che la firma del patto rappresenta: “Unatto di responsabilita’ di fronte alla situazione che viviamo: non per dimostrare che siamo buoni, ma perche’ crediamo veramente di essere cittadini di questo Paese. Vogliamo tranquillizzare i nostri concittadini,  abbiamo esigenza di parlare l’italiano: qui c’e’ la nostra lingua, la nostra cultura, la nostra Carta”.

L’intesa dunque è il punto di arrivo di un lungo percorso e di partecipazione  prima minima poi sempre  più crescente di cittadini di fede islamica  alle manifestazioni  e alle iniziative  (incontri, dibattiti pubblici e istituzionali)  che si sono tenute a seguito  dei tragici attentati di Parigi e di Bruxelles e nel mondo,  per isolare e combattere il terrorismo e cercare di comprenderne la natura e le cause. Per estirparle. Tra gli impegni presi con questo ‘patto di cittadinanza’ c’è anche  l’apertura di un tavolo permanente sui luoghi di culto,  la nomina cioè di una commissione paritetica  fra i rappresentanti  della città e della comunità islamica per  la soluzione  di un problema particolarmente sentito, quanto delicato: quello della nuova moschea, poiché quella ricavata da un garage in Borgo Allegri, nel centro della città, nel quartiere di S.Croce, è assolutamente inadeguata ad ospitare i tanti fedeli  che l’affollano e  parte dei  quali sono costretti, per mancanza di spazio, a seguire il rito religioso sul marciapiede, con grave disagio per tutti. La presenza di questa sala di culto nel cuore della città non è vista di buon’occhio dalla cittadinanza, che non sopporta l’invasione di Borgo Allegri, una delle strade più popolari della città e delle viuzze adiacenti di fedeli che srotolano i loro tappeti per pregare o apparecchiano  sui cofani delle auto in sosta, bloccando il passaggio dei pedoni.  Ciò provoca un vulnus alla dignità e suscita la reazione dei residenti che, in 250 hanno firmato una lettera-esposto indirizzata al Questore ed al Prefetto. Altri segnalano la presenza di ‘moschee’ abusive nei retrobottega di alcuni negozi nel centro. Del resto, gli stessi fedeli si sentono sacrificati in un luogo angusto, non più in grado di contenerli.  Occorre pertanto un nuovo luogo di culto in grado di contenere tutti i fedeli, che intendono partecipare al rito religioso. Attualmente due sono le cerimonie del venerdì  mattina, con la presenza di 500 persone ciascuna. Ma talvolta i fedeli che si ammassano nella sala di culto sono assai di più. Del resto la comunità islamica nella provincia di Firenze è composta da circa 30 mila persone, sei-settemila nel capoluogo. Quello della Moschea appare dunque come il problema pratico più urgente da risolvere per una civile convivenza.

La prospettiva è quella della costruzione di una Moschea di dimensioni adeguate comprendente anche il minareto. Da anni se ne parla. Ora dopo il ‘patto di cittadinanza’ dell’8 febbraio scorso, la questione sembra essersi incanalata sui giusti binari. A tal proposito era stato presentato anche un Progetto di Moschea  che aveva suscitato reazioni negative nell’opinione pubblica, sia per le sue dimensioni che per la difficoltà di inserimento  in un tessuto urbano cittadino ormai saturo. “ Sì alla Moschea ma non qui”, sembra essere il discorso che talvolta  sente dire  in giro. E’ chiaro che il progetto architettonico deve  bene inserirsi senza provocare traumi eccessivi anche dal punto di vista estetico.  Dato che non  appare compatibile un minareto col delicato equilibrio architettonico del centro, né una moschea di vaste dimensioni,  la ricerca si sta orientando verso alcune aree della periferia.

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