venerdì, Aprile 16

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 A general view showing damages after what activists said was an airstrike with explosive barrels from forces loyal to President al-Assad in Al-Shaar area in Aleppo

La Siria e l’Iraq nella morsa di al Qaeda. Dopo il week end di sangue che ha portato alla riconquista di Falluja dei fondamentalisti dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isis), anche la vicina Siria è colpita da pesanti attacchi qaedisti.
Nella notte, una cinquantina di prigionieri sono stati giustiziati nell’ex ospedale oftalmologico della metropoli di Aleppo, da parte di miliziani dell’Isis, ora sotto il fuoco degli insorti locali, loro ex alleati nella guerra civile.
Il «vergognoso massacro», denunciato dagli attivisti siriani, è avvenuto nel quartiere orientale di Qadi Askar, dove da tempo era stata allestita una prigione di al Qaida. Tra gli uccisi figurerebbero anche dei medici che lavoravano negli ospedali da campo della regione di Aleppo.
Il far west sempre più incontrollabile in Medio Oriente spaventa la comunità internazionale, pronta a misure d’intervento. Per il 13 gennaio, l’agenzia russa ‘Interfax’ ha annunciato un incontro, a Parigi, tra il Ministro degli Esteri di Mosca Serghiei Lavrov e il Segretario di Stato americano John Kerry, in vista della Conferenza internazionale di pace per la Siria di Ginevra 2, in Svizzera.
I miliziani qaedisti sono in ritiro dalla città orientale siriana di Dayr az Zor, nella regione al confine con la provincia irachena di al Anbar, teatro di cruenti scontri tra forze governative di Baghdad e insorti sostenuti da qaidisti. A Idlib, altro centro siriano sotto attacco dell’Isis con Aleppo e Raqqa, oltre trenta islamisti sarebbero morti nei combattimenti con ribelli locali.

Gli attivisti dell’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus) precisano che non tutti i guerriglieri uccisi dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isis) sono di nazionalità siriana, a conferma dell’alto tasso di infiltrazione nel Paese di combattenti stranieri.
Aspre battaglie, sono in corso anche nel Nord Est tra ribelli del gruppo islamico Ahrar ash Sham e dell’Esercito libero siriano, contro le Brigate di difesa curda (Ypg).
I numeri delle vittime del conflitto crescono esponenzialmente, di settimana in settimana e senza controlli, tanto che l’Alto Commissariato dell’Onu per i Diritti Umani (Ohchr) ha annunciato di aver rinunciato ad aggiornare i numero, dai 100 mila del luglio scorso, per «l’impossibilità di verificare direttamente le fonti».
Solo nella regione di Aleppo, l’Ondus stima quasi 600 morti (225 tra bambini e donne) in tre settimane di bombardamenti aerei condotti del regime, con barili-bomba sganciati da elicotteri.
Un primo carico di armi chimiche siriane, intanto, ha lasciato il porto di Latakia a bordo di una nave danese. L’Italia ha messo a disposizione un porto per trasbordare il materiale su un’imbarcazionbe Usa, che distruggerà le sostanze in acque internazionali.
In questo far west rischia di ripiombare l’Iraq. Per frenare l’avanzata qaedista, in giornata l’aviazione regolare ha bombardato Ramadi, nella regione occidentale di al Anbar, una delle due città sotto il controllo parziale degli insorti sunniti sostenuti da miliziani islamisti.
Nell’operazione sarebbero rimasti uccisi 25 ribelli, fonti mediche comunque hanno anche riferito di civili, (almeno quattro) morti a causa dei raid notturni. Il Ministro italiano Emma Bonino ha espresso «solidarietà dell’Italia al Governo iracheno, impegnato in queste ore nella gestione della grave crisi di sicurezza che investe in primo luogo la popolazione civile».

Il clima di paura per gli attentati cresce anche in Russia, per le Olimpiadi invernali di Sochi.
A un mese dall’inaugurazione, il 7 febbraio 2013, dei Giochi, il Cremlino ha fatto scattare le annunciate misure di massima sicurezza: quasi 40 mila, tra poliziotti e soldati dispiegati nell’area blindata, a circolazione strettamente limitata, con sorveglianza satellitare, droni e missili di difesa anti aerea Pantsir-S, di ultima generazione, pronti a essere lanciati.
Dopo le 34 vittime degli attacchi di fine anno a Volgograd il sedicente emiro islamista del Caucaso del Nord Doku Umarov ha minacciato di colpire le olimpiadi. Il Presidente Vladimir Putin ha festeggiato il Natale (per la Chiesa ortodossa il 7 gennaio), in preghiera nella chiesa vicino al Parco olimpico blindato.
Presto i russi discuteranno in Francia con gli americani di come intervenire per raffreddare i focolai qaedisti in Siria e Iraq, pericolosi anche per la Russia e l’Europa: un contributo sostanziale potrà darlo l’Iran che, pur non figurando nella lista iniziale degli invitati alla Conferenza di pace in Svizzera del 22 gennaio prossimo, secondo le indiscrezioni del ‘New York Times’, sarebbe l’interlocutore privilegiato della Casa Bianca per arginare al Qaeda in Medio Oriente.
A Parigi, tuttavia, prima che con la politica internazionale il Presidente François Hollande è alle prese con la gestione del sequestro dei dirigenti della multinazionale Goodyear ad Amiens, da parte di un gruppo di operai.

Rinchiusi dal 6 gennaio nello stabilimento nel nord della Francia, i due manager sono stati rilasciati nel pomeriggio, dopo che i rappresentanti sindacali della Cgt (sigla maggioritaria nella fabbrica), hanno invitato la polizia di «andare a prenderli».
Ma la crisi non è rientrata: ceduti gli ostaggi, l’occupazione di un centinaio di dipendenti dello stabilimento prosegue, in attesa di una «riunione con i vertici aziendali», per trattare sul futuro dei dipendenti. Goodyear Francia ha aperto, a patto che i sequestrati fossero liberati: in ballo ci sono la ricollocazione e le buonuscite dei quasi 1.200 lavoratori del sito, chiuso a partire dalle prossime settimane.
Oltralpe, tiene banco anche il bando al tour del comico francese Dieudonné M’bala M’bala, diffidato dalle esibizioni dal Governo, per il tenore antisemita dei suoi sketch. Hollande ha invitato i prefetti a essere «vigili e inflessibili» nell’applicare la circolare. Marine Le Pen, leader del Fronte nazionale dell’ultradestra, ha ribattuto: «Non si può stravolgere la legge per fermare questo signore. La gente ha ben altro in testa. In strada mi parla di disoccupazione, scuola, crisi economica,fabbriche che chiudono».

Sull’Atlantico, non si placa l’ondata di maltempo. Il gelo che attanaglia il nord-est degli Usa ha fatto 15 morti. In Illinois, 500 passeggeri sono rimasti intrappolati, nella notte, su un treno ad alta velocità, mentre le temperature scendevano 20 gradi sotto lo zero. Altre 300 persone sono state evacuate in Michigan da un convoglio diretto a Chicago, dove si registrano -35 gradi.
Circa 6 mila voli sono stati cancellati in due giorni e nello Stato di New York vige lo stato di emergenza in 14 contee. Tra il Minnesota e Canada è stato toccato il record di 45 gradi sotto lo zero. Ma anche sull’altro lato dell’oceano, in Gran Bretagna lo stato d’allerta resta ai massimi livelli, per le piogge violente e le mareggiate con onde alte diversi metri.
All’emergenza meteo, in Gran Bretagna si è aggiunto l’allarme terrorismo, dopo che, per la segnalazione di un pacco sospetto, è stato evacuato l’aeroporto di Edimburgo.

In Italia, infine, la Farnesina lavora per far rientrare i 24 connazionali bloccati dal 2 gennaio nella Striscia di Gaza, per la chiusura delle autorità del valico di Rafah.
Il gruppo di volontari di ‘Per non dimenticare… il diritto al ritorno’, aveva portato aiuti all’ospedale palestinese di Al Awda ed era diretto al Cairo, per il volo di rientro. Hamas ha annunciato la riapertura eccezionale, tra l’8 e il 9 gennaio, del confine tra Egitto e Palestina e anche il Ministero degli Esteri italiano inviata alla tranquillità.
Intanto, l’inviato speciale del Governo per la crisi dei due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, Staffan de Mistura, è volato a New Delhi, alla vigilia di una nuova udienza, fissata per domani nella capitale indiana.

 

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