lunedì, Maggio 17

Nel PD continua il gioco al massacro, con Lotti indifendibile I renziani all’attacco di uno Zingaretti cauto che reagisce blando e poco incisivo

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Andrebbe ricordato più spesso il detto latino «quod peius malum velle defendere». Andrebbe ricordata a Maria Elena Boschi, inossidabile renziana, che al convegno organizzato dal collega Roberto Giachetti ad Assisi, si spende diffusamente e generosamente a favore di Luca Lotti, malamente impigliato nell’‘affaire’ che scuote come non mai il Consiglio Superiore della Magistratura.

L’intervento di Boschi segue di qualche giorno quello spericolato di Matteo Renzi, che al meeting organizzato a Bologna dal quotidiano ‘La Repubblica’ in sostanza ha sostenuto di non veder nulla di particolarmente censurabile nel fatto che Lotti si sia interessato di nomine ai vertici apicali di importanti procure della Repubblica: perchè così fan tutti, e tutti hanno sempre fatto.

Non è così semplice. Si può detestare quanto si vuole il ‘metodo Trojan’; non c’è dubbio che questa pesca a strascico delle intercettazioni è qualcosa da brivido. Un programma che trasforma il telefono cellulare di un qualsiasi cittadino in microspia, e consente di intercettare tutte le persone che conversano con un intercettato è qualcosa da Grande Fratello, tipico di uno Stato totalitario; poco importa che il fine sia nobile e giusto. E’ un metodo inaccettabile. Punto.

Chiarito tutto ciò, non è che il casoLotti, con ilsupplementoCosimo Ferri, per questo diventino accettabili. Anche loro sono censurabili. Irrilevanti, probabilmente, sotto il profilo penale i loro comportamenti. Detestabili sotto il profilo del comportamento etico.

Lotti risulta (a torto o a ragilone che sia) indagato dalla procura della Repubblica di Roma. E’ ‘normale’ che treschi (legittimato da chi?) di nascosto, per la nomina del procuratore capo di Roma, assieme a personaggi che ambiscono a ruoli apicali per la stessa procura, e con chi deve nominare questi vertici? E’ normale che treschi per la nomina di un procuratore capo di quella procura che lo vede indagato, e lo faccia per poter beneficiare di un occhio di riguardo per quel che riguarda l’inchiesta che lo vede coinvolto? E’ normale che treschi anche per la nomina di capo di quella procura che ha il compito di vigilare sul comportamento della procura che lo vede imputato? Queste sono le domande.
Accompagnate da una terza: è normale, nell’ambito di queste tresche, che si millanti un intervento del Quirinale che non c’è stato, e si arrivi a minacciare ‘segnali’ al vice-presidente del CSM che evidentemente non intende aderire a qualche cosa che da lui si vuole e ci si attende? Quirinale che -per inciso- non ha mancato di rendere palese la sua sorda irritazione per essere tirato in ballo del tutto arbitrariamente.

I renziani colgono l’occasione per accendere una fiera polemica con il segretario del PD Nicola Zingaretti. Quest’ultimo reagisce in modo che un po’ tutti valutano blando e poco incisivo, preoccupato di salvare una capra indifendibile e un cavolo immangiabile…

La maggioranza gongola: tensioni, contraddizioni, lacune, incapacità di svolgere un ruolo incisivo in Europa e di governare la crisi economica, passano in secondo piano.
Il PD rivela limiti e carenze strutturali: con i renziani in piena offensiva, un Ettore Rosato che spara alzo zero, denunciando una gestione autocratica del partito; Zingaretti è nell’occhio del ciclone, pressato da un Carlo Calenda che annuncia via twitter: «Che palle!», e si vergogna di aver raccolto e cercato voti per un partito litigioso, incapace di fare ed essere opposizione; un PD dilaniato da polemiche in codice che oppongono Luigi Zanda a Lotti; una segreteria che i renziani accusano d’essere troppo zingarettiana (e cos’altro devono essere gli stretti collaboratori di Zingaretti?).
Per il PD l’ennesimo, dilaniante, gioco al massacro. Per il Paese e gli elettori uno spettacolo avvilente, offerto da chi vorrebbe essere alternativa valida all’esistente, e non riesce a governare neppure il cortile di casa propria…

Non bisogna fare grandi sforzi per capire perchè più della metà degli elettori rinuncia al voto.

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